Pensioni, le condizioni della Cgil: nessun aumento dell’età

17/12/2003


  Sindacale




17.12.2003
Pensioni, le condizioni della Cgil: nessun aumento dell’età
di 
FeIicia Masocco

ROMA La Cgil è pronta a trattare con il governo a condizione che la delega sulle pensioni venga ritirata e si verifichi la disponibilità dell’esecutivo a discutere una proposta alternativa alla propria in cui trovi spazio non solo la previdenza, ma l’intero Welfare e anche il fisco. «Se si determinano queste condizioni – ha detto Guglielmo
Epifani aprendo ieri i lavori del direttivo – si cercherà con Cisl e
Uil un lavoro comune». Una proposta unitaria in cui l’innalzamento dell’età pensionabile non deve tuttavia trovar posto, su questo «c’è indisponibilità», ha chiarito Epifani.
Il dibattito sulla linea che il segretario generale ha tracciato ci sarà oggi su un documento che la esprimerà nel dettaglio. Sarà votato un ordine del giorno che «offriremo agli altri, compreso il governo, per spiegare che cosa intendiamo per proposta “alta”». Sarà probabilmente sottoposto all’approvazione dei lavoratori e sarà il punto di vista della Cgil, in parallelo a quello che la Cisl ha elaborato
nel suo comitato esecutivo alla vigilia dell’incontro con il governo di una settimana fa. In quella riflessione il sindacato di via Po enumerava tra le altre la possibilità di correggere la delega proprio sul fronte dell’età pensionabile, un ragionamento che alcuni osservatori hanno letto come un’«apertura», una sorta di fuga in avanti che ha messo in allarme la Cgil che ha tirato il freno. Quanto alla Cisl la segreteria che si è riunita ieri ha sottolineato di avere una priorità su tutte ed è quella di giungere ad una proposta unitaria con le altre due confederazioni, «è questo il nostro obiettivo» dicono da via Po.
Ugualmente dalla riunione della direzione Uil è arrivato un richiamo
forte alla necessità «di proseguire nel confronto insieme alle altre organizzazioni sindacali in un rapporto corretto e senza enfasi di organizzazione».
L’enfasi di cui parla la nota di via Lucullo non dovrebbe prevalere,
dalle riunioni dei tre organismi dirigenti è apparso piuttosto chiaro che
il sindacato non vuole rinunciare alla propria compattezza, anche se – ed è evidente dalle posizioni della Cgil -, non si intende neanche rinunciare ad un confronto interno schietto e trasparente. Le confederazioni reclamano innanzitutto il ritiro della delega da parte del governo e sulla base di questo l’apertura di quello che la Uil definisce «un confronto di merito vero», una trattativa che per la Cgil deve andare oltre le pensioni.
«Il confronto deve servire, se ci sarà, per dire esattamente al governo
cosa non va nella sua delega e nell’emendamento alla delega, e quali
soluzioni un governo degno di questo nome dovrebbe trovare», ha continuato Epifani il quale ha difeso la decisione di accettare il «congelamento per un mese dell’iter parlamentare per avviare un confronto che verificasse le reciproche posizioni. Che però sono inconciliabili in partenza». Quella del governo è una proposta inemendabile, va sostituita del tutto con un progetto che tratti di Welfare (sanità, non autosufficienza, ammortizzatori sociali e politiche verso le famiglie e aree di povertà); di previdenza (no alla decontribuzione, all’obbligatorietà nel versamento del Tfr ai complementari); sì invece alla completa attuazione della riforma Dini con l’armonizzazione dei contributi e la totalizzazione di quelli parasubordinati; sì anche a forme di incentivi per chi resta. Nel
documento cgiellino troverà posto anche la proposta di un fondo di
garanzia (anti-gobba) per far fronte sui rialzi prevedibili o futuri della
spesa previdenziale. Accanto a tutto questo, e a sostegno di tutto, la Cgil chiede un intervento sulla fiscalità generale, perché – ad esempio – un fondo reale per la non autosufficienza va finanziato. Sono indicazioni «che vogliamo discutere con Cisl e Uil» dicono in Corso d’Italia, l’obiettivo rimane quello di una proposta concordata.
Il governo intanto fa sapere di volere il dialogo sociale «a tutti i costi», lo afferma il ministro del Welfare che mentre ribadisce l’intenzione di approvare la delega entro gennaio, si dice convinto che «una riforma non condivisa rischia di non produrre effetti positivi». La Cisl lo incalza: «Attendiamo il ritorno da Stoccarda del ministro Maroni – ha detto il segretario confederale, Pierpaolo Baretta – per fissare il calendario del confronto, non frapponendo ulteriori indugi». E per quando sarà, per la Cisl il sindacato deve presentare una
propria proposta.