Pensioni, linea dura contro privilegi e abusi

16/09/2003




16 Settembre 2003

IL MINISTRO MARONI ANNUNCIA INTERVENTI NELLA MANOVRA: «I DATI SONO SORPRENDENTI, C’E’ MOLTO DA SFORBICIARE»
Pensioni, linea dura contro privilegi e abusi
I sindacati: no ai tagli, convocateci subito
ROMA – All’attacco degli abusi e dei privilegi. Ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni ha annunciato che per quanto riguarda il capitolo pensioni in Finaziaria «ci saranno misure per verificare tutti i privilegi e abusi previdenziali». Il governo sta lavorandoci da un po’ di tempo. «I dati sono sorprendenti – ha fatto capire Maroni – c’è da tagliare e da recuperare risorse». Il ministro avverte ancora una volta che non bisogna toccare le pensioni d’anzianità (difese con durezza dal suo partito, la Lega) «ma caso mai quelle false di invalidità e le decine di migliaia di pensioni che in Italia superano la media fino ad arrivare a 30 mila euro al mese per tredici mensilità».
Per le pensioni di invalidità, Maroni dice che «alcune province hanno un rapporto tra invalidità e residenti inferiore al 2%, altre invece superiore al 20%» ed «evidentemente c’è un abuso e ci sono situazioni di disparità tra pubblico e privato e questo non è nè equo nè giustificabile». Replicando ad alcune osservazioni di Buttiglione, il ministro del lavoro puntualizza poi che «la pensione di invalidità non è un ammortizzatore sociale».
I sindacati rimangono in una posizione d’attesa. Una posizione che però è comune.

La Cgil, la Cisl e la Uil concordano di non giudicare ancora le scelte in cantiere del governo di Silvio Berlusconi per la riforma delle pensioni e la legge finanziaria per il 2004 da varare entro settembre. Prima di annunciare un’eventuale mobilitazione intendono infatti sapere con esattezza cosa matura: perciò chiedono un confronto urgente. Dopo un lungo periodo di divaricazioni e tensioni, i sindacati confederali tornano così a prendere insieme una decisione. E’ una novità, forse una svolta, anche se le differenze non sono di colpo cancellate.
L’accordo sulla condotta da tenere rispetto alle scelte del governo matura nel vertice di ieri fra i segretari delle tre organizzazioni: Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti.

I tre sindacati sono in preallarme per le ipotizzate modifiche al sistema previdenziale. Comunque nel vertice la Cgil si dichiara d’accordo con la Cisl e la Uil orientate a verificare prima le mosse del governo.
E il ministro Maroni, apprezza «il fatto che, al di là del merito, si sia deciso di ascoltare prima la proposta del governo per poi decidere cosa fare». Riferendosi alla Cgil, parlando dai microfoni di Radio Padania, Maroni afferma che «il metodo oltranzista è stato accantonato per aprire un confronto».
In vista dell’incontro sulla legge finanziaria e la previdenza (o meglio: di due incontri distinti), la Cgil, la Cisl e la Uil prepareranno un documento comune. Questo sarà centrato su quattro temi prioritari: sviluppo; dinamica dei prezzi e tariffe; assistenza e sanità; previdenza.

Per lo sviluppo il punto di riferimento è l’intesa sulla competitività sottoscritta con la Confindustria.
«Siamo preoccupati per la situazione economica del paese» spiega Epifani aggiungendo: «Vogliamo sapere quello che il governo intende fare». Fa presente Pezzotta: «Il problema non è la mobilitazione, ma quali sono i risultati». E incalza Angeletti: «Abbiamo deciso di chiedere al governo una convocazione per affrontare le priorità per il paese: lo sviluppo e la politica industriale».
E’ sulle pensioni che la Cgil, la Cisl e la Uil presentano un’impostazione convergente.

Dicono no ai disincentivi (pensione ridotta a chi lascia il lavoro prima dei 65 anni) e più in generale no a una modifica significativa dell’attuale sistema. E nei mesi scorsi avevano già contestato il disegno di legge delega per la previdenza, presentato da Maroni e fermo da quasi due anni in parlamento, non accettando la decontribuzione (taglio dei versamenti dei neoassunti), il trasferimento obbligatorio del trattamento di fine rapporto nei fondi pensione e la parità tra fondi chiusi (costituiti da una categoria o un settore) e aperti.
Il governo, con alcune riunioni fra Maroni, il ministro dell’economia Giulio Tremonti, il ministro delle politiche comunitarie Rocco Buttiglione e quello delle politiche agricole Gianni Alemanno, è orientato a realizzare una riforma efficace dal 2008. Pezzotta dice di non comprendere la ragione di decidere ora un intervento valido dal 2008, affermando che nel 2005 è prevista una verifica della riforma Dini: «Quello è l’unico momento per la verifica sulla riforma delle pensioni».
Sulla riforma che il governo punta a definire il leader dell’Udc Marco Follini evita di pronunciarsi: «Ho visto che è già tutto scritto, non vorrei fare il bastian contrario».