Pensioni, la Cisl a Cgil e Uil “Facciamo noi la riforma”

19/01/2004


DOMENICA 18 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 31 – Economia
 
 
Sì di Pezzotta al piano Rutelli. Epifani: "Aiuta qualcun altro". Controproposta dei Ds
Pensioni, la Cisl a Cgil e Uil "Facciamo noi la riforma"
          Rapporto del Cer: la spesa previdenziale salirà meno di quanto prevede il governo
          Il sistema contributivo disposto dalla legge Dini disincentiverà le uscite anticipate

          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Savino Pezzotta, segretario generale Cisl, la definisce «una provocazione politica molto interessante». Il problema è che la proposta della Margherita – alzare di due anni l´età pensionabile a partire dal 2005 in relazione all´allungamento della vita media (una proposta analoga a quella avanzata in dicembre dal segretario Cisl, Baretta) – ha spaccato i sindacati e l´Ulivo. Dopo averla giudicata «incomprensibile», il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ci è tornato sopra ieri con parole gravi: «Se quella proposta dovesse mettere in difficoltà il sindacato – ha detto – finirebbe per aiutare qualcun altro».
          Pezzotta, invece, non vede nella proposta della un´insidia per i sindacati. Al contrario, il progetto Rutelli è per lui l´occasione per tornare a sollecitare la Cgil nella messa a punto di quella «controproposta» unitaria mai formalizzata proprio per le divergenze tra i due sindacati sull´innalzamento dell´età pensionabile: «Serve una proposta compiuta sulla riforma delle pensioni da parte del sindacato», dice Pezzotta.
          In sostanza, la preoccupazione della Cgil è che – attraverso l´iniziativa della Margherita – Cisl e Uil (anche Angeletti è pronto a discutere della proposta Rutelli-Treu) possano andare a un accordo separato sulla previdenza. Anche l´ala destra del sindacato di corso Italia questa volta è con Epifani e respinge l´idea della Margherita: «La proposta della Margherita è incomprensibile per ragioni di metodo e di merito – dice Antonio Panzeri – di merito perchè non si comprende la coerenza con le proposte unitarie dell´Ulivo in Parlamento. Di metodo perchè un´ipotesi come quella avanzata rischia solo di produrre ulteriori divisioni sia sul piano sociale che politico». Analoga l´analisi di Megale: «Le ragioni di metodo e di merito che hanno portato fin qui l´Ulivo a ritenere la delega del governo inaccettabile non sembrano cambiate».
          Livia Turco, responsabile Welfare dei Ds, sottolinea che «correttivi all´età pensionabile non possono essere discussi separatamente da una riforma complessiva del Welfare e di fronte a un governo diviso e confuso, incapace di condurre una trattativa seria con le parti sociali». Sulla stessa linea, il responsabile Lavoro del Welfare, Cesare Damiano, che con la Turco ribadisce la preoccupazione della Quercia «per la confusione e l´indifferenza con cui il governo sta affrontando la crisi conomica e sociale del Paese». Anziché l´innalzamento dell´età pensionabile, Damiano e Turco propongono «un´accelerazione della fase transitoria della Dini estendendo a tutti il contributivo pro rata a tutti». Rutelli e la Margherita trovano comunque conforto nelle reazioni di An: «La posizione di Rutelli è responsabile, un´opposizione governante non può non porsi il problema di affrontare la riforma del sistema pensionistico», dice Pasquale Viespoli, sottosegretario al Welfare. E il ministro Gasparri: «Rutelli oggi ha preso atto che c´è un aumento dell´età media delle persone e quindi ha proposto di spostare di due anni l´età pensionabile. Bravo Rutelli, ci ha messo un po´ di tempo, ma fa parte di coloro che devono un po´ sforzarsi».
          La necessità di una riforma delle pensioni come quella impostata dal governo è frattanto contestata apertamente dal Cer, che per conto dello Spi-Cgil ha realizzato uno studio dove si sostiene che i dati della Ragioneria dello Stato sulla gobba pensionistica sono sovrastimate. Secondo il Cer, l´età attesa di pensionamento da parte dei lavoratori è superiore a quella incorporata nelle stime della Ragioneria, «che quindi possono essere approssimate per eccesso». Secondo il Cer, infatti, «i meccanismi virtuosi spontaneamente innescati dalla riforma Dini potrebbero valere un risparmio aggiuntivo, rispetto alle stime della Ragioneria, di quattro decimi di punto nel 2018». Questo perché pur di non veder decurtata la pensione per via del sistema contributivo introdotto dalla legge Dini, molti lavoratori sceglieranno di restare al lavoro più a lungo. Il che significa che con una semplice accelerazione della Dini sul contributivo pro-rata si potrebbero ottenere pressappoco gli stessi risparmi (0,7 sul Pil) di quelli perseguiti dal governo con una manovra che colpisce pesantemente le pensioni di anzianità.