“Pensioni” Inps, 6000 poltrone nel mirino

31/10/2006
    marted� 31 ottobre 2006

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    TAGLI E PRIVILEGI L’ARTICOLO 43 DELLA LEGGE FINANZIARIA VUOLE RIDIMENSIONARE GLI APPARATI LOCALI DELL’ISTITUTO DI PREVIDENZA

    Inps, 6000 poltrone nel mirino

      La manovra vuole cancellare �gli organi inutili�. Ma i sindacati si oppongono

        il caso
        PAOLO BARONI

          ROMA
          Ci sono 6 mila persone in Italia che rischiano la poltrona. Non guadagnano granch� dal loro incarico, ma spesso lavorano appena un’ora la settimana ed in cambio gestiscono una bella fetta di potere. Soprattutto a livello locale. Sono le vittime designate dell’articolo 43 della legge Finanziaria che fa piazza pulita di ben 879 organi centrali e locali dell’Inps e trasferisce ricorsi e pratiche a normali funzionari. A rischio ci sono ben 20 comitati centrali con le loro 192 poltrone di corredo, 20 comitati regionali (che valgono 542 posti) e 102 organi provinciali, che tra presidenti, consiglieri, sottocomitati o commissioni speciali che dir si voglia mettono assieme altre 5.809 poltrone. In larga parte si tratta di �caselle� ad appannaggio dei sindacati confederali, che dirottano qui molti loro dirigenti e funzionari giunti a fine carriera.

          Partita di potere
          �E’ certamente una grossa partita di potere� rileva Giuliano Cazzola, ex sindacalista della Cgil ed esperto previdenziale. Dagli esiti molto incerti. Cgil, Cisl e Uil hanno subito puntato i piedi chiedendo che anche questo tema finisse nel calderone del confronto sulla previdenza che partir� a gennaio. �La riorganizzazione degli enti � prevista dal memorandum – ricorda il numero due della Cisl Pier Paolo Baretta -. E quindi la norma per noi va stralciata�. Anche l’Inps si � chiusa a riccio: in un ordine del giorno approvato il 24 ottobre dal Comitato di indirizzo e vigilanza presieduto da Francesco Lotito, ex segretario confederale Uil, si parla addirittura di �vulnus� perch� la norma metterebbe in discussione il principio di terziet� nella valutazione dei ricorsi e per queste se ne chiede �lo stralcio� immediato.

          Il governo, anzi il ministero dell’Economia, che nelle scorse settimane ha gi� dovuto ingoiare lo stop alla nascita dell’Inpu (l’istituto unico della previdenza che avrebbe dovuto mettere assieme Inps, Inpdap, Ipost, Enpals e Ipsema), sembra invece intenzionato a tenere duro. Magari anche solo per ragioni di principio. Intanto per� in Parlamento la norma � gi� stata bocciata dalla Commissione lavoro della Camera dove la scorsa settimana Rifondazione ha votato assieme all’opposizione. �Sar� una bella battaglia�, commenta Cazzola. E in effetti � difficile dargli torto: basta ragionare un po’ sui numeri.

          Comitati e commissioni
          In base ad una legge del 1989, la numero 88, in ogni Regione � stato istituito un comitato regionale dell’Inps composto da 22 persone dove siedono di diritto ben 12 rappresentanti dei lavoratori dipendenti (pi� 3 rappresentanti dei datori di lavoro, 3 delegati dei lavoratori autonomi). Che moltiplicato per 20 fa gi� 240 poltrone sindacali. A queste poi vanno aggiunte quelle create a livello provinciale, dove i posti riservati ai sindacati sono invece 11 (pi� 3 datori di lavoro e 3 autonomi). Che moltiplicato per 102 fa altre 1122 poltrone. Se si contano anche i 20 comitati nazionali (192 componenti in totale) ed i sottocomitati o �commissioni speciali� provinciali che dir si voglia (1995 persone chiamate a definire le procedure di cassa integrazione nei vari comparti di attivit�), ai quali prendono parte alternandosi nelle responsabilit� i consiglieri presenti nel comitato provinciale (3.264 soggetti in totale, ma 6.222 emolumenti da corrispondere per effetto degli incarichi multipli), si arriva ad un totale di 879 organismi e ben 5.809 poltrone. I presidenti, uno per ogni provincia, per legge sono assegnati ai sindacati, che se li spartiscono a rotazione su base regionale. I rapporti di forza sono quelli sanciti a livello nazionale: il 40-45% dei presidenti provinciali � cos� ad appannaggio della Cgil, il 33-34% va alla Cisl ed il restante 18% spetta alla Uil.

          Gettoni e rimborsi
          Quanto ci costa tutto ci�? Mediamente il gettone di presenza vale tra i 60 e gli 80 euro e solo una minima parte dei consiglieri, quelli dei comitati romani, gode di indennit� fisse. A livello aggregato, invece, secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2004 i comitati regionali (1.276 riunioni) sono costati 2,9 milioni, di cui 1,9 per il personale di segreteria.

          A livello provinciale, invece, 8.238 riunioni (per vagliare 61.384 ricorsi) hanno prodotto una spesa totale di 11,7 milioni di euro, di cui 7,2 a favore delle strutture operative dell’ente. Per quanto riguarda i rimborsi spese per le trasferte ai Comitati regionali sono andati 424.001 euro mentre quelli provinciali ne hanno ottenuti 875.023, ma da questo conteggio sono escluse le partecipazioni alle Commissioni Cig. Se a queste cifre si aggiungono i 2 milioni (1,3 milioni per il personale) spesi dai comitati centrali (513 riunioni per 6.324 ricorsi) si arriva ad un totale di 17-17,2 milioni di euro.

          �L’art. 43 – denuncia Rita Cavaterra, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil – cancella il ruolo storico e la partecipazione delle parti sociali alla vita degli istituti previdenziali. E cancella altres� il diritto dei lavoratori, dei cittadini e dei pensionati ad avere un contenzioso deciso da soggetti terzi�. Anche Cazzola riconosce che i comitati provinciali una certa utilit� ce l’hanno: consentono di amministrare i ricorsi, anche se il direttore provinciale ha sempre l’ultima parola, e poi gestiscono la cassa integrazione ordinaria e la disoccupazione agricola. Per�, conclude, � un bene se vengono tolti di mezzo: �� un armamentario da Paese del socialismo reale�.