Pensioni, l´Ulivo annuncia battaglia

21/06/2004
      

    LUNEDÌ 21 GIUGNO 2004

     
     
    Pagina 4 – Economia
     
    Pensioni, l´Ulivo annuncia battaglia
    I sindacati decidono mercoledì le iniziative di mobilitazione

    La maggioranza discute sul ricorso al voto di fiducia. Cgil, Cisl e Uil vogliono l´audizione in Commissione
    Domani la delega approda alla Camera in terza lettura. Il governo vuole il varo prima delle ferie

    RICCARDO DE GENNARO

    ROMA – Si riaccende la battaglia sulle pensioni. Domani la delega approda alla Camera in terza lettura. L´obiettivo del ministro del Welfare, Roberto Maroni, è arrivare all´approvazione definitiva entro le ferie, ma nel governo – impegnato in una verifica che potrebbe ridisegnarne non poco gli assetti – non manca chi frena e chiede un nuovo «passaggio» con le parti sociali. Ci sono poi divisioni profonde sull´ipotesi di un ricorso al voto di fiducia anche alla Camera, un´ipotesi che non si può escludere, ma che crea notevole imbarazzo negli ambienti della maggioranza. L´opposizione e i sindacati, d´altronde, non staranno a guardare: il centrosinistra preannuncia «una battaglia dura» e valuta l´ipotesi dell´ostruzionismo, mentre – come anticipa il leader della Cisl, Savino Pezzotta – Cgil, Cisl e Uil decideranno eventuali iniziative di mobilitazione nella riunione delle segreterie unitarie in programma mercoledì.
    «Chiederemo alla commissione lavoro della Camera di convocarci per un´audizione», dice il segretario Uil, Luigi Angeletti. Il quale ribadisce quanto già dichiarato nelle settimane scorse da Pezzotta: «Noi non molleremo, contrasteremo la riforma fino al momento in cui verrà applicata», cioè nel 2008: mentre la parte che riguarda gli incentivi a rimanere al lavoro dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2005, l´innalzamento da 57 a 60 anni del tetto dell´età necessaria per la pensione di anzianità scatterebbe infatti nel 2008 (nel 2010 passerebbe a 61 anni e nel 2014 a 62 anni, ma solo per gli uomini).
    La Cgil, però, è convinta che la battaglia contro la riforma vada fatta subito, «perché i danni che il provvedimento produce sono immediati – dice Morena Piccinini – e non si manifestano solo dal 2008». La Cgil prevede che anche la parte della delega che punta al decollo della previdenza integrativa attraverso il trasferimento del Tfr nei fondi pensione sarà un fallimento: «Equiparare i fondi aziendali alle polizze individuali vuol dire distruggere la previdenza complementare e si rischia che alla fine i lavoratori decidano di tenersi stretto il Tfr», aggiunge la Piccinini.
    Per l´opposizione parla il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani. «La nostra battaglia sarà dura – dice – c´è un coro universale ormai che sottolinea l´assoluta irrazionalità di una riforma iniqua, pesante e inutile». Bersani auspica che «si possa lavorare in un quadro di concertazione per una verifica e un affinamento della riforma Dini: fuori da questa logica ci potrà solo essere un´opposizione forte». Come dire al governo: siamo nel 2004, fate un passo indietro e andiamo alla prevista verifica della Dini nel 2005.
    Il relatore alla Camera del provvedimento sulle pensioni è Luigi Maninetti, esponente dell´Udc, gruppo che auspica il dialogo con le parti sociali: «È inopportuno affermare, come ha fatto Maroni, che il dialogo con i sindacati è inutile», dice Maninetti. Anche l´altra forza «dialogante» della maggioranza, Alleanza nazionale, ricorda – per bocca del sottosegretario Pasquale Viespoli – che «il dialogo con il sindacato è per noi una scelta di fondo». Viespoli precisa, tuttavia, che il dialogo più che sulla riforma («qui ha già prodotto dei risultati») va ripreso «sui temi della politica economica e dello sviluppo». A Udc e An giunge l´appello di Pierluigi Castagnetti, Margherita: «Se i rapporti di forza all´interno della maggioranza sono davvero mutati – dice – e se il centrodestra vuole dimostrare di essere passato dalla monarchia alla repubblica, questo è il primo banco di prova». Rifondazione avverte: «Se Berlusconi porrà la fiducia su una questione così delicata dovrà attendersi una forte conflittualità sociale».