Pensioni minime, cambiano i limiti

11/12/2002

ItaliaOggi (Lavoro e Previdenza)
Numero
293, pag. 32 del 11/12/2002
Gigi Leonardi



I nuovi parametri determinati in base all’aumento dei trattamenti per effetto della perequazione.

Pensioni minime, cambiano i limiti

Reddito personale inferiore a 10.455 euro per l’integrazione

Con l’anno nuovo cambiano anche i parametri di reddito per beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo di pensione. I limiti reddituali che danno più o meno titolo all’integrazione variano infatti con il variare dell’importo mensile del minimo.

L’integrazione. Il conteggio della pensione retributiva (la cosiddetta contributiva non prevede integrazioni di sorta) viene effettuato sulla base di due elementi: il numero degli anni di contributi e la cosiddetta retribuzione pensionabile, ossia la media degli stipendi percepiti nell’ultimo periodo di lavoro. La misura del trattamento risulta pari a un 2% della retribuzione pensionabile, per ogni anno di contributi. Quando l’importo, calcolato sulla base della contribuzione effettivamente versata, risulta inferiore a una certa cifra (il minimo stabilito dalla legge), si procede alla cosiddetta integrazione, che rappresenta quindi la differenza, che va a carico dello stato, tra la quota effettivamente maturata e la soglia minima stabilita. Dopo la riforma Amato del 1992 (dlgs n. 503/92), con le correzioni apportate dalla riforma Dini (legge n. 335/95), le condizioni richieste affinché scatti l’integrazione sono due: il richiedente la pensione che non deve avere altri redditi Irpef di importo superiore al doppio del minimo e il reddito complessivo della coppia (pensionato e relativo coniuge) che non deve superare l’importo annuo di quattro volte il minimo. Il limite è stato eccezionalmente elevato a cinque volte, per il solo anno 1994, dalla legge finanziaria 1994 (n. 537/93).

Limiti 2003. Per l’anno 2003, sulla base dei dati provvisori che attribuiscono il minimo a 402,12 euro mensili (si veda ItaliaOggi di sabato), la situazione si presenta nel modo seguente:

- limite di reddito personale che esclude l’integrazione: 10.455,12 euro;

- limite di reddito cumulato (della coppia) che esclude l’integrazione: 20.910,24 euro;

- limite di reddito personale che consente l’integrazione totale: 5.227,56 euro;

- limite di reddito cumulato che consente l’integrazione totale: 15.682,68 euro;

- limite di reddito personale che consente l’integrazione totale o parziale, a seconda dell’importo a calcolo della pensione: da 5.227,57 a 10.455,12 euro;

- limite di reddito cumulato che consente l’integrazione totale o parziale, a seconda dell’importo a calcolo della pensione: da 15.682,69 a 20.910,24 euro.

Nel caso in cui deve essere preso in considerazione anche il reddito del coniuge, il limite di reddito personale e il limite di reddito cumulato operano congiuntamente; pertanto, l’integrazione al minimo non può essere comunque riconosciuta ove l’importo del reddito personale, ovvero l’importo del reddito cumulato, sia superiore al limite di legge. Stesso discorso nel caso di possesso di redditi personali e di redditi cumulati di ammontare inferiore ai limiti stabiliti: l’integrazione viene riconosciuta nella minor misura risultante tra il limite di reddito personale e l’importo del reddito personale e tra il limite di reddito cumulato e l’importo del reddito cumulato. Un esempio per capire meglio. Si ipotizzi un soggetto che abbia maturato una pensione effettiva di 155 euro con reddito personale di 7.750 euro, il cui coniuge risulta titolare di un reddito di 10 mila euro. Il reddito cumulato è dunque di 17.750 euro (7.750 più 10 mila). La differenza tra il limite di reddito (20.910,24) e il reddito cumulato (17.750) è pari a 3.160,24 euro. In questo caso l’integrazione parziale viene riconosciuta nella misura di 2.705,12 euro (208,08 euro al mese), minore misura risultante tra il limite di reddito personale e l’importo del reddito personale (10.455,12 – 7.750,00=2.705,12) e tra il limite di reddito cumulato e l’importo del reddito cumulato (20.910,24 – 17.750,00=3.160,24). L’ammontare della pensione parzialmente integrata al minimo risulterà pari a 363,08 euro (155,00 più 208,08) al mese.

Quale reddito. Il reddito preso in considerazione ai fini del diritto all’integrazione al minimo è quello assoggettabile all’Irpef. Dal computo sono esclusi:

- il reddito della casa di abitazione;

- i trattamenti di fine rapporto comunque denominati, ivi comprese le anticipazioni;

- le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata.

Non concorre inoltre alla sua formazione l’importo della pensione da integrare al trattamento minimo.