Pensioni, intesa Casse-Lavoro

22/07/2003




        Martedí 22 Luglio 2003
        LIBERE PROFESSIONI


        Pensioni, intesa Casse-Lavoro

        Previdenza – Le prestazioni derivanti da totalizzazione saranno determinate con il contributivo


        ROMA – Più vicina la possibilità di sommare i contributi previdenziali accreditati in più gestioni per perfezionare il diritto alla pensione. Giovedì il sottosegretario al ministero del Lavoro, Alberto Brambilla, sottoporrà la proposta alle rappresentanze sindacali dei liberi professionisti.
        Il progetto – su cui si è raggiunto il consenso delle Casse private – correggerà le previsioni della delega previdenziale, approvata dalla Camera. La principale novità è il riferimento, per il calcolo delle prestazioni, a un sistema contributivo "ad hoc" per gli enti privatizzati in base al decreto legislativo 509/94. È comunque previsto un coefficiente correttivo per premiare gli iscritti con maggiore anzianità nella stessa gestione, così da ridurre il differenziale rispetto alle prestazioni determinate con il retributivo.
        Tuttavia, qualora l’anzianità maturata nella gestione «sia uguale o superiore a quella minima richiesta per il conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia», si applicherà il sistema "ordinario" della gestione. Si tratta di un’eccezione, là dove è invece la regola nel testo di Montecitorio.
        La somma gratuita dei contributi coinvolgerà anche gli enti di previdenza pubblici, con un onere annuale quantificato tra i 200 e i 250 milioni di euro.
        I trattamenti saranno determinati (senza alcuno spartiacque) in base al sistema contributivo della legge 335/95, cui pure si atterranno le nuove Casse private (decreto legislativo 103/96), finora escluse dalla totalizzazione poiché il diritto alla pensione si "acquista" con cinque anni di versamenti.
        Il "pacchetto" messo a punto dal sottosegretario Brambilla supera (e con l’approvazione abrogherà) l’articolo 71 della legge 388/00, secondo cui la somma gratuita dei segmenti contributivi è riservata a chi, compiuti i 65 anni, non matura il diritto alla pensione in alcuna delle gestioni.
        La proposta Brambilla, invece, fissa due requisiti alternativi: 65 anni di età e almeno 25 di contributi, oppure 40 anni di anzianità contributiva.
        A queste condizioni-base si aggiungono «gli ulteriori requisiti … previsti dai rispettivi ordinamenti per l’accesso alla pensione di vecchiaia». «La disciplina sulla totalizzazione, sollecitata dalla Corte costituzionale con la sentenza 61/99, deve essere considerata – afferma Brambilla – un istituto che si affianca a quello della ricongiunzione onerosa: quest’ultima rimane più conveniente per quanti hanno un’anzianità contributiva limitata».
        L’accordo con le Casse private sulla totalizzazione – commenta il sottosegretario al Lavoro – è uno dei risultati del tavolo di confronto avviato da quasi un anno per garantire l’equilibrio finanziario di medio-lungo periodo delle gestioni previdenziali private. In questo quadro vanno ricondotte, tra l’altro, l’apertura, per le Casse, della previdenza complementare e dell’assistenza sanitaria integrativa, la previsione di istituire fondi immobiliari così da rendere "flessibile" la risorsa-patrimonio e la "clausola" di salvaguardia per gli immobili degli enti privati. Con l’obiettivo di conservare la sostenibilità finanziaria, le Casse hanno a lungo insistito per calcolare le prestazioni pro-quota secondo il metodo contributivo. Che alla fine è stato ritenuto – afferma Brambilla – «un equo bilanciamento tra l’interesse del l’assicurato a ottenere il trattamento previdenziale e l’onere per gli enti». Un costo che, senza aggancio ai versamenti, poteva costituire una bomba a orologeria, visto il basso livello di contribuzione. «Il metodo contributivo per quantificare la pensione derivante dalla totalizzazione – afferma Brambilla – è inoltre in linea con la riforma del sistema pensionistico introdotta dalla legge 335/95». Proprio le simulazioni sull’entità delle prestazioni hanno consentito di evidenziare la distanza – fino a sei volte – tra l’ammontare degli assegni determinati con il sistema retributivo e le pensioni contributive. Da qui, nel rispetto «dell’autonomia e dell’indipendenza delle Casse», come rimarca Brambilla, la prossima sfida: commisurare le prestazioni ai contributi, pur garantendo la solidarietà.

        MARIA CARLA DE CESARI