Pensioni, l’Ulivo sposa il piano Blair

15/02/2001



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giovedì 15 febbraio 2001
Pagina 31
Pensioni, l’Ulivo sposa il piano Blair
Favorevoli i sindacati. La Confindustria: "Interessante"

RICCARDO DE GENNARO


roma — La proposta Blair sulle pensioni non sorprende il governo: la flessibilità dell’età pensionabile e l’abolizione del limite dei 65 anni è contenuta nel programma elettorale dell’Ulivo. «E’ un’idea bellissima», sottolinea il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, che l’ha suggerita a Francesco Rutelli. «Attenti però precisa Salvi Blair non dice che si deve lavorare fino a 100 anni, ma che le persone anziane che vogliono lavorare devono poterlo fare. L’idea di un invecchiamento attivo è una rivoluzione copernicana».
Una «rivoluzione» che non troverebbe ostacoli dai sindacati e che la Confindustria giudica «interessante». Dice, a titolo personale, Giampaolo Galli, responsabile del Centro studi di viale dell’Astronomia: «Trovo la proposta interessante, anche se risponde più all’esigenza di dare un ruolo sociale alla popolazione anziana, anziché alla nostra di elevare l’età pensionabile ai fini della sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale». Per Beniamino Lapadula, Cgil, la proposta vale al momento per la sua portata culturale.
«In Italia spiega Lapadula si scontrerebbe, nei fatti, con il fenomeno dell’espulsione dal mondo del lavoro degli ultracinquantenni. Per cui come prima cosa è necessario un cambio di mentalità delle imprese, che dovranno cominciare a investire sugli over 45 in termini di formazione. In caso contrario saranno sempre i lavoratori anziani a subire le conseguenze più pesanti di ogni nuova ondata tecnologica. La possibilità di conciliare part time e flessibilità dell’età pensionabile sarà una garanzia per un’uscita graduale e non traumatica dal ciclo produttivo».
Intelligente, definisce l’idea di abrogare la soglia dei 65 anni, il leader della Uil, Luigi Angeletti, poiché consentirebbe al lavoratore di scegliere quando andare in pensione: «Oggi sono le imprese, come nel caso dei prepensionamenti, a decidere quando si deve smettere di lavorare». Mentre da Torino Angeletti accusa la Cgil di spingere con i suoi «no» l’elettorato moderato a votare per il centrodestra e chiede salari più alti per i lavoratori precari, a Roma si registra una sorta di «disgelo» tra le parti sociali. Dopo le polemiche su possibili «accordi separati», sindacati e Confindustria hanno deciso di rivedersi domani per proseguire la discussione sui contratti a termine, nuovo casus belli tra Sergio Cofferati e Antonio D’Amato.
Nel frattempo giungono notizie positive dall’Istat sui livelli occupazionali: nell’ottobre 2000 — si legge nel «Rapporto sulle politiche occupazionali» del ministero del Lavoro — gli occupati erano 590mila in più rispetto all’ottobre precedente, con una crescita del 2,8 per cento. Non saranno nuovi occupati, invece, i 139 giovani lavoratori che non sono stati confermati dalla Fiat dopo il periodo di assunzione a termine: lo ha confermato ieri alla Camera, il ministro Salvi, il quale ha detto che «per ora la Fiat non intende prenderli a tempo indeterminato». Il ministro del Lavoro al quale ieri Fiom, Fim e Uilm hanno chiesto un intervento che favorisca una rapida ripresa del confronto con il gruppo torinese sul contratto integrativo ha poi espresso la preoccupazione, sua e del governo, circa le prospettive occupazionali della casa automobilistica.
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