Pensioni: l´affondo di Draghi

17/07/2007
    martedì 17 luglio 2007

    Pagina 6 – Economia

      Pensioni, l´affondo di Draghi
      "Alzare gradualmente l´età"

        E sui conti avverte: non c´è un tesoretto da spendere

          ELENA POLIDORI

            ROMA – Nel pieno del negoziato con le parti sociali, Mario Draghi chiede al governo di alzare gradualmente l´età pensionabile e di tagliare il debito pubblico: «E´ il primo investimento dello Stato a favore dei giovani e delle generazioni future». Davanti ai parlamentari, il governatore della Banca d´Italia dice che vanno ridotte le tasse ai contribuenti onesti e avverte: «Non esiste un tesoretto da spendere» per un paese che ha un debito e un disavanzo come quello italiano: «E´ un termine fuorviante». Aggiunge: «Il miglioramento delle entrate doveva essere usato per il risanamento». E comunque, «si potevano ridurre le imposte anziché aumentare le spese».

            Ascoltato dai parlamentari sul Dpef, un testo che rispetto al passato «fa passi avanti in termini di trasparenza e quantità delle informazioni», Draghi si presenta al Senato con un documento di 13 pagine, dove appositi, inediti sunti a margine segnalano i messaggi-chiave. Per esempio: il governatore sostiene che il governo fa bene ad aumentare le pensioni minime perché serve ad «alleviare» il disagio di un´ampia fascia di anziani. Ma poiché il rapporto tra gli over 60 e la popolazione in età da lavoro sarà il 53% nel 2020 e l´83% nel 2040, ecco che erogare pensioni adeguate ad un numero crescente di vecchietti diventa «la sfida per i prossimi anni». Si vince in due modi: «aumentando gradualmente l´età media effettiva di pensionamento e sviluppando la previdenza complementare». Le scelte che il governo è chiamato a compiere in queste ore sono dunque «cruciali» per la sostenibilità del sistema. Alzare l´età è «inderogabile» anche per la Corte dei conti.

            Altro esempio: il rinvio del pareggio di bilancio al 2011. Questa scelta, secondo Draghi, pone il paese in una posizione rinunciataria: si è deciso di «non sfruttare» la fase congiunturale favorevole che avrebbe consentito di «accelerare» il risanamento; l´esperienza insegna il contrario. Senza contare che nel Dpef del 1999 era indicato il pareggio nel 2003 e poi «è stato progressivamente posposto, ormai di quasi un decennio». L´«attenuazione» delle regole Ue è avvertita come «un rischio» dalla Corte dei Conti. Comunque, per centrare l´obiettivo-pareggio, Draghi calcola che l´incidenza della spesa primaria sul Pil di qui al 2011 deve scendere di quasi 3 punti percentuali «con una riduzione media annua delle erogazioni in termini reali dello 0,5%», rispetto all´aumento medio del 2,3% dell´ultimo decennio. Non è impossibile, la Germania c´è riuscita, agendo proprio su livello e composizione della spesa. Sempre sui conti, Draghi ricorda che per il 2008 il Dpef evidenzia la necessità di interventi correttivi «per almeno lo 0,7% del Pil», cioè oltre 11 miliardi, per finanziare gli impegni già presi dal governo e «nuove iniziative», gli stanziamenti per Anas, Ferrovie e «prossime tornate contrattuali». Ebbene, questi fondi sono da ricercare in risparmi di spesa, ma il Dpef «non precisa come verranno realizzati». Sul debito, fa un calcoletto guardando al caro-denaro: un aumento di 1 punto dei tassi fa lievitare il costo del debito sul Pil di 0,2 nel primo anno, 0,5 nel secondo e 0,6 nel terzo.

            Draghi definisce «un successo» i risultati della lotta all´evasione. Ma spiega che sul fisco, la cui pressione si colloca «ai valori massimi degli ultimi decenni», la linea è una: «Far pagare le tasse a quelli che le devono pagare per ridurre le imposte ai contribuenti onesti». Per conciliare il risanamento con la riduzione della pressione fiscale «è cruciale il controllo della dinamica della spesa».