«Pensioni, la mobilitazione sarà lunga»

22/10/2003



  Economia e lavoro v


      voci dalle fabbriche



22.10.2003
«Pensioni, la mobilitazione sarà lunga»
di 
Giampiero Rossi

MILANO «Oggi tappezziamo la fabbrica di manifesti, poi faremo un
bel volantinaggio in mensa e ai cancelli. Questo sciopero è sentito eccome…». Saranno in tanti a Sestri, venerdì mattina, a radunarsi davanti ai cancelli della Fincantieri per poi congiungersi al corteo che
partirà da Sampierdarena. Pino Durante, delegato della Rsu non ha
dubbi: tra gli 860 dipendenti dei cantieri navali e anche tra i circa
2700 lavoratori delle ditte in appalto (arredamenti, carpenterie, condizionatori d’aria e altro) a fermarsi per 4 ore per manifestare il loro no alla riforma delle pensioni targata Berlusconi. «Lo capisci subito che questa volta sono andati a toccare un nervo sensibile – spiega Durante – perché la gente ci ferma, ci fa domande, i lavoratori sono attenti a queste cose, perché in pensioni ci devono andare tutti. E poi qui da noi è importante anche la questione dell’articolo 47, perché abbiamo anche il problema dell’amianto in questi cantieri».
Insomma, basta affacciarsi oltre i cancelli di una fabbrica, un
cantiere, un qualsiasi luogo di lavoro per rendersi conto senza possibilità di dubbio che la protesta di venerdì è qualcosa che i lavoratori italiani sentono come propria. Anche perché, purtroppo, non mancano certo le ragioni per scendere in piazza.
«L’atmosfera in vista dello sciopero del 24 è di grande attesa, di partecipazione altissima – conferma Enrico Barbuti, delegato della Parmalat di Collecchio (Parma), dove lavora un migliaio di persone – d’altra parte la gente è incavolata parecchio, perché al di là del tema dele pensioni, che è stato decisivo per indurre alla mobilitazione, ormai si sente chiaramente tutto quello che c’è di negativo nell’economia del paese, si sente il peso dell’inflazione sui salari e anche che razza di interventi sono stati fatti sul mercato del lavoro».
E infatti davanti ai cancelli della Parmalat, venerdì mattina, ci saranno
dei pullman che attenderanno i lavoratori che – dopo aver organizzato
assemblee e volantinaggi unitari – in massa raggiungeranno il corteo a Parma. Ambiente diverso ma scenario simile anche a Torino, tra i lavoratori delle carrozzerie Fiat di Mirafiori. «C’è tanta preoccupazione per questa riforma previdenziale – dice Nina Leone, delegata della Fiom -anche perché qui da noi questa forte incertezza del futuro si somma ala paura attuale per il posto di lavoro, visto quello che sta accadendo alla Fiat». Presente e futuro minacciati, quindi, hanno indotto anche al superamento di qualche difficoltà di
rapporti sindacali, dopo mesi di divisioni in seguito alla vicenda contrattuale dei metalmeccanici. E venerdì, durante lo sciopero di 8 ore, ci saranno tutte le sigle in piazza Castello. La stessa tensione interna tra Fiom, da un lato, Fim e Uilm dall’altro, si respira anche tra le mura della Beretta di Gardone Val Trompia (Brescia), dove comunque, «dopo 35 anni di storia sindacale unitaria», il clima di mobilitazione tra i 980 lavoratori della fabbrica di armi è positivo. «Abbiamo già fatto diverse assemblee per spiegare i contenuti della riforma – ricorda Piergiacomo Rizzini della Rsu -e venerdì scenderemo in tanti a Brescia per il corteo e le fabbrica si fermerà». Sciopero convinto ma «responsabile» anche per i dipendenti della
Endesa Italia, la società proprietaria della centrale elettrica di Tavazzano, vicino a Lodi. «da noi è molto sentito anche il tema dell’amianto -spiega Rocco Tinnirello, delegato della Fnle Cgil – ma comunque ci siamo organizzati per garantire la produzione di energia, infatti i turnisti resteranno al lavoro, perché non vogliamo penalizzare gli utenti. Ma in piazza ci saremo anche noi».