Pensioni: Maroni e sindacati a braccetto

14/03/2005

    lunedì 14 marzo 2005

      (IM)PREVIDENZE LA MAGGIORANZA È DIVISA.

        di Luca Iezzi

          Pensioni: Maroni e sindacati a braccetto

            Si torna a parlare di previdenza. Schiacciata tra le la legge sul risparmio e il pacchetto-competitività, la riforma delle pensioni affronta lo scoglio dei decreti attuativi mercoledì, nell’ennesimo incontro tra il ministro del Welfare, Roberto Maroni, e le parti sociali.

            Vera e propria «tela di Penelope» che si trascina dall’inizio della legislatura la legge è stata parzialmente «disfatta» proprio da una norma contenuta nella riforma sul risparmio che prevede per la Covip (l’Autorithy di vigilanza sulla previdenza) solo il controllo sui fondi pensione veri e propri sottraendole quello sulle polizze assicurative individuali. Una distinzione che secondo i sindacati favorirebbe i piani individuali (e le compagnie assicurative) a danno dei fondi pensione e renderebbe i primi meno trasparenti e controllato.

            Anche Maroni su questo è d’accordo con i sindacati: «La soppressione della fondamentale funzione di vigilanza unitaria dell’intero sistema della previdenza complementare nonché della trasparenza dei fondi pensione della Covip, rappresenta un grave errore che deve presto essere corretto al Senato. Il risparmio previdenziale ha un profilo sociale particolarmente elevato, che lo distingue da altre forme di investimento finanziario e richiede sistemi di regolarizzazione, vigilanza e controllo specifici, per assicurare la sua natura speciale e le sue finalità sociali. Se non verrà garantito il ripristino delle norme abrogate, l’avvio della previdenza complementare previsto dalla delega sarà impossibile».

            Una dichiarazione rilasciata all’indomani della votazione alla camera del Ddl sul risparmio. Ma se la sintonia con i sindacati è totale, meno scontata quella all’interno del governo. Anzi la vera incognita dell’incontro sta nel fatto che il ministro possa garantire l’impegno dell’esecutivo a proporre nel passaggio al Senato della legge un emendamento che ristabilisca il vecchio regime. Tutto l’esito dell’incontro dipenderà da questo. Solo così la trattativa ha speranza di poter continuare e affrontare gli altri nodi.

            Se sufficientemente rassicurati sull’emendamento, le parti torneranno a discutere sulle distinzioni tra la previdenza collettiva (i fondi pensione chiusi e aperti) e quella individuale, chiarendo le caratteristiche tra il «secondo» e il «terzo» pilastro del sistema.

            E poi si dovrà affrontare anche il problema del metodo. I decreti attuativi sono stati divisi in due: un provvedimento sulle regole (quali sono le forme di previdenza complementare e il ruolo della Covip) e un secondo, che ancora deve essere presentato, sul silenzio assenso, le agevolazioni fiscali e le compensazioni per le imprese che devono rinunciare al Tfr come forma di autofinanziamento. Un percorso a tappe bocciato dai sindacati, che hanno chiesto di raggiungere un’intesa unica (anche mantenendo la distinzione in due decreti). Mentre sulle modalità di versamento del Tfr in caso di silenzio assenso del lavoratore, ribadiscono che vanno privilegiati gli accordi tra le parti.

            Difficoltà non insormontabili, ma il tempo non è infinito: il limite massimo è la piena approvazione entro luglio per permettere il pieno avvio dello spostamento del tfr ai fondi entro il 2006 (la legge prevede sei mesi prima che scatti l’automatismo del silenzio assenso).

            I fondi per compensare le imprese della perdita di questa fonte di finanziamento sono stati inseriti nel pacchetto competitività (20 milioni per il 2005, 200 per il 2006 e 530 per il 2007) licenziato la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri, ma anche qui c’è l’incognita della procedura parlamentare.

            Quindi ai sindacati si porrà il dilemma se favorire una rapida attuazione dei decreti «fidandosi» delle rassicurazioni di Maroni che la legge sul risparmio e il pacchetto competitività siano coerenti, nei tempi e nei contenuti, con il disegno della riforma previdenziale; oppure aspettare almeno il passaggio al senato della norma sulla Covip. Molto dipenderà quando il ministro del Welfare si mostrerà convincente e dal livello di scontro politico che si respira all’interno della maggioranza.