«Pensioni italiane, una tassa sul lavoro»

01/02/2002





Il presidente di Confindustria D’Amato ad Harvard e al Mit: �La competitivit� impone il cambiamento, il consenso serve per agire�
�Pensioni italiane, una tassa sul lavoro�
Modigliani insiste: �� nell’interesse dei lavoratori una forte riforma del sistema�
Mario Platero
(DAL NOSTRO INVIATO)

CAMBRIDGE – Harvard e Mit, due delle pi� prestigiose universit� americane hanno analizzato mercoled� il �caso Italia�, mettendo sotto il torchio di professori, premi Nobel e studenti il presidente della Confindustria Antonio D’Amato. Ed economisti del calibro di Franco Modigliani (Mit) o Martin Feldstein (Harvard), in genere schierati su sponde opposte della teoria economica, si sono trovati d’accordo su un punto: in materia di pensioni, di rigidit� strutturali, di sommerso, di ostacoli alla crescita delle piccole o medie aziende, l’Italia resta molto indietro rispetto ad altri Paesi europei. E per ridurre gli oneri contributivi che rendono il costo del lavoro italiano uno dei pi� alti del mondo, per eliminare le rigidit� strutturali, occorre un approccio sistemico, non a compartimenti stagni. Soprattutto, occorre agire. D’Amato ha cercato di spiegare la complessit� del dibattito sociale italiano, inquinato da strumentalizzazioni politiche che rendono tutto pi� difficile. Ma per il pubblico la storia � vecchia, si ripete. E persino Modigliani a un certo punto � sbottato: �Ma voi non siete capaci di spiegare a questi lavoratori, a questi 600.000 che sono scesi in piazza, che questo va contro il loro interesse? Perch� il sindacato vuole che sul lavoratore continui a gravare una tassa del 33% che � la pi� forte del mondo?� Per Modigliani, ostinarsi su questioni ormai superate dal tempo significa abbattere il salario che �il lavoratore porta a casa� e significa appunto imporre una vera e propria tassa sull’occupazione. Ed � allibito dal fatto che ci si ostini a bloccare un allargamento, per giunta sperimentale, dell’articolo 18 per consentire al sommerso di emergere: �Ma tutti questi pensionati che sono iscritti al sindacato, non si preoccupano del lavoro dei loro figli?�, si � domandato. Martin Feldstein, professore a Harvard, consigliere economico di numerosi presidenti e responsabile del National Bureau on Economic Research, � preoccupato dalle resistenze che vi sono per una privatizzazione del sistema pensionistico. Feldstein ha addirittura proposto una emancipazione del lavoratore in America, chiedendo che ciascuno possa avere un controllo diretto su tutti i contributi che oggi vengono versati allo Stato. Negli Usa il sistema di pensioni e assistenza medica riceve contributi pari al 15,3% del salario, diviso in parti uguali fra azienda e lavoratore, fino a un massimo di 80.400 dollari. Ciascun lavoratore � poi libero di scegliere un programma di pensionamento integrativo. � facile dunque comprendere lo sbalordimento degli interlocutori americani davanti a un sistema che appare arretrato per tenere il passo con le dinamiche di un’economia di mercato avanzata. E la combinazione di tasse elevate e rigidit� strutturali finisce per allontare investimenti diretti, indispensabili oggi per dare equilibrio e un passo armonico allo sviluppo. � stato a quel punto che D’Amato � salito in cattedra, cercando di rassicurare i suoi interlocutori diretti e il folto pubblico presente in due occasioni diverse nella giornata, almeno su una questione: il fronte delle riforme � ormai aperto da una maggioranza del Paese che vuole muoversi in avanti, a costo di uno scontro sociale. �Vogliamo, credo tutti, una soluzione razionale – ha detto D’Amato -. Ma non c’� pi� paura di uno sciopero n� possiamo fermare le riforme per via di uno sciopero. Nello sciopero di ieri c’� stata un’adesione tra il 25 e il 50%, 20 anni fa era tra l’80 e il 100%. Gli italiani non ne possono pi� dell’incapacit� di risolvere i problemi sul tappeto. Oggi c’� una maggioranza stabile e alla fine sar� il Governo a dover decidere, altrimenti vien fatto di chiedersi: ma perch� abbiamo un Governo?� D’Amato ha parlato in inglese, a braccio, in stile diretto e chiaro: �Finalmente un italiano che parla con chiarezza e senza troppi giri di parole – ha detto Modigliani, durante la prima riunione, una conferenza di D’Amato all’Alfred Sloan Business School dell’Mit -, mi congratulo con la Confindustria per aver scelto questo presidente�. All’incontro che si � tenuto in serata, nel corso di una cena offerta al centro per gli studi europei di Harvard, oltre a Modigliani e a Feldstein c’erano fra gli altri anche Peter Hall, direttore del centro, Alberto Alesina e una trentina di altri parecipanti del mondo accademico. Non sono mancati i toni polemici: �Mi domando come si potranno fare le riforme quando persiste un problema di conflitto di interessi� ha chiesto Alesina. �L’unica cosa che so � che il governo di Centro-sinistra le riforme non le ha fatte�, ha risposto D’Amato. Il presidente della Confindustria ha anche voluto rassicurare i suoi interlocutori sulla vocazione europea del nostro Paese, ha ricordato che l’Italia � sempre stata all’avanguardia nel processo di integrazione fin dal trattato di Roma e ha attribuito l’evidente confusione che emerge sulla stampa internazionale e un vecchio problema italiano: �Quello di trovare sempre qualcuno all’esterno per risolvere un problema. Con la stampa straniera qualcuno pensa di avere maggiori consensi. Ma non � giusto strumentalizzare l’immagine italiana all’estero per risolvere problemi di politica interna. Tanto pi� che si manda il messaggio sbagliato�. In serata infine, quando ci si arrovellava sui numeri, sull’impatto dell’abbattimento, sul numero di anni necessario per coprire i buchi di un sistema troppo generoso con i vecchi e ingeneroso con i giovani, Feldstein, Modigliani e D’Amato hanno deciso di continuare a ragionare fino a tarda notte in casa del premio Nobel italiano. A porte chiuse e in forma privata.

Venerd� 01 Febbraio 2002