Pensioni, la maggioranza si muove

28/01/2004


MERCOLEDÌ 28 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 28 – Economia
 
 

Pensioni, la maggioranza si muove
due emendamenti soft sull´anzianità
Quarant´anni solo nel 2016 o aumento età-contributi a quota 95
Maroni esclude proposte del governo ma è aperto a quelle dei parlamentari.
Finestre dimezzate?
          Cauta apertura su un aumento delle aliquote contributive per i lavoratori autonomi
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Il governo non presenterà emendamenti alla delega previdenziale per la modifica del punto che prevede l´innalzamento di cinque anni dell´età contributiva a partire dal 2008. Lo ha detto ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che ha evidentemente cambiato opinione: durante il confronto a Palazzo Chigi promise ai sindacati che il governo avrebbe messo mano alla delega e comunicato loro, prima che al Parlamento, i suoi emendamenti. Maroni – ascoltato ieri dalla commisione Lavoro del Senato, presieduta da Tommaso Zanoletti, Udc – ha aggiunto però che il governo potrebbe accogliere gli emendamenti presentati in commissione dalla maggioranza.
          La maggioranza lavora, infatti, a due ipotesi di modifica del «gradone» del 2008. La prima parla di un innalzamento graduale dell´età contributiva, sempre a partire dal 2008: l´età passerebbe da 35 a 40 anni non in un´unica soluzione, ma nell´arco di otto anni, dal 2008 al 2016. I minori risparmi verrebbero compensati – spiega il relatore della legge delega, Carmelo Morra – dalla chiusura da subito «di qualche finestra per l´anzianità», verosimilmente due su quattro (ma qualcuno, sempre per il vincolo del risparmio, pari dello 0,7 per cento del Pil, propone di chiuderne tre) e «da qualche altra misura». L´altra ipotesi sul tappeto è il passaggio da quota 92 (la somma tra 57 anni di età e 35 di contributi per la pensione di anzianità) a quota 95-96. «Non importa chi presenterà l´emendamento, se io, il relatore o il governo – dice Zanoletti – la cosa certa è che ci stiamo lavorando. Oggi, aggiunge Zanoletti, avremo nuovi incontri nell´ambito della maggioranza e verificheremo quale ipotesi di modifica del «gradone» è la più praticabile.
          La seconda ipotesi, che ha in particolare l´appoggio dei centristi della maggioranza, è analoga a quella della Margherita, favorevole a un aumento a quota 94. «La nostra proposta – precisa il responsabile economico della Margherita, Tiziano Treu – rientra però in un progetto di riforma più complessivo, che prevede due punti cruciali sui quali invece il governo non dà risposte: il no alla decontribuzione sui giovani neoassunti e l´innalzamento delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi». Su quest´ultimo punto, Morra dice di essere favorevole, ma soltanto attraverso «un intervento graduale di qui al 2014». Treu è poi contrario alla chiusura delle finestre: «Una misura assolutamente inadatta».
          Il problema vero del governo è che le elezioni si avvicinano: varare una riforma delle pensioni alla vigilia delle europee sarebbe parecchio rischioso in termini elettorali. In un primo momento, Maroni giurava che la riforma sarebbe stata approvata entro il 31 dicembre, poi si è accontentato del 31 gennaio e comunque dopo la legge sul federalismo: ora, arrivare all´approvazione a metà febbraio sarebbe già un lusso. Un ulteriore slittamento darebbe ragione a coloro che prevedono un finale del film analogo a quello della riforma dell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: tanto rumore per nulla.
          «Prendiamo atto che il governo, dopo essersi impegnato con i sindacati a una riconvocazione per illustrare le modifiche che avrebbe apportato alla delega previdenziale – dice intanto Moena Piccinini, della segreteria nazionale della Cgil – ora dichiara che non proporrà alcuna modifica, salvo valutare gli emendamenti dalla maggioranza già presentati alla commissione Lavoro del Senato». Se ne deduce, aggiunge la Piccinini, «la chiusura del governo a ogni forma di cambiamento in senso migliorativo della delega, come i sindacati avevano proposto».