Pensioni, Maroni prende tempo

27/10/2003



26 OTTOBRE 2003

 
 
Pagina 8 – Economia
 
 
Il ministro vuole aspettare ancora prima di presentare l´emendamento.
Contatti informali del governo con Cisl e Uil
Pensioni, Maroni prende tempo

Un piano dei sindacati. Manifestazione a Roma forse il 6 dicembre
          Iniziativa il 15 novembre a Reggio Calabria per il Sud Alemanno apre a Pezzotta: più confronto e meno decisionismo
          RICCARDO DE GENNARO

          ROMA – Pensioni, ventiquattr´ore dopo lo sciopero generale. Il ministro Maroni, che aveva ironizzato sullo «sciopero part time», prende tempo e rinvia ulteriormente la presentazione dell´emendamento alla delega previdenziale. «Lo trasmetterò alla discussione del Parlamento dopo lo sciopero», aveva detto Maroni un paio di settimane fa. Ora sembra non abbia fretta: lo terrà ancora nei cassetti della sua scrivania, forse anche per consentire una maggiore serenità nei contatti informali che il governo ha riavviato con Cisl e Uil.
          Non solo: mentre il ministro Alemanno ribadisce che «il governo è disponibile al dialogo», Cgil, Cisl e Uil cominciano a definire nel merito una «controproposta» sulle pensioni da presentare al governo, nel caso di «sospensione» del provvedimento di riforma. Se, da un lato, hanno già deciso le nuove iniziative unitarie, che verranno annunciate martedì prossimo, dall´altro lato, i tre sindacati sono al lavoro per elaborare le linee di una proposta di intervento sulle pensioni, che in ogni caso sarà «alta e altra rispetto a quella del governo» e coinvolgerà l´assetto dell´intero sistema del Welfare.
          I sindacati si apprestano ad annunciare quattro nuove iniziative di mobilitazione: una manifestazione nazionale a Reggio Calabria a sostegno dello sviluppo del Sud fissata per sabato 15 novembre; una grande manifestazione nazionale a Roma contro la riforma delle pensioni (analoga a quella del novembre ´94, dunque con più di un milione di persone in piazza) in programma presumibilmente il 6 dicembre; un´iniziativa di protesta della scuola; un nuovo sciopero generale, questa volta di otto ore, intorno alla metà di dicembre.
          Quanto alla proposta, i sindacati stanno pensando, in primo luogo, a un´armonizzazione dei contributi tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi: l´obiettivo è alzare i contributi sopra il 20% per le categorie che sono al di sotto di questa soglia (i parasubordinati, gli associati in partecipazione, ma soprattutto gli artigiani e i commercianti, che oggi versano la metà dei lavoratori dipendenti, ma hanno una pensione piena). Nel medio periodo si potrebbe arrivare a un´aliquota contributiva unica intorno al 27-28% (dopo il decollo della previdenza integrativa con i fondi pensione, l´aliquota dei lavoratori dipendenti potrebbe in futuro scendere dunque di 3-4 punti dall´attuale 32,7%). Il secondo punto della proposta riguarda la separazione tra previdenza e assistenza, che comporterebbe in media un alleggerimento di tre punti percentuali del peso del sistema previdenziale sul Pil. Un altro punto riguarda un meccanismo di garanzia di continuità contributiva per i lavoratori «discontinui».
          Un quarto punto della proposta è finalizzato a garantire la pensione integrativa anche ai dipendenti pubblici, ad esempio consentendo ai dipendenti pubblici di trasformare le buonuscite in Tfr per poi versarle in fondi pensione, gestiti eventualmente dall´Inpdap. I sindacati parlano anche di una loro proposta sugli incentivi a restare al lavoro dopo il raggiungimento dei requisiti per la pensione e di disponibilità a discutere di un´eventuale rimodulazione della combinazione tra i 57 anni di età e 35 anni di contributi per l´anzianità. Escludono, invece, la possibilità di un´estensione del sistema contributivo pro rata a tutti. Più in generale, i sindacati si oppongono all´obiettivo della riforma del governo di un risparmio di 12miliardi di euro all´anno, pari all´1 per cento del Pil, che gravi tutto sui pensionati.