“Pensioni” La Cgil: avanti piano

19/01/2007
    venerdì 19 gennaio 2007

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    La Cgil: sulle pensioni avanti piano

    Epifani avverte
    Rifondazione
    «Se chiedete troppo
    non si farà nulla»

    STEFANO LEPRI

    ROMA
    Sulle pensioni non chiedete troppo, perché altrimenti non si farà nulla. È l’avvertimento che Guglielmo Epifani, il segretario generale della Cgil, ha rivolto a Rifondazione comunista. Al suo convegno di ieri, il Prc ha presentato una piattaforma in cui sulla previdenza si chiede praticamente tutto l’immaginabile. Epifani teme che il governo, paralizzato dai dissensi, lasci tutto com’è, cosicché secondo il «gradone» della legge Maroni dal 2008 nessuno andrà a riposo prima dei 60 anni.

    Tanto più che al leader della Cisl, Raffaele Bonanni, pure lui invitato al convegno di Rifondazione, l’esito di lasciar tutto come sta non pare il peggiore possibile: «io glielo avevo detto, al governo, che avrebbero creato due problemi per risolverne uno…». Alla Cisl preme invece negoziare con il governo su altre materie, come infrastrutture, produttività, liberalizzazioni, e la previdenza pare meno urgente; mentre la Cgil desidera un accordo sulle pensioni «al più tardi in giugno».

    Divergenze tra le due grandi confederazioni a parte, non c’è dunque nessuna saldatura tra i sindacati e l’ala sinistra della coalizione di governo. Epifani ha usato parole piuttosto dure: «Il diritto di veto e il potere di veto va rovesciato: se tutta la maggioranza non cancella la legge Maroni, la Maroni ce la teniamo». Poiché «noi e le parti più responsabili del Governo abbiamo lo stesso obiettivo», ha detto il leader della Cgil, «anche Rifondazione deve sforzarsi di portare nel Governo un percorso di convergenza».

    Tende subito la mano ad Epifani il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, che in un intervento televisivo accenna a un problema posto dai sindacati: «il sistema attuale penalizza i giovani e darà loro pensioni inferiori a quelle che percepiscono adesso i pensionati» perché «il lavoro è cambiato, non esiste più il posto fisso». Può essere l’accenno a interventi capaci di far accettare a Cgil, Cisl e Uil la revisione dei coefficienti di calcolo delle pensioni. Padoa-Schioppa sostiene che «ognuno dovrà fare uno sforzo» e l’accordo si troverà.

    La piattaforma di richieste presentata da Rifondazione comprende: «nell’immediato», abolizione completa del «gradone» della legge Maroni, perché tutti possano continuare ad andare in pensione a 57 anni se hannno già 35 anni di contributi, inoltre l’aumento delle pensioni minime, e nessuna modifica dei coefficienti; in prospettiva un nuovo sistema di calcolo che garantisca sempre pensioni al 65-70% del salario, e molto altro. Sono misure che costerebbero decine di miliardi di euro, per cui il Prc propone di «rendere reato penale l’evasione contributiva».

    Altre componenti della coalizione di governo non l’hanno presa affatto bene. «Rifondazione getta soltanto fumo negli occhi dei pensionati, promettendo tutto tutti» dice Massimo Donadi di Italia dei valori; «pura demagogia» secondo Enrico Boselli dello Sdi. Francesco Rutelli attacca senza nominare: «Nessuno può immaginare che lo Stato italiano paghi la pensione dai 57 agli 87 anni senza capire che il monte risorse si prosciuga»; ovvero occorre proeccuparsi «della sostenibilità di un sistema che lascia invariata la durata della vita lavorativa di fronte a una crescita della durata media della vita». Altri preferiscono ignorare e tenere il discorso aperto con Cgil, Cisl e Uil.

    Le tre segreterie sindacali, riunite ieri sera, hanno approvato un documento che nella parte sulle pensioni resta sul vago perché spetta al governo di fare una proposta unitaria, mettendo d’accordo la sua maggioranza. I tre segretari confederali ieri sono stati polemici anche contro l’ala riformista del governo: Bonanni la invita a «non giocare al risiko».