Pensioni, Maroni vede politici e parti sociali

14/01/2003





Martedí 14 Gennaio 2003


Pensioni, Maroni vede politici e parti sociali

Il ministro: 15 giorni di consultazioni poi i nuovi incentivi – Lo sciopero separato Cgil condiziona i rapporti unitari


ROMA – Quindici giorni di consultazioni e, prima dell’inizio di febbraio, la formulazione dei correttivi alla delega pensioni. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha stilato la tabella di marcia che porterà alla definizione dei nuovi interventi sulla previdenza. L’obiettivo resta quello di puntare sui maxi-incentivi per favorire la permanenza al lavoro. Già oggi Maroni comincerà a incontrare informalmente alcuni membri della maggioranza. Poi toccherà alla parti sociali (probabilmente all’inizio della prossima settimana) e, infine, al presidente della commissione Lavoro della Camera e al relatore della delega. Intanto si spezza sul nascere il filo di una possibile posizione unitaria dei sindacati sulle pensioni. Luigi Angeletti con una lettera inviata (venerdì scorso) a Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta ha lanciato un appello all’unità sui temi del lavoro e della previdenza. Ma la decisione della Cgil di proclamare da sola per il 21 febbraio uno sciopero generale dell’industria ha subito bloccato il vertice tra i tre leader sindacali che si sarebbe dovuto tenere questa settimana. Ieri sera Pezzotta, che nei giorni scorsi aveva lasciato intendere di essere favorevole alla riunione, ha infatti fatto sapere che dopo la decisione della Cgil «di andare da sola a uno sciopero generale dell’industria, non ci sarà nessun incontro unitario». Anche sulla previdenza, dunque, si profila una divisione tra Cgil e Cisl e Uil. Ieri da Angeletti è arrivato un via libera alla proposta di Pezzotta si sbloccare la trattativa partendo dalla previdenza complementare attraverso l’azzeramento della tassazione sulla destinazione del Tfr a nuovi investimenti, l’introduzione di agevolazioni fiscali ad hoc sulle forme "complementari" e del taglio degli interessi bancari e del costo del lavoro in favore delle imprese. Epifani si è limitato a precisare di non essere pregiudizialmente contrario agli incentivi ma ripetendo che occorre «essere vigili perché a maggiore incentivazione non corrisponda un’azione di disincentivazione». E ha ribadito il no a decontribuzione e smobilizzo obbligatorio del Tfr. Ad affermare che una nuova riforma non serve è anche l’ex leader della Cgil, Sergio Cofferati. Critico con la proposta di Pezzotta, «che comunque non si sottrae al confronto», di partire dalla «coda» (la previdenza integrativa) è Giuliano Cazzola: occorre agire sui trattamenti anticipati. La tabella di marcia. Maroni stringe i tempi. L’obiettivo è di giungere a inizio febbraio, quando la delega pensioni approderà in Aula alla Camera, con l’emendamento del Governo pronto e possibilmente concordato con le parti sociali. Maroni punta ai super-incentivi rimandando al Parlamento la decisione sull’eventuale ricorso ai disincentivi e al contributivo per tutti i lavoratori. I correttivi allo studio. La proposta di Maroni si dovrebbe articolare su tre punti: nuovi incentivi per favorire la permanenza al lavoro; abolizione dell’assenso obbligatorio del "datore" per restare in attività; destinazione automatica di tutto il Tfr "maturando" alla previdenza integrativa con compensazioni per le imprese. Sarà confermata anche la decontribuzione graduale sui neo-assunti. Resta da scogliere il nodo del super-bonus da adottare: un taglio contributivo del 10% accompagnato da un pacchetto di agevolazioni fiscali oppure l’abbattimento completo dell’aliquota contributiva del 33% come proposto dal viceministro Mario Baldassarri (costo oscillante tra i 150 e i 250 milioni € per la permanenza di 25mila lavoratori). A esprimere forti perplessità sul super-bonus è il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Domenico Benedetti Valentini (An). La polemica tra i sindacati. «Avviare una riflessione ad inizio di anno nuovo sulle tante tematiche che saremo chiamati ad affrontare» (lavoro, tutela dei redditi, controllo dei prezzi e tariffe e Welfare, a cominciare dalla previdenza) e che richiedono «una forte impronta unitaria»: è l’appello rivolto ai leader di Cgil e Cisl da Angeletti. Che si è però subito scontrato con la scelta della Cgil di scioperare da sola nell’industria, come dimostra l’immediato stop di Pezzotta all’incontro unitario in calendario questa settimana.
MARCO ROGARI