Pensioni, la maggioranza si avvicina all’accordo

06/02/2004


6 Febbraio 2004

MARTEDÌ VERTICE AL SENATO PER MODIFICARE LA DELEGA

Pensioni, la maggioranza si avvicina all’accordo
A partire dal 2008 potrà lasciare il lavoro a 61 anni chi ne ha accumulati
35 di contributi. Prevista anche la riduzione delle «finestre» da quattro a due
Cigl, Cisl e Uil verso lo sciopero contro l’innalzamento dell’età pensionabile

Roberto Giovannini

ROMA
Dovrebbe essere martedì prossimo un nuovo giorno importante per l’interminabile telenovela della riforma delle pensioni. Martedì, infatti, si riuniranno le segreterie unitarie di Cgil-Cisl-Uil, che affronteranno peraltro anche altri temi delicati dei rapporti tra le confederazioni. E sempre martedì si dovrebbe tenere al Senato un ennesimo vertice della Casa delle Libertà da cui dovrebbe scaturire un emendamento alla delega previdenziale presentata dal ministro del Welfare Roberto Maroni, in (lenta) discussione proprio a Palazzo Madama. L’emendamento, dice il presidente della Commissione Lavoro, Tomaso Zanoletti (Udc), sarà «concordato da maggioranza e governo, che devono camminare di pari passo». Ma non è escluso affatto che la proposta di modifica sia accompagnata da altre proposte provenienti sempre dal centrodestra. E non è escluso che di fronte alla richieste di «attenuamento» della delega elaborate dalla Cdl il ministro Maroni decida di «chiamarsi fuori».
Nel complesso, però, i senatori della maggioranza uno schema di base dell’emendamento lo hanno già messo a punto. Sostanzialmente, esso accoglie pienamente due delle principali richieste di Cgil-Cisl-Uil: l’introduzione del silenzio-assenso per la devoluzione delle liquidazioni ai fondi pensione (che non sarà dunque più obbligatoria), e l’eliminazione
tout court della decontribuzione a favore delle imprese per i nuovi assunti, teoricamente a parità di pensione. Una misura fortemente voluta da Confindustria, che però non ha retto all’obiezione di come sia possibile allo stesso tempo tagliare le pensioni per far quadrare i conti e alleggerire il prelievo dei datori di lavoro. Fino a pochi giorni fa si pensava a un «congelamento» della decontribuzione, ma adesso sembra decisa la sua eliminazione, compensata dalla fiscalizzazione di alcuni oneri sociali «impropri» a carico delle aziende.
Ma naturalmente il punto decisivo da affrontare è quello dell’innalzamento dell’età per il pensionamento di anzianità dal 2008. E qui è pressoché impossibile trovare una soluzione che eviti di attirare le proteste (e gli scioperi) di Epifani, Pezzotta e Angeletti. L’intenzione di eliminare il cosiddetto «scalone», infatti deve essere contemperata con i «no» di Giulio Tremonti e Roberto Maroni a misure che non offrano lo stesso risparmio o che agiscano da prima del 2008. E così, per adesso la maggioranza sembra orientata a varare uno schema con «quota 97»: ovvero, dal 2008, per la pensione di anzianità bisognerà avere 61 anni di età e 35 di contributi, o 60 e 36. In più, per far tornare i conti, si pensa a ridurre da 4 a 2 le «finestre» per i potenziali pensionati, in pratica con un allungamento di sei mesi della permanenza al lavoro.
Nulla che possa entusiasmare le confederazioni, nonostante la trasparente volontà di An e Udc di trovare almeno il consenso di Cisl e Uil, seguendo lo schema suggerito dalla Margherita (quota 94). E a nulla hanno condotto neppure i sondaggi riservatissimi effettuati in questi giorni da Palazzo Chigi verso queste due sigle sindacali: di accordo separato non è aria. In più, c’è da verificare l’interesse reale del ministro Maroni per questo tipo di mediazione. Maroni, teoricamente, dovrebbe convocare i sindacati la prossima settimana. Non si capisce se presentando la proposta della maggioranza, o una del governo.
Intanto, mentre nel centrosinistra sembra raggiunta una sorta di «tregua» sul tema della previdenza, tocca a Cgil-Cisl-Uil decidere le proprie mosse: un’occasione potrebbe essere quella del vertice unitario di martedì. Non sarà un incontro facile, perché oltre alle pensioni si dovrà discutere di temi su cui le tre centrali sindacali si confrontano senza successo da anni, come la contrattazione e la rappresentanza. Ieri, parlando al convegno della Margherita sulla previdenza, il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha voluto sottolineare i punti di unità: «siamo d’accordo su 11 cose su 12 – ha detto Epifani – l’unico dissenso è su come affrontare la gobba previdenziale». Dalla stessa tribuna, il segretario della Cisl Savino Pezzotta ha ammesso che le confederazioni hanno «ricette diverse per affrontare lo stesso problema». È quanto afferma il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, secondo il quale con i colleghi di Cgil e Cisl «qualche problema da affrontare c’è».