“Pensioni” Interpretazione restrittiva Inpdap sulla reversibilità

09/02/2007
    venerdì 9 febbraio 2007

    Pagina 32 – Economia

      La Finanziaria conferma l´interpretazione restrittiva dell´Inpdap sugli assegni erogati dopo il 1995. Per 10-20 mila superstiti rischio di restituire gli aumenti

      Pensioni alle vedove, è scontro sui tagli

        L´Udc: "Per la reversibilità il 10% in meno". Il Tesoro: "Allarmismi inutili"

          Per circa 200 mila coniugi
          sfuma la speranza di vedersi
          riconosciuto un trattamento
          più elevato

          ROMA – Scoppia il caso delle pensioni di reversibilità dei dipendenti pubblici, cioè delle pensioni lasciate in «eredità» alla propria vedova da chi passa a miglior vita. Per circa 200 mila coniugi superstiti sfuma la speranza di vedere riconosciuta una pensione più congrua e per 10-20 mila di costoro, che hanno vinto il ricorso presso la Corte dei Conti, si profila il rischio che debbano restituire quanto ricevuto. Invece sul taglio da gennaio del 10 per cento, denunciato dall´Udc e dalla Cisal, delle pensioni di reversibilità è invece intervenuto ieri sera il Tesoro con una netta smentita: «Inutili allarmismi».

          La vicenda è assai complessa e per capirla bisogna risalire alla legge Dini che nel 1995 ha accorpato la contingenza allo stipendio base ai fini del calcolo della pensione degli statali riducendone di fatto l´entità. Di conseguenza, da allora anche le pensioni di reversibilità erogate dopo il 1995 sono diventate più magre.

          Il problema si è posto per coloro che avevano già preso la pensione prima del 1995 (quindi composta da importo netto più contingenza) e che sono deceduti dopo la legge Dini. Come comportarsi con costoro al momento del decesso e del trasferimento della pensione di reversibilità al coniuge? L´Inpdap, l´ente previdenziale degli statali, decise di uniformarsi alla Dini, sulla base di una interpretazione della Ragioneria dello Stato, e dunque di calcolare la pensione di reversibilità con il nuovo metodo che produce un assegno più magro. Questa decisione ha naturalmente provocato le proteste delle «vedove» che hanno fatto ricorso alla Corte dei Conti, la quale a sezioni riunite nel 2002 ha dato ragione ai 10-20 mila ricorrenti che hanno cominciato a percepire un assegno più alto, calcolato cioè con il vecchio metodo.

          La circostanza ha provocato l´allarme dell´Inpdap e della Ragioneria dello Stato preoccupati per i riflessi sulla spesa pubblica e così la legge Finanziaria ai commi 774-776 ha stabilito che aveva ragione l´Inpdap e che dunque le pensioni di reversibilità andavano calcolate con il nuovo metodo e dunque più magre. La misura conferma l´interpretazione dell´Inpdap e dunque le 10-20 mila vedove che avevano avuto riconosciuti gli aumenti ora dovranno restituirli anche se la Finanziaria prevede una dilazione molto ampia: saranno effettuati dei conguagli ma solo in occasione di futuri aumenti. A gennaio tuttavia alcuni pensionati hanno lamentato già una decurtazione in busta. Perché? L´Inpdap assicura che nessun provvedimento è scattato e che chi ha trovato meno soldi in busta deve imputarlo probabilmente a conguagli Irpef. Tuttavia la partita non è chiusa del tutto: la Regione Sicilia ha infatti impugnato la norma della Finanziaria di fronte alla Corte costituzionale.

          Si farà marcia indietro? Il ministero del Lavoro sta esaminando la questione, ma dal Tesoro dicono che non c´è intenzione di modificare la norma.

          Sulla vicenda ieri è intervenuta anche Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci al Senato: «Il taglio alle pensioni di reversibilità è grave e inaccettabile. Più di venti giorni – ha aggiunto – fa ho inviato una lettera al ministro Damiano e per conoscenza al sottosegretario Rosi Rinaldi perché intervenissero immediatamente».

          (r.p.)