Pensioni, Maroni dice no al rinvio della delega

10/02/2004


10 Febbraio 2004

OGGI VERTICE DI MAGGIORANZA. SI CERCA UN COMPROMESSO PER ATTENUARE LA RIFORMA A PARTIRE DAL TFR
Pensioni, Maroni dice no al rinvio della delega
I sindacati: meglio parlarne nel 2005

Roberto Giovannini

ROMA
È previsto per oggi il vertice governo-maggioranza che dovrebbe mettere a punto un emendamento «unitario» alla delega previdenziale. Un appuntamento importante, perché un eventuale (e tutt’altro che scontato) via libera a una proposta della casa delle Libertà produrrebbe quel «cambio di marcia» nel confronto con i sindacati che finora non si è mai verificato. I parlamentari e i tecnici dei partiti della casa delle Libertà sono da tempo alle prese con un difficile rompicapo: «attenuare» la riforma, così come prevista dalla delega firmata da Roberto Maroni, senza annullare i risparmi previsti per le casse dello Stato. In queste settimane il ministro del Welfare ha trattato la sua riottosa maggioranza con lo stesso atteggiamento adoperato nei confronti dei sindacati: se volete – è stato il messaggio – potete tranquillamente emendare la riforma, purché otteniate gli stessi risparmi, e sempre agendo dopo il 2008. Compito molto arduo, a meno di agire anche sulle entrate (ad esempio, aumentando le aliquote dei lavoratori autonomi). La maggioranza, comunque, insiste: si deve in qualche modo andare incontro alle richieste dei sindacati. E in particolare An – che di fatto non riconosce la bozza di riforma varata dal governo – è disposta anche a presentare una proposta di emendamento che «non si impicchi» (questo è il termine adoperato) all’obiettivo di un risparmio pari allo 0,7% del Pil annuo.
Oggi, nel vertice in programma al ministero del Welfare (presenti i rappresentanti del centrodestra a Palazzo Madama e Montecitorio), si vedrà se una posizione comune della maggioranza e del governo verrà alla luce. Per adesso, le ipotesi prevedono il «sì» alle richieste dei sindacati di introdurre il principio del silenzio-assenso per il conferimento del Tfr ai fondi pensione, e di eliminare la decontribuzione per i neoassunti. Quanto al modo di rendere meno impervio lo «scalone» che imporrà dal 2008 per chi vuole andare in pensione di anzianità 65 anni di età o 40 di contribuzione, prevale ancora l’idea di introdurre una «quota» di età contributiva e anagrafica. Si pensa a «quota 96», ovvero 35 anni di contributi e 61 di età, 36 e 60, e così via. Sembra poi scontata la riduzione da quattro a due delle «finestre» per richiedere il pensionamento anticipato. Si tratterebbe, in pratica, di un rinvio di sei mesi per l’abbandono del lavoro.
Intanto, i sindacati confederali cercano di trovare una linea comune. Ieri mattina si sono incontrati i tre leader, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti: una riunione non programmata, che è servita anche a preparare l’agenda dell’incontro unitario delle segreterie delle tre organizzazioni, spostato a venerdì. Un appuntamento in cui si dovrebbe discutere di una eventuale strategia comune su più temi: a parte le pensioni e il welfare, i rapporti unitari, le regole della rappresentanza e le eventuali modifiche al sistema contrattuale. «È andata bene, abbiamo fatto passi in avanti», ha affermato al termine del vertice il leader cislino Savino Pezzotta: chi ha partecipato riferisce di un clima relativamente tranquillo, in una ricerca «delle cose che uniscono, rispetto a quelle che dividono». Uno sforzo motivato anche dalla volontà di evitare scontri su materie su cui da anni c’è divergenza, ma soprattutto – riferiscono le stesse fonti – dalla constatazione di un clima sociale e produttivo molto precario e preoccupante. In casa Cgil, comunque, si insiste nel giudicare necessaria – sulle pensioni, ma anche sui temi della crisi produttiva e dello sviluppo – un’azione «forte» di mobilitazione, che Cisl e Uil al momento non sembrano affatto intenzionate a concedere. Per adesso, l’unica iniziativa di un certo rilievo già programmata sarà una maximanifestazione nazionale (a Roma, il 3 aprile) organizzata dai sindacati dei pensionati, sul carovita e la non-autosufficienza. Sarà una cosa grossa, con circa mezzo milione di partecipanti.
E sulle pensioni, la strategia concordata dai tre leader sindacali è quella di chiedere un rinvio alla verifica in programma per il 2005 di ogni intervento. Una proposta a suo tempo lanciata da Pezzotta, che ieri ha fatto sua anche Guglielmo Epifani. «Basta parlare di pensioni – ha detto il leader Cgil – si rinvii tutto al 2005, come prevede la riforma Dini, e si rimettano al centro del confronto i temi dello sviluppo e dell’occupazione». Per Epifani, il governo «non fa nulla per frenare il declino verso cui si sta avviando l’Italia». Negativa, come previsto, la replica del ministro Maroni: «L’idea di rinviare le soluzioni dei problemi reali non è una soluzione. Un rinvio non risolve i problemi, anzi, li lascia e li aggrava».