Pensioni, Maroni frena sul ritiro sotto i 60 anni

03/03/2004

mercoledì 3 marzo 2004



Pensioni, Maroni frena sul ritiro sotto i 60 anni

«Vincoli europei» Ma oggi arriva l’emendamento della Lega per l’anzianità a 57 anni

      ROMA – Non si potrà scendere sotto un’età minima di pensionamento di 60 anni dal 2008. Lo ha detto ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, difendendo così l’ultima proposta di riforma della previdenza presentata dal governo proprio mentre il suo partito, la Lega, confermava che oggi presenterà in commissione Lavoro a Senato un sub-emendamento per reintrodurre la possibilità di ritirarsi dal lavoro a 57 anni. «Non credo, per i vincoli che abbiamo a livello europeo, che sia possibile togliere l’elevazione dell’età pensionabile», ha spiegato Maroni. E il collega delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno (An), è andato oltre, bocciando nel merito le nuove richieste della Lega. «I 57 anni di età con 35 anni di contributi non vanno bene perché poi i lavoratori andrebbero a percepire una pensione troppo bassa», sostiene Alemanno. Che però non chiude la porta ad altre modifiche della riforma: «Tutto quello che è compatibile con un risparmio previdenziale dello 0,7% del prodotto interno lordo (come prevede la proposta attuale) si può fare». L’insieme di queste posizioni dà il quadro di una partita non ancora chiusa. Del resto, sono annunciati per oggi un centinaio di sub-emendamenti, quasi tutti delle opposizioni. Il relatore di maggioranza, Carmelo Morra (Forza Italia) ha già depositato qualche proposta di correzione «ma su aspetti marginali, che non toccano l’impianto della riforma», assicura. L’Ulivo, che era stato sfidato da Maroni a presentare la sua proposta di riforma, interverrà invece con «un emendamento abrogativo» dell’aumento dell’età pensionabile. Lo ha detto Tiziano Treu (Margherita) al termine dell’incontro che c’è stato ieri tra lo stesso Ulivo e i sindacati.
      Le votazioni in commissione Lavoro cominceranno martedì prossimo, poi la riforma passerà all’aula del Senato e, se verrà approvata, tornerà alla Camera per il sì definitivo. Tremonti punta a chiudere la partita entro aprile. La Lega non ha fretta e subordina tutto al cammino della riforma costituzionale federalista. In tutta la maggioranza è presente il timore che un inasprimento delle pensioni approvato a ridosso delle elezioni europee e amministrative del 12 e 13 giugno potrebbe essere pagato con un calo di voti. Non a caso ieri lo stesso Maroni è intervenuto per smentire l’ipotesi di un aumento dei contributi a carico di artigiani e commercianti. Il ministro ha anche detto che sarà prorogato fino al 30 aprile il commissariamento di Inps, Inail, Inpdap e Ipsema, promettendo che entro quella data saranno nominati i consigli di amministrazione. Infine, Cgil, Cisl e Uil confermano: il 10 marzo verranno decisi nuovi scioperi contro la riforma.
Enrico Marro


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