Pensioni, Italia la più spendacciona

04/10/2004


        ItaliaOggi – Economia e Politica
        Numero 236, pag. 5 del 2/10/2004

        Sono le indicazioni dell’Outlook 2004 della commissione europea sulla situazione nell’Ue a 25

        Pensioni, Italia la più spendacciona
        Troppo poco invece è destinato alla spesa sociale pro capite

        di Teresa Pittelli

        L’Italia spende troppo per le pensioni e troppo poco per la spesa sociale. Il verdetto è contenuto nell’Outlook 2004 della Commissione europea sulla situazione sociale nell’Unione, secondo il quale l’Italia è al primo posto, nella Ue a 25, per la quota che le pensioni occupano nell’insieme delle prestazioni sociali: più del 60% nel 2001, seguita dalla Grecia (50%). Tra i grandi paesi, solo Gran Bretagna e Spagna hanno una spesa pensionistica superiore al 45%. Paradossalmente però, come emerge dalle tabelle dell’Outlook, l’Italia si trova al di sotto della media europea in tema di spesa sociale, calcolata pro capite e in base al potere d’acquisto. In realtà i rilievi della Commissione andrebbero integrati con l’analisi della composizione della spesa previdenziale italiana, che non è separata dalla voce assistenza, e risulta quindi molto più pesante di quanto in realtà non sia, in termini di incidenza sul pil e sulla spesa sociale nel complesso. Separare la voce assistenza dalla previdenza, quindi, e investire di più per finanziare lo stato sociale, sembrerebbero le direttive sulle quali il governo dovrebbe muoversi, alla luce di questi dati.

        È vero, comunque, che il problema del peso della spesa pensionistica è comune a tutti gli stati membri, nella maggior parte dei quali, come nota l’Outlook, ´la quota più significativa della spesa per la protezione sociale nel 2001 era rappresentata dalle prestazioni pensionistiche (vecchiaia e superstiti), seguite dalle prestazioni per malattia. Le altre prestazioni, invece, ammontavano a meno del 30% del totale’.

        Il report della Commissione è molto attento alla spesa pensionistica della nuova Europa, anche perché, spiega, ´l’invecchiamento della popolazione costituirà una sfida importante per l’Unione europea a 25′. Sebbene la maggior parte dei nuovi stati membri abbia una popolazione relativamente più giovane, a causa dei maggiori livelli di fertilità negli anni 70 e 80 e della speranza di vita più bassa, l’´effetto ringiovanimento’, secondo Bruxelles, ´sarà limitato e temporaneo’.

        A lungo termine, infatti, l’ampliamento probabilmente accelererà la tendenza all’invecchiamento nell’Unione europea, dal momento che la maggior parte dei nuovi stati è già arrivata a livelli di fertilità molto bassi.

        Un altro punto, questo della bassa fertilità, che negli ultimi decenni ha influenzato l’andamento demografico dell’Unione, insieme alla crescita stabile della longevità e a un maggior livello di immigrazione. La Ue a 25 è caratterizzata infatti da livelli bassi e bassissimi di fertilità, Italia in testa, con le uniche eccezioni dell’Irlanda, della Francia, dei Paesi Bassi e di alcuni paesi nordici come Danimarca e Finlandia. Una tendenza che andrebbe invertita. ´La maggior parte degli stati che registrano i più elevati livelli di fertilità’, sottolinea la Commissione, ´si caratterizzano per una serie di politiche avanzate a favore della formazione di nuclei familiari, della maternità e delle famiglie con bambini’. (riproduzione riservata)