Pensioni, la destra teme lo scontro

07/10/2003




martedì 7 ottobre 2003
Pensioni, la destra teme lo scontro
Fini attacca il sindacato: sciopero politico. Cgil, Cisl e Uil: esecutivo senza argomenti
di 
Felicia Masocco


ROMA Nel governo della Casa delle libertà è una babele, Udc e An sono costrette al dietro-front dalla estemporanea proposta di un emendamento per alleggerire la riforma delle pensioni; Maroni se la
prende con la Cgil; Fini è in evidente affanno e attacca i sindacati colpevoli di aver messo in campo uno sciopero «politico».
Quanto alle fughe in avanti di esponenti del suo partito come Gianni
Alemanno, il vicepremier cerca di riportare ordine: «in nessun partito è emerso un orientamento diverso dal Consiglio dei ministri».
E attestati di fedeltà piovono dai centristi. Buttiglione, Giovanardi,
Follini prendono le distanze dall’iniziativa «personale» del capogruppo Udc alla Camera Luca Volontè. È un «serrate le fila» che la dice lunga sulle difficoltà e la mancanza di argomenti del governo, così la pensano Cgil, Cisl e Uil che ieri hanno messo in moto le rispettive macchine organizzative per coinvolgere nella mobilitazione del 24 ottobre quante più persone possibile.
Le segreterie unitarie hanno fissato le modalità per lo sciopero del 24 ottobre. E a Fini che ha liquidato la protesta come «politica» visto che si tiene oggi contro un provvedimento che ha decorrenza nel 2008, le confederazioni rispondono «non è che l’inizio» e mettono nero nero su bianco che lo sciopero è per «contrastare le proposte sulle pensioni, legge finanziaria, contratti per i pubblici dipendenti
e per la difesa del potere di acquisto delle pensioni e dei salari».
In sostanza si sciopera contro l’intera politica economica del governo. Queste le modalità: si fermano per l’intesa giornata i lavoratori della scuola e quelli del pubblico impiego; per l’intera mattina i bancari;
le quattro ore di stop nei trasporti saranno gestite dalle categorie; per quotidiani e agenzie di stampa deciderà la categoria; radio e tv si fermano quattro ore il 23 ottobre.
Alla mobilitazione delle confederazioni si aggiunge quella dell’Ugl e
quella della Confsal (4 ore) e quelle dei sindacati di base con 8 ore.
Cgil, Cisl e Uil preparano un documento in cui faranno le pulci alla «riforma» per far capire ai lavoratori le penalizzazioni che si profilano: «Tutti i sindacati, hanno ragioni di merito da vendere,
altro che sciopero politico. Ma il governo finge di non vederli perché non vuole rispondere. Non hanno assolutamente argomenti, e le parole di Fini lo dimostrano», spiega la segretaria confederale
Cgil Morena Piccinini. E al ministro del Welfare che ha chiamato in causa il sindacato di Epifani sugli incentivi, Piccinini replica: «Maroni continua a ciurlare nel manico perché sa benissimo che anche
sugli incentivi la Cgil ha fatto una proposta alternativa esattamente in occasione dell’incontro del primo ottobre.
Proposta su cui lo stesso ministro aveva dimostrato, naturalmente solo a parole, disponibilità a prenderla in considerazione.
Ne consegue che non è la Cgil priva di proposte, ma è Maroni che cerca alibi per dividere i sindacati». Aggiunge il leader della Uil Luigi Angeletti: «Condurremo la nostra battaglia in difesa delle pensioni a lungo». «Se il premier vuole scrivere, scriva, gli italiani non gli crederanno».
In casa sindacale già qualcuno pensa a una grande manifestazione nazionale come nel ’94; e qualcuno azzarda anche una data: sabato 29 novembre o sabato 6 dicembre. L’irritazione continua di
fronte alla litania di Maroni che sarebbe «pronto a discutere anche oggi» se i sindacati avessero proposte alternative: «Basta con la storia delle proposte – replica secco Angeletti -. Le abbiamo fatte e ci
siamo sentiti rispondere con un’altra cosa che non era neanche prevista». Le proposte «le abbiamo fatte sei mesi fa al governo – ripete Savino Pezzotta – Ma loro ci hanno ignorato»