Pensioni, Maroni convoca i sindacati

04/02/2004


MERCOLEDÌ 4 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 35 – Economia
 
 

Pensioni, Maroni convoca i sindacati
An: nessuna vera controproposta. La Cgil parla di sciopero generale

Il ministro li vedrà la prossima settimana. Il governo inserirà nella delega il silenzio-assenso sul Tfr nei fondi integrativi

          ROMA – L´ora X delle pensioni si avvicina. Mentre il ministro del Welfare, Roberto Maroni, assicura che la prossima settimana il governo convocherà i sindacati sulla nuova proposta del governo in virtù di alcuni emendamenti della maggioranza, il viceministro dell´Economia, Mario Baldassarri, corregge il tiro sull´annunciata proposta di Alemanno: «Non c´è una proposta di An sulle pensioni. An è parte del governo e dà un contributo alla riflessione». Parole che attutiscono lo scontro tra An e Lega e sembrano suggerire che una sintesi tra le posizioni e le diverse strategie delle forze di maggioranza sulle pensioni è quasi cosa fatta. Analoga la presa di posizione dei centristi: secondo il responsabile dell´Udc, Marco Follini, «la proposta del governo è un punto fermo, ma si può migliorare». Lo stesso Maroni ammette: «Nei prossimi giorni saremo in grado di tirare le conclusioni».
          Un momento di unità rispetto alle modifiche della delega previdenziale il governo l´ha comunque già raggiunto: l´esecutivo, ha dichiarato Maroni, darà «parere favorevole» all´emendamento, presentato dal relatore alla delega Carmelo Morra, sull´introduzione del "silenzio-assenso" da parte del lavoratore per il conferimento del Tfr nei fondi pensione. Cade, dunque, come chiedevano i sindacati, il requisito dell´obbligatorietà: i lavoratori potranno decidere se trasferire ai fondi pensione le quote del trattamento di fine rapporto nei fondi pensione, oppure mantenerli dove sono, cioè nei bilanci delle rispettive aziende, e incassarli una volta lasciato il lavoro. Al Senato sono attualmente in discussione 600 emendamenti, ma il governo, ha ribadito Maroni, non ne presenterà. È la maggioranza, infatti, a lavorare su proposte alternative riguardanti l´innalzamento dell´età pensionabile.
          Il punto fermo, per il governo, resta quello del risparmio. Eventuali modifiche alla delega – come la gradualità del passaggio da 35 a 40 anni del requisito contributivo per la pensione di anzianità a partire dal 2008, anziché l´innalzamento secco, o la sostituzione di questo con l´aumento della quota composta da età pensionabile e anzianità contributiva ora a 92 – dovranno essere compatibili con l´obiettivo di un risparmio sulla spesa previdenziale annua pari allo 0,7 per cento del Pil. Lo ha ribadito, ieri, Baldassarri, che in occasione di un incontro sulla proposta avanzata dalle Acli (estensione del sistema contributivo a tutti e innalzamento da 57 a 60 anni dell´età pensionabile per la pensione di anzianità senza toccare i 35 anni), si è schierato con l´ipotesi di chiusura di una finestra all´anno a fini dell´uscita verso la pensione di anzianità: «Questo comporterebbe un aumento di sei mesi dell´età pensionabile con un risparmio strutturale di 1,2 miliardi di euro all´anno».
          Sul fronte sindacale, intanto, i pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno deciso una manifestazione contro la riforma previdenziale, a difesa del potere d´acquisto e la tutela del sistema di welfare per i primi di aprile. Nel frattempo, la Cgil dice «no» anche a qualunque ipotesi di ritocco di quota 92 per la pensione di anzianità: «Deve scomparire l´obiettivo di un taglio della spesa pensionistica dello 0,7 per cento del Pil – dice Morena Piccinini – noi siamo contrari al principio della riduzione del danno attraverso una modifica di quota 92. Le pensioni vanno aumentate, non tagliate. Quanto alla gobba va previsto un fondo di riserva, alimentato ogni anno con i risparmi consentiti dalla Dini con il contributivo».
          (r.d.g.)