Pensioni, la delega fa il primo passo

20/02/2003




Giovedí 20 Febbraio 2003
NORME E TRIBUTI


Pensioni, la delega fa il primo passo

Previdenza - Alla Camera via libera in commissione: la decontribuzione diventa più soft nonostante il diverso parere del Governo


ROMA – Sale la "temperatura parlamentare" sulle pensioni. Ieri, dopo oltre 13 mesi di attesa, la commissione Lavoro della Camera ha dato il via libera, in sede referente, alla delega-Maroni recependo tutte le modifiche suggerite dalla commissione Bilancio. A cominciare da quella che, di fatto, annulla la "forbice" per la decontribuzione sui neo-assunti (a 0 a 5 punti invece che da 3 a 5 come previsto dal Governo), aprendo la strada a un taglio "soft". Una decisione che la commissione ha preso in un clima infuocato, con l’opposizione che abbandonava la seduta per la ristrettezza dei tempi e annunciava battaglia in Aula, in palese contrasto con l’orientamento del Governo. Non più tardi di ieri mattina il ministro Roberto Maroni aveva detto che la decontribuzione del 3-5% non doveva essere toccata e questa era l’indicazione dell’Esecutivo per la Commissione. Ma questo orientamento non è stato rispettato. Di qui l’immediato annuncio, nel primo pomeriggio, di Maroni che il Governo presenterà in Aula a Montecitorio un emendamento «per reinserire» il limite minimo del 3% per la decontribuzione, anche perché «sotto questa soglia la misura sarebbe inefficace». Quanto alle altre modifiche introdotte sulla base delle richieste della commissione Bilancio, è previsto che l’emanazione dei decreti attuativi della delega venga "vincolata", per evitare squilibri finanziari, al parere delle commissioni parlamentari e che la totalizzazione venga attuata secondo un principio di "progressività". Il tutto nel corso di una seduta molto rapida che ha provocato la protesta di Ulivo e Prc che, oltre a non votare, hanno annunciato battaglia in Aula dove presenteranno tre pregiudiziali di costituzionalità al Ddl. Un atteggiamento subito criticato da Maroni: «La partita inizia ora in Aula. La sinistra vuol mantenere lo status quo e questo è il pericolo vero che può portare alla crisi finanziaria del sistema pensionistico». Il ministro ha ribadito che il Governo punta a un’approvazione della delega entro giugno per poter inserire l’indicazione di qualche provvedimento delegato già nel Dpef. E ha confermato che l’Esecutivo è intenzionato a presentare in Parlamento (ancora da decidere se alla alla Camera o al Senato) altri emendamenti. Primi fra tutti quelli relativi all’abolizione della misura che vincola all’assenso del datore la permanenza in attività del lavoratore in possesso dei requisiti di anzianità e allo soppressione di tutte le norme previdenziali e fiscali che incentivano i pensionamenti in età più giovane (si veda «Il sole-24 Ore» del 13 febbraio). E non è escluso che in questo pacchetto possano essere inseriti anche i correttivi sul ricorso a un "superbonus" per favorire il rinvio dei pensionamenti ed, eventualmente, sull’estensione del metodo contributivo per tutti. Quanto ai disincentivi sulle "anzianità", anche ieri Maroni, nel corso della presentazione dello studio-Brambilla sulla riclassificazione delle spese per il Welfare (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) ha ripetuto di essere fermamente contrario a questa misura. Ma sulla delega il ministro dovrà fare i conti anche con i sindacati. Secondo Guglielmo Epifani (Cgil), lo studio del sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla, dal quale emerge che il peso delle pensioni sarebbe più basso di quello contabilizzato attualmente, conferma che sulle pensioni «non c’è alcun allarme». E aggiunge che la destinazione obbligatoria del Tfr maturando ai fondi pensione, prevista dalla delega, è incostituzionale. Per Savino Pezzotta (Cisl) «non c’è bisogno di stravolgere il sistema previdenziale perché i conti sono in regola». Il leader della Cisl ribadisce le sue perplessità sulla decontribuzione e sottolinea che è necessario evitare che il mondo assicurativo eserciti qualsiasi tipo di speculazione sulla previdenza complementare individuale. Secondo Pezzotta a preoccupare è il taglio delle risorse al Fondo sociale operato dal Governo. Immediata la replica di Maroni: «Non è stato tagliato nulla, il confronto con le Regioni è aperto». Ma anche Luigi Angeletti (Uil) ripete che non c’è bisogno di una nuova riforma delle pensioni: «Va invece separata la previdenza dall’assistenza» come emerge dal rapporto di Brambilla. Un rapporto "promosso" anche dal presidente di Confcommercio Sergio Billé («il problema è come attuarlo»). E giudicato «un positivo contributo» da Maroni: «Nella spesa sociale bisogna spendere meglio». Il ministro afferma che proprio il tema della spesa sociale sarà affrontato nel corso del semestre di presidenza italiana della Ue. E annuncia che presto aprirà un confronto con le parti sociali sul Welfare. Ma per Giuliano Cazzola lo studio-Brambilla è un regalo ai sindacati.
MARCO ROGARI
              Gli interventi
              I contenuti della delega e i nodi totalizzazione e indebiti

              Le modifiche alla delega.
              La commissione Lavoro della Camera ha recepito tutte le richieste di modifica al Ddl delega contenute nel parere della commissione Bilancio. Sulla decontribuzione per i neo-assunti non è più prevista la "forbice" di 3-5 punti, ma solo il limite
              massimo del taglio del 5 per cento. È poi "vincolata" ai pareri delle commissioni parlamentari l’emanazione da parte del Governo dei decreti attuativi della delega.
              È stato inoltre formulato in termini di obiettivo, anziché
              in termini precettivi, il criterio della ridefinizione della disciplina della "totalizzazione" che dovrà ampliare «progressivamente» la possibilità di cumulare i periodi
              assicurativi. È stata infine data una diversa copertura finanziaria agli emendamenti già introdotti dalla
              commissione Lavoro per la stesura di un nuovo Testo unico in materia previdenziale (500mila euro) e per l’istituzione di un casellario degli iscritti all’Inps
              (700mila euro). Confermato l’emendamento del Governo per rinviare di anno in anno alla Finanziaria la "copertura" della decontribuzione.

              I principi base. L’impianto della delega resta invariato. Oltre alla decontribuzione, quattro sono le
              misure cardine: incentivi per favorire la permanenza al lavoro dei soggetti in possesso dei requisiti di "anzianità"; liberalizzazione dell’età pensionabile; certificazione dei diritti acquisiti; destinazione del Tfr maturando alla previdenza complementare.

              Il rapporto-Brambilla. Dallo studio del sottosegretario Brambilla sulla riclassificazione delle spese per il Welfare emerge che i costi complessivi per le prestazioni sociali sarebbero superiori di 1-3 punti di Pil a quelle contabilizzate fino a oggi (e anche alla media europea) mentre la spesa per pensioni sarebbe più "leggera". L’assistenza, invece, peserebbe per 50 miliardi di euro.

              La totalizzazione. Sulla totalizzazione la partita è più
              ampia. Oltre ai principi inseriti nella delega, infatti, un primo modulo per l’introduzione del nuovo istituto è previsto dalla Finanziaria 2001 e affidato a un decreto in via di pubblicazione. Il problema degli oneri per le Casse private ha però convinto il ministro Maroni a congelare il provvedimento finché le parti in causa non troveranno un accordo.

              Sanatoria indebiti Inps.
              Il recupero, da parte dell’Inps, delle somme in eccesso erogate negli scorsi anni ai titolari di prestazioni legate ai redditi
              (integrazioni al minimo, maggiorazioni, eccetera) partirà come previsto a marzo. Maroni ha infatti escluso che nella delega o in un altro provvedimento venga inserita la sanatoria totale.