Pensioni, l’Inps teme il crollo dei contributi

19/05/2004

    19 maggio 2004

    L’analisi sulle entrate fino al 2050 nel rapporto al Consiglio di vigilanza

    Pensioni, l’Inps teme il crollo dei contributi
    Il punto critico tra il 2035 e il 2040. Le stime al netto della riforma previdenziale

    ROMA – Le entrate contributive Inps sono destinate a crollare da qui al 2050 e questo, per la tenuta del sistema, è un problema altrettanto importante che l’aumento della spesa. In 45 anni anni il numero dei contribuenti, cioè dei lavoratori che ogni mese versano all’Inps parte della retribuzione lorda per permettere il contemporaneo pagamento delle pensioni, scenderà infatti di oltre 2,8 milioni, a causa dell’invecchiamento della popolazione, mentre il numero delle pensioni aumenterà, nello stesso periodo, di 2,7 milioni. Lo si evince dal modello previsionale Inps 2004 da ieri all’esame del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto. Il modello che aggiorna i precedenti esercizi previsionali (l’ultimo era del 2002) stima le principali dinamiche fino al 2050, a legislazione vigente e, quindi, senza tener conto della riforma delle pensioni approvata al Senato (ma non ancora in via definitiva alla Camera) che aumenta, dal 2008, a 60 anni il minimo per la pensione d’anzianità. Le tabelle elaborate dai tecnici mostrano che nel 2005 i contribuenti Inps sono 16 milioni 333 mila e le pensioni pagate dallo stesso istituto 13 milioni 330 mila. Nel 2050 il rapporto si invertirà: i contribuenti saranno scesi a 13 milioni 523 mila mentre le pensioni saranno salite a 16 milioni. Il punto critico si toccherà però fra il 2035 e il 2040, quando gli assegni in pagamento oscilleranno intorno ai 17 milioni (17.014.000 nel 2040), cioè quasi 4 milioni in più di oggi mentre i lavoratori contribuenti saranno circa 14 milioni, ovvero quasi due milioni e mezzo in meno rispetto ad ora. Nel giro di 45 anni, secondo le elaborazioni dell’Inps, i lavoratori dipendenti privati scenderanno da 12 a 10 milioni, gli artigiani e commercianti da 3,7 a 3 milioni e i coltivatori da 587 mila a 487 mila. Il modello conferma anche la lentezza della fase di transizione della riforma Dini (1995): nel 2020 solo l’1,5% delle pensioni sarà calcolato integralmente col metodo contributivo e nel 2050 non più del 45%.

    Enrico Marro
    /Economia