Pensioni, la Lega vuol cambiare ancora

25/02/2004


MERCOLEDÌ 25 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 33 – Economia
 
 
Pensioni, la Lega vuol cambiare ancora
I Ds contro i 60 anni per le donne: così scompare l´anzianità
          Proposto un subemendamento che rende meno forte il gradino nel 2008. Sassi: incongruente un´età diversa tra i due sessi

          Il piano alternativo prevede 57 anni anagrafici e 38 di contributi
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Alla Lega Nord la proposta di riforma delle pensioni del governo non sta bene. A dispetto delle dichiarazioni del ministro leghista del Welfare, Roberto Maroni, che considera chiusa la partita sulla previdenza, il partito di Bossi rilancia. La Lega Nord propone che, accanto alla nuova soluzione contenuta nell´emendamento (60 anni di età e 35 di contributi nel 2008, 61 anni nel 2010 e 62 nel 2014) e ai 40 anni di contributi, sia previsto – per la pensione di anzianità – un terzo canale di uscita: la possibilità di andare in pensione nel 2008 ancora con 57 anni, ma con 38 anni di contributi e pesanti tagli all´assegno previdenziale (i vecchi disincentivi), derivanti dall´applicazione del metodo contributivo su tutto l´arco della vita lavorativa.
          La proposta è stata avanzata ieri dal deputato della Lega, Dario Galli, in una riunione di maggioranza a Palazzo Madama. Con una dichiarazione alla Adnkronos, Galli ha spiegato che l´obiettivo è di «ammorbidire la rigidità dei 60 anni di età». È scettico, però, il senatore Antonio Vanzo, anch´egli leghista: «Sì, se n´è parlato, ma non si è deciso nulla». Il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, non esclude invece la presentazione di un subemendamento della Lega. «La proposta del governo resta quella», taglia corto il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli.
          Suscita polemiche, intanto, il fatto che – con l´innalzamento dell´età pensionabile a 60 anni per uomini e donne – queste ultime vedano coincidere l´età per la pensione di anzianità con quella richiesta per la pensione di vecchiaia. Da un lato il presidente dell´Inps, Giampaolo Sassi, ritiene che una diseguaglianza nell´età pensionabile sia «un´incongruenza demografica», lasciando intendere che, se fosse per lui, sarebbe bene parificare anche l´età per la pensione di vecchiaia (oggi a 60 per le donne e a 65 per gli uomini). Dall´altro, i ds Battafarano e Piloni giudicano questo provvedimento -che di fatto «cancella la pensione di anzianità per le donne – ingiusto e inaccettabile. E a Sassi replicano: «L´esistenza di un limite più basso per l´età di pensionamento delle donne non è un´incongruenza, ma il riconoscimento del loro doppio lavoro».
          Un «no» all´innalzamento dell´età pensionabile delle donne viene anche dalla Confsal, confederazione dei sindacati autonomi. Ma il vicepremier Gianfranco Fini conferma: «Le donne continueranno a andare in pensione a 60 anni». Il testo della riforma dovrebbe approdare domani in commissione Lavoro del Senato, ma non è escluso che lo slittamento si prolunghi. Nel frattempo la Conferenza dei capigruppo non ha calendarizzato la delega del governo per le prossime settimane, per cui – bene che vada – le pensioni andranno in aula dopo la metà di marzo. E qualcuno nell´opposizione comincia a sospettare un rinvio a dopo le elezioni.

LA RIFORMA
l’età pensionabile
Nel 2008 si lascerà a 60 anni di età e 35 di contributi. Dal 2010 solo per gli uomini si sale a 61e dal 2014, previa verifica, a 62 anni
niente disincentivi
Contrariamente al testo iniziale, non è più prevista la possibilità di lasciare a 57 anni di età e 35 di contributi sia pure con una pensione minore
tfr nei fondi pensione
Verrà istituito il silenzio assenso per l’utilizzo del nuovo Tfr (la liquidazione) nei fondi pensione, invece della iniziale obbligatorietà
aliquote e contributi
Non ci saranno stangate sulle aliquote degli autonomi né ci sarà il taglio ai contributi dei neoassunti, come chiedeva Confindustria