Pensioni integrative, manca la copertura

22/11/2004

    domenica 21 novembre 2004

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    «Congelato» l’uso del Tfr: non si trova un miliardo per gli incentivi fiscali
    Pensioni integrative, manca la copertura
    MARCO ROGARI

      ROMA • Un "congelamento" almeno fino all’inizio dell’estate del 2005. È il rischio che sta correndo l’operazione per lanciare la previdenza complementare.

      Anzi, si può parlare ormai di quasi certezza. Le nuove misure previste dalla recente riforma previdenziale, a cominciare dall’uso del Tfr con il "silenzioassenso", sono finite nel vortice delle "coperture finanziarie" con cui sta facendo i conti la maggioranza. Vista la difficoltà di reperire le risorse per la riduzione delle tasse, nuovamente annunciata dal premier Berlusconi, è ormai assai probabile che la copertura per far partire il nuovo corso delle "forme integrative" non possa essere inserita nel maxi-emendamento alla Finanziaria. Anche perché si tratterebbe di circa 1,2-1,4 miliardi (che si andrebbero ad aggiungere agli oltre 6 per il taglio di Irpef e Irap): un miliardo per le compensazioni da garantire alle imprese per la perdita del Tfr; dai 200 a 400 milioni per agevolazioni e incentivi fiscali.

      Le risorse verrebbero inserite in un "collegato" ordinamentale. Che, non essendo vincolato alla sessione di bilancio, avrebbe tempi di approvazione parlamentare abbastanza lunghi. A questo punto anche la scadenza della primavera 2005, già indicata dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, per l’entrata in vigore dei decreti attuativi sulla previdenza complementare, sarebbe automaticamente posticipata nella migliore delle ipotesi a inizio della prossima estate.

      Intanto all’interno degli enti previdenziali cresce la protesta (e la polemica) contro il progetto del Tesoro per "costringere" gli Istituti pensionistici a vendere i loro immobili e le loro sedi. Dopo i presidenti dei Civ di Inps e Inail tocca ora a quello dell’Ipsema, Giancarlo Fontanelli, attaccare l’operazione. E anche i sindacati scendono sul piede di guerra. Dalla Uil arriva un secco "no" alla vendita delle sedi previdenziali «per fare cassa». E anche l’Ugl afferma: giù le mani dagli enti previdenziali.

      Il "nodo" previdenza complementare. Fin all’inizio della scorsa estate il Governo aveva sempre lasciato intendere che, con l’approvazione della riforma Maroni, le nuove disposizioni per garantire il decollo della previdenza complementare sarebbero dovute scattare all’inizio del 2005.

        Successivamente, il ministro del Welfare aveva indicato nella primavera del prossimo anno l’avvio della nuova fase a causa dei tempi tecnici necessari per il varo dei decreti attuativi. Nei giorni scorsi il sottosegretario Alberto Brambilla ha affermato che l’obiettivo del ministero del Welfare è far partire la nuova previdenza complementare entro la fine del primo semestre del 2005.

        E ha aggiunto che il "nodo copertura" (emendamento alla Finanziaria o collegato) non è stato ancora sciolto. In realtà quella del collegato è molto più di un’ipotesi. Con conseguente congelamento almeno fino alla prossima estate.

        L’incognita copertura. La copertura per "l’integrativa" è ancora oggetto di valutazioni da parte dei tecnici del Welfare, del Tesoro e della Ragioneria generale. Secondo alcune prime stime sarebbe necessario circa 1 miliardo per compensare le imprese per la perdita del Tfr e altri 200-400 milioni per le agevolazioni fiscali, in primis la riduzione della tassazione delle "plusvalenze" dei fondi pensione.
        L’ipotesi percorso a tappe. È stato anche ipotizzato un percorso a tappe: rinvio delle misure Tfr e decollo a inizio 2005 solo delle disposizioni per far lievitare a 5.164 À la quota esentasse destinabile dai lavoratori alle forme integrative.

        La battaglia sulle sedi degli enti. «Ci risulta veramente incomprensibile l’accanimento che si riversa sugli enti previdenziali costretti a privarsi di un ingente patrimonio immobiliare senza poter riutilizzare il risultato economico della vendita in nuovi e redditizi investimenti», afferma il presidente del Civ dell’Ipsema, Giancarlo Fontanelli, commentando la richiesta arrivata dal Tesoro. Una richiesta che consentirebbe al dicastero di via XX Settembre di recuperare preziose risorse in un momento difficile per i conti pubblici. La protesta di Fontanelli segue quelle dei presidenti dei Civ dell’Inps, Franco Lotito, e dell’Inail, Giovanni Guerisoli. Duri anche i sindacati. Per Antonio Foccillo (Uil) non si può pensare di vendere le sedi degli enti previdenziali per fare cassa. E anche il vicesegretario dell’Ugl, Renata Polverini, dice: «Ribadiamo un fermo no alla proposta del Governo di disfarsi del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali».