Pensioni, la Lega cerca disincentivi soft

27/06/2003

      venerdì 27 giugno 2003

      LA REVISIONE DEL WELFARE -Maroni conferma divergenze col Tesoro:
      il Governo deciderà collegialmente – Giorgetti: spazio per un compromesso
      Pensioni, la Lega cerca disincentivi soft
      Alemanno sollecita misure nel Dpef mentre il premier conta sulla nuova sensibilità
      che nasce in Europa

      ROMA - La "questione-pensioni" deve essere affrontata nel corso della verifica di maggioranza. Su questo punto i ministri Roberto Maroni (Lega), Gianni Alemanno (An) e Rocco Buttiglione (Udc), pur con obiettivi in parte diversi, sono d’accordo.
      E il raggiungimento di un’intesa nella Cdl non appare neppure troppo difficile.
      Per la Lega, da sempre contraria a interventi sulle "anzianità", i margini per realizzare
      nuove misure sulla previdenza «ci sono ma nell’ambito della ragionevolezza». Intanto, Silvio Berlusconi rilancia l’apertura di una sessione durante la presidenza
      italiana dell’Ue per giungere a «misure di riforme europee comuni dei sistemi previdenziali». Non a caso il piano dell’Italia per il semestre di presidenza punta
      a incentivare la permanenza al lavoro e a disincentivare i pensionamenti anticipati. Ma la commissaria Ue, Anna Diamantopoulou, ribadisce che «non si può utilizzare il
      modello della Maastricht per le pensioni in Europa», apprezzando però l’idea di Berlusconi di «andare verso un maggior coordinamento» a livello europeo.
      E intanto da uno studio della PriceWaterhouseCooper (Pwc) emerge che nel 2050 l’impatto della spesa pensionistica sul Pil potrebbe aumentare in Italia dell’8,9%, raggiungendo quota 22,7% rispetto al 13,8% del 2000. Secondo una proiezione
      del Comitato di politica economica (Epc), basato su dati forniti dagli Stati membri, l’impatto della spesa previdenziale sul Pil dovrebbe infatti passare dal 13,8% del 2000 al 14,1% del 2050, con un incremento contenuto allo 0,3 per cento.
      Ma a Bruxelles circolerebbero voci secondo le quali l’Italia «rischia di sovrastimare»
      la propria capacità di creare occupazione nell’ immediato.
      Tornando al versante italiano, a sottolineare che un’intesa è possibile è Giancarlo Giorgetti (Lega). Che definisce «draconiani e non digeribili dalla Lega» gli interventi proposti dal ministro Giulio Tremonti (contributivo per tutti e innalzamento
      della soglia d’accesso alle anzianità da 57 a 60 anni) ma aggiunge che «ci sono delle formule di cui si può discutere» e che, comunque, «la decisione è collegiale». In altre parole la Lega è pronta a impuntarsi su misure dirette a frenare le "anzianità"
      ma sarebbe disponibile a trattare sul contributivo per tutti e su eventuali disincentivi soft. Anche se per l’ex sottosegretario all’Economia, Vito Tanzi, la cura migliore sarebbe l’aumento dell’età pensionabile.
      A ribadire che spetterà al «Governo nella sua interezza» la decisione finale sulle pensioni è Maroni. Che continua a difendere la delega all’esame del Parlamento.
      E conferma la diversità di vedute con Tremonti: «Finora ci sono opinioni legittime e importanti» ma diverse. Di qui l’opportunità che l’argomento rientri nella verifica, anche se Maroni aggiunge: «L’agenda della verifica non la scrivo io. Berlusconi
      sta definendo l’agenda del semestre italiano e le cose che la maggioranza dovrà fare nei prossimi mesi.
      Vedremo se ci metterà le pensioni e come ce le metterà». Maroni esclude scambi politici tra devolution e pensioni aggiungendo (come Umberto Bossi) che sulla previdenza non si aprirà una crisi di Governo. E sottolinea che il dato interessante
      è che l’Esecutivo intende investigare sulle invalidità.
      A essere favorevole alla strada della verifica per le pensioni è pure Alemanno. Che dice «no» a qualsiasi «intervento verticistico», come il ricorso ad un decreto: il tema «va inserito nel Dpef», e serve «un tavolo di concertazione con le parti sociali». Anche Buttiglione sostiene che è «ragionevole» che si parli di pensioni nella verifica «senza demagogia». E aggiunge che occorre fare della previdenza una questione
      europea: maggiore controllo della spesa pensionistica per liberare risorse da investire in infrastrutture. Ma la Cgil boccia subito questa ipotesi, affermando di essere
      pronta a scioperare. Anche Cisl e Uil sono pronte a farsi smentire e chiedono al Governo di rispondere alle loro proposte.

      MARCO ROGARI
      ni
      anzianità *
      N. pensioni
      invalidità *