Pensioni, la maggioranza smentisce Maroni

29/01/2004



  Economia e lavoro




29.01.2004
Pensioni, la maggioranza
smentisce Maroni e punta
a emendare la delega
Tra le ipotesi, la cancellazione della decontribuzione

di Nedo Canetti

ROMA Ogni giorno una novità. «La Cdl, sulle pensioni – come sottolinea Giovanni Battafarano, capogruppo ds in commissione
Lavoro del Senato – naviga a vista e così, mentre il governo tace o
bofonchia, la maggioranza si esibisce in un florilegio di opinioni e
ipotesti». Ieri ne sono arrivare altre. È stata la volta del relatore del
ddl di delega, Oreste Tofani, che è anche responsabile previdenza
di An.
Anticipando quello che potrebbero essere i famosi emendamenti
al maxiemendamento di Maroni, da tempo annunciati e, di rinvio in rinvio, mai presentati (ora si parla della prossima settimana), avanza due ipotesi, l’accantonamento della decontribuzione e il silenzio-assenso del versamento del Tfr nei fondi di pensione, che verrebbero incontro ad alcune delle pressanti richieste del sindacato e, in pratica, aderirebbero alle proposte emendative, avanzate dall’Ulivo. Anche sul problema più scottante, quello dello «scalone» (il passaggio nel 2008 da 35 a 40 anni di contributi necessari per la pensione di anzianità), ci sarebbero novità. L’opposizione insiste per la completa cancellazione della norma. La maggioranza sarebbe ora disposta ad aggiustamenti, con il ripristino del cosiddetto «doppio canale» (età e contributi). Per Tofani si deve lavorare sull’età «tenendo il più possibile fermo il requisito dei 35 anni di contributi». L’ ipotesi più accredita è quella della «quota 95 o 96». Restando fermi i 35 anni di contributi, si potrebbe operare sull’età, sommandoli a 60 o 61anni, appunto, di età anagrafica.
Mentre settori della maggioranza cercano qualche apertura e
ribadiscono la volontà di continuare il confronto con i sindacati, il ministro del Welfare pervicacemente insiste nel suo atteggiamento di intransigenza. Il giorno prima aveva sostenuto che il governo avrebbe difeso il suo testo, senza presentare alcun emendamento; ieri ha annunciato che l’articolato che uscirà dal Senato ( insiste) sarà blindato alla Camera, magari con la richiesta della fiducia,in modo da impedire qualsiasi modifica ed una terza lettura in Senato. E’ stato subito smentito, come ormai capita sovente, dal suo stesso sottosegretario, Pasquale Viespoli, il quale, sempre ieri, ha tranquillamente sostenuto che i «nuovi» emendamenti potrebbero essere presentati dallo stesso governo. Le aperture sarebbero anche interessanti, ma si tratta ormai, ricorda Battafarano «di una ridda di voci così contrastanti da perdere ogni credibilità a tali da accrescere l’incertezza e l’inquietitudine dei lavoratori». «Il governo – aggiunge – preme per un rapido esame e già pensa alla fiducia, ma non sembra avere le idee chiare sulle prospettive della sua stessa riforma». I Ds insisteranno sulle loro proposte. Oltre alla rimozione di contribuzione e «scalone», la sottrazione di oneri impropri non previdenziali dal costo del lavoro; la progressiva armonizzazione delle aliquote
contributive e dei trattamenti pensionistici; interventi a favore dei giovani lavoratori; incentivi fiscali per il Tfr (oltre al silenzio-assenso) e interventi per le pensioni più basse.