«Pensioni, la riforma è fatta e sarà legge al più presto»

29/03/2004


SABATO 27 MARZO 2004

 
 
Pagina 3 – Economia
 
 
Il premier risponde alla protesta confermando l´impianto della delega previdenziale
"Pensioni, la riforma è fatta

e sarà legge al più presto"
Berlusconi: Maroni chiamerà le parti sociali
          ROBERTO MANIA


          ROMA – Quarto sciopero di Cgil, Cisl e Uil contro il «Berlusconi II». Una media di circa due scioperi generali all´anno. E ieri il presidente del Consiglio, a margine del vertice europeo, ha così evitato di riaccendere vecchie polemiche sull´utilità dello sciopero e sul numero degli scioperanti. Lo ha fatto, per il governo il ministro leghista del Welfare, Roberto Maroni, ma solo per dire che la partecipazione è stata inferiore alle previsioni. Da Bruxelles, invece, Berlusconi ha lanciato un duplice messaggio: sulle pensioni il dialogo è ormai concluso mentre nei prossimi giorni partirà il confronto sulle politiche per lo sviluppo. Un negoziato tutto da costruire e condizionato da un quadro economico sempre più negativo. Ma anche da alcune incertezze che continuano a caratterizzano l´azione del governo, a cominciare dal ruolo che sulla definizione della politica economica potrà svolgere il vicepremier, Gianfranco Fini. Nella interminabile verifica di maggioranza, infatti, al leader di An era stato attribuito il compito di coordinare proprio la politica per lo sviluppo. A Fini, però, le deleghe non sono state ancora conferite e si parla di una forte resistenza del ministro dell´Economia, Giulio Tremonti. In attesa di sciogliere il nodo, Berlusconi ha così annunciato che a convocare le parti sociali (sindacati e associazioni delle imprese) al tavolo del confronto sarà ancora Maroni.
          Il capitolo riforma della previdenza – uno dei temi al centro dello sciopero generale di ieri – sembra ormai chiuso. La partita si gioca solo in Parlamento. «Al sindacato che oggi sciopera – ha detto Berlusconi nella conferenza stampa tenuta alla fine del vertice Ue – voglio dire che sulle pensioni abbiamo dato una risposta anticipata perché la riforma è già fatta. Il disegno di legge è presentato in Parlamento e contiamo di approvarlo al più presto». La tesi dell´esecutivo – ripetuta anche ieri dal ministro del Welfare, Roberto Maroni – è che di fatto è già stato accolto il 90 per cento delle richieste dei sindacati, dalla sostanziale volontarietà (attraverso il meccanismo del silenzio-assenso) per il conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi pensionistici complementari, allo stralcio della contestata norma sulla riduzione dei contributi previdenziale per i neo assunti, all´attenuazione, infine, dello "scalone" a 40 anni di contributi per l´accesso alle pensioni di anzianità.
          Per la ripresa del confronto con le parti sociali, il governo sembra orientato ad accettare (senza però abbandonare la riforma delle pensioni) l´agenda indicata nel documento che contiene le proposte di Cgil, Cisl e Uil, le quali chiedono più investimenti per la ricerca e l´innovazione e soprattutto una politica per l´industria. «Proposte interessanti», le ha giudicate anche ieri Maroni secondo cui, però, se accolte, aumenterebbero «notevolmente la spesa pubblica».
          Ieri, dopo lo sciopero, il partito del dialogo all´interno della coalizione di maggioranza ha ripreso vigore. Sono scesi in campo i ministri Rocco Buttiglione (Udc) e Gianni Alemanno (An), nonché il leader dell´Udc Marco Follini. Ma – secondo l´opposizione di centrosinistra – il governo dovrebbe cambiare totalmente linea. «Il fatto che milioni di italiani – ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino – abbiano manifestato è la prova evidente del fallimento della politica del governo».