“Pensioni” Manutenzione o rivoluzione il costo è alto

05/01/2007
    venerdì 5 gennaio 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

    analisi

    Manutenzione
    o rivoluzione
    il costo è alto

      Risparmi e maggiori
      spese di tutte le misure
      che sono allo studio

      PAOLO BARONI

        ROMA
        Tra la riforma e la semplice «manutenzione», quando si tocca il tasto pensioni, la differenza in termini di soldi non è poi tanto grande. Basta scorrere il menù compilato da settembre a oggi da partiti, sindacati e governo, per vedere che se si vuole fare sul serio, se si vuole scalare questa specie di «piramide dei sogni», occorre mettere mano al portafogli.

        Oppure realizzare nuovi risparmi. Nell’ordine dei miliardi. Cosa che rende particolarmente difficile ogni intervento, facendo alzare la guardia il Tesoro e mettendo in allarme tutti i sindacati.

        Lo scalone d’oro
        Il superamento dello «scalone» introdotto dalla riforma Maroni rappresenta l’intervento più impegnativo che si appresta ad affrontare il governo. Si tratta infatti di una misura che, innalzando di colpo da 57 a 60 anni l’età per andare in pensione con 35 anni di contributi, fa risparmiare all’Inps un sacco di soldi: dai 3-400 milioni dal 2008 ai 4,7 miliardi del 2010 sino ai 9 del 2014.

        L’opzione scalino
        Tornare indietro, viste le cifre in gioco, è molto difficile. Però si può pensare di addolcire il salto. Secondo gli esperti dell’Inps innalzare di un anno l’età ogni 18 mesi farebbe perdere 67 milioni nel 2009, 782 nel 2010 e quasi 1,5 miliardi nel 2011.

        Aumentandola di un anno ogni due a regime (2012) si avrebbero invece minori risparmi nell’ordine dei 2 miliardi l’anno.

        Colpire le donne?
        L’ipotesi è già stata bocciata da tempo ma merita di essere segnalata perché innalzando gradualmente da 60 a 62 l’età delle pensioni di anzianità delle donne (61 anni dal 2008 e 62 dal 2014) si otterrebbero 488 milioni di risparmi nel 2008, 974 nel 2009, 963 nel 2012 e addirittura 2,18 miliardi nel 2015. Dopo un picco di 2,85 nel 2025, progressivamente però, come segnala l’esperto di previdenza Giuliano Cazzola sul sito «lavoce.info», questa misura (per effetto della maggiore età pensionabile nel calcolo contributivo) produrrebbe – si calcola – maggior costi nell’ordine dei 3-4 miliardi all’anno nel 2040-2050.

        Incentivi/disincentivi
        Tenendo fermi i 60 anni di età con 35 anni di contributi, dal 2008 si potrebbe andare in pensione anche a 58 o a 59 anni perdendo però il 3,5% per ogni anno di anticipo. Oltre i 60, invece, si potrebbe guadagnare un 1,5% in più per ogni anno di rinvio. Questa misura garantirebbe risparmi sino a un massimo di 165 milioni nel 2010 e costi ridotti dal 2012 in avanti.

        Adeguare i coefficienti
        Secondo gli esperti il taglio da apportare agli assegni futuri per tenere in equilibrio di sistema come previsto dalla legge Dini sarebbe nell’ordine del 6-8%. Risparmi nell’ordine dei 30 miliardi di euro l’anno, ma solo a partire dal 2015.

        Pensioni minime più alte
        Rivalutare le pensioni minime, quelle portate a suo tempo alla quota simbolica di un milione di lire, ovvero 516 euro nel frattempo saliti a 551, non costa granché.

        I trattamenti in essere, a beneficio degli ultrasettantenni con redditi bassi, non raggiungono quota 1,5 milioni. Il che significa una spesa complessiva di circa 780 milioni di euro. Anche ipotizzando un aumento particolarmente ricco, diciamo nell’ordine del 12%, basterebbero 100 milioni l’anno.

        Diverso è invece il discorso relativo all’insieme delle pensioni collocate sotto la quota dei 500 euro, che in tutto sono circa 5 milioni, e la cui sola migliore perequazione basterebbe ad aumentare notevolmente il conto.

        Lavori usuranti
        Includere oppure escludere una categoria di lavoratori tra le attività usuranti significa assicurare loro trattamenti più o meno di favore. Che ovviamente comportano un costo. Quanto? Nel 2001 un provvedimento «spot» dell’allora ministro Cesare Salvi accolse le richieste di 6 mila lavoratori a fronte di uno stanziamento di circa 130 milioni di euro.

        Il Tfr degli statali
        Estendere a tutto il comparto dei dipendenti pubblici le misure sulla previdenza integrativa previste da quest’anno per i privati significa metter mano ancora una volta al portafogli per reperire almeno 6,4 miliardi di euro l’anno.

        Più soldi in cassa
        «Alla fine il governo tornerà ai 57 anni e introdurrà un po’ di incentivi per chi vuole restare al lavoro – spiega Cazzola – di più non riuscirà a fare. I mancati risparmi? Tutti dimenticano che l’ultima Finanziaria ha aumentato in maniera significativa i contributi: per gli enti di previdenza si tratta di 5,5 miliardi in più l’anno».

        Introiti tutti strutturali, che rendono meno drammatica una partita che altrimenti sarebbe praticamente tutta in salita.