Pensioni, la riforma non piace più ad An

03/02/2004


  economia e lavoro




03.02.2004
Pensioni, la riforma non piace più ad An
Alemanno: presenteremo una nuova proposta più aperta.
Il ministro del Welfare s’arrabbia: abbiamo votato...
Felicia Masocco

ROMA Il ministro Alemanno annuncia una nuova proposta sulle pensioni, «più equa e accettabile», dice, riconoscendo implicitamente che quella sul tavolo non lo è. Il ministro Maroni risponde di essere «sbigottito», la proposta c’è già è del governo, «non scherziamo», manda a dire ad An. In Senato il presidente della commissione Lavoro Zanoletti (Udc) sostiene che un emendamento della maggioranza è già pronto e il collega di Forza Italia, Morra, gli dà man forte, mentre Calderoli difende il ministro leghista e sentenzia:
«Pacta servanda sunt».
È di nuovo scontro e confusione, nella Casa delle libertà ci vorrebbe un po’ d’ordine. La riforma previdenziale è impopolare, An lo sa, e a pochi mesi dalle elezioni europee e amministrative teme lo scontro diretto con il proprio elettorato oltre che con il sindacato. Inoltre sono mesi che gli uomini di Alleanza nazionale scalciano per tentare di rendere la verifica di governo un redde rationem per Tremonti e la Lega sua alleata. Così ieri il ministro alle Politiche agricole Gianni Alemanno ha gettato il sasso: «Presto vi sarà una nuova proposta più accettabile ed equa sulle pensioni. Spero che venga presentata dal ministro del Welfare, altrimenti verrà avanzata da An». Come dire, o con voi o senza di voi: ma se non si trova un’intesa, allora per Alemanno l’argomento non potrà non essere oggetto di «verifica».
Le agenzie non avevano ancora finito di battere i propositi del partito
di Fini pronunciati davanti alla platea della Uil riunita a Fiuggi, che subito Maroni replicava, «sbigottito», si è definito, ma «furioso» sarebbe stato meglio. Ancora domenica infatti il ministro sosteneva che i tempi di approvazione della riforma sarebbero stati «rapidi»,
«non ci sono problemi insuperabili», aveva detto. Ieri è stato costretto ad ammettere che qualche ostacolo invece c’è: «Vorrei ricordare che la proposta di riforma è stata votata all’unanimità dal governo, ministro Alemanno compreso». Certo, Maroni «valuterà»,
per ora però «siamo alle chiacchiere, al teatrino della politica» riconosce finalmente.
Lo scontro s’alza con la controreplica di Alemanno: «È curioso come
gli amici della Lega, Maroni e Calderoli, personalizzino gli interventi degli esponenti di An sulle pensioni e sui temi economico-sociali». An «si muove come una squadra», afferma il ministro senza timore di smentite, «per noi il dialogo con i sindacati non è un proforma».
È il volo delle colombe, piuttosto basso come sempre nelle tattiche
pre-elettorali. An non punta infatti alla retromarcia come chiedono Cgil, Cisl e Uil , ma ad aggiustamenti, «ad accorciare le distanze con le parti sociali e non ad allungare i tempi di una riforma ineludibile» ha spiegato il portavoce del partito Mario Landolfi, convinto che mantenendo lo 0,7% di risparmio sul Pil «sia possibile delineare
una nuova impostazione». Quale si vedrà. Intanto l’Udc e Forza Italia in Senato puntano ad «addolcire» il cosiddetto “scalone” e cioè l’innalzamento dell’età pensionabile (da 35 a 40 anni di contributi) dal 2008. Tra le vie possibili ci sono quella di rendere lo “scalone” più graduale, oppure di agire con un mix tra l’età contributiva e quella anagrafica (con somma pari a 95 o 96). I minori risparmi verrebbero
compensati dalla chiusura di 2 delle 4 finestre della riforma Dini.
In ogni caso i tempi della riforma sono destinati ad allungarsi e nessuno, probabilmente neanche Maroni, insisterà col mettere le mani sulle pensioni alla vigilia elettorale. L’esito della partita dunque potrebbe essere di uno slittamento, la fine su un binario morto che non spiacerebbe, ad esempio, al leader della Uil Luigi Angeletti che ieri ha rimproverato la Cgil per i suoi aut-aut, dicendosi soddisfatto nel caso la convocazione del governo non dovesse arrivare. L’esecutivo si era impegnato a dare risposte chiare ai sindacati e questi le stanno ancora aspettando come ha ricordato Savino Pezzotta: «Noi restiamo sempre in attesa di avere una convocazione, a quel punto decideremo cosa fare», quanto alle schermaglie tra alleati «vedano tra di loro, sono questioni che riguardano la maggioranza».
Dice qualcosa di più la segretaria confederale della Cgil Morena
Piccinini: «Siamo ormai al paradosso. Alemanno parla di una nuova proposta più accettabile e più equa confermando di fatto le nostre critiche ad un provvedimento inaccettabile e squilibrato». Quanto ai ripetuti attacchi alla Cgil accusata da Roberto Maroni e del suo vice Maurizio Sacconi di fare campagna elettorale, Piccinini li definisce
«gratuiti e pretestuosi». «Di fronte al grande stato confusionale della maggioranza si risponde cercando di rinviare la palla nel campo avversario ma hanno sbagliato indirizzo».