Pensioni: In Italia riforma solo a settembre

14/07/2003



        Sabato 12 Luglio 2003


        In Italia riforma solo a settembre


        ROMA – È fissata a settembre la tappa decisiva del percorso che dovrebbe portare alla nuova riforma delle pensioni. Solo in quell’occasione, quando verranno avviati i lavori preparatori della Finanziaria, il Governo prenderà la decisione definitiva sulle scelte da adottare per il settore previdenziale. E con tutta probabilità la discussione ripartirà dal compromesso che era stato quasi raggiunto nei giorni scorsi: nessun intervento diretto sulle "anzianità"; nessuna misura inserita nella Finanziaria tranne, ma solo in extremis, un semi-blocco delle finestre di uscita delle "anzianità" e comunque solo in caso di necessità; un emendamento (da sottoporre alle parti sociali) per introdurre subito alcune novità, a cominciare dal "contributivo per tutti" e dalla stretta sulle false invalidità, alla delega Maroni mantenendone l’attuale fisionomia (incentivi, decontribuzione e uso del Tfr, anche se forse con il "silenzio-assenso", per la previdenza complementare). Il tutto accelerando contemporaneamente la sessione previdenziale Ue (avviata ufficialmente con il meeting di Varese coordinato dal ministro Roberto Maroni) per preparare la strada a un’innalzamento secco dell’età pensionabile da realizzare entro il 2005. Una tabella di marcia, dunque, abbastanza precisa e sulla quale poco influiranno i contenuto del Dpef. Anche se le pensioni non dovessero essere citate dal Documento di programmazione (come è ormai quasi certo), infatti, la partita si deciderà comunque dopo la pausa estiva. Intanto dall’Ulivo arrivano nuove critiche al Governo: Massimo D’Alema e Francesco Rutelli da Londra tengono a sottolineare che una riforma, che ha evitato la bancarotta del sistema previdenziale, c’è già e l’ha fatta nel ’95 il Governo Doni appoggiato dal Centro-sinistra. Settembre decisivo. Solo in vista della stesura della Finanziaria il Governo deciderà definitivamente se e come intervenire. E a lasciarlo intendere è stato ieri anche il sottosegretario Maurizio Sacconi. In altre parole, la maggioranza dovrà scegliere se lasciare la delega Maroni così com’è o se definire nuovi interventi strutturali da sottoporre poi alle parti sociali. E quest’ultimo, nonostante le fibrillazioni nella maggioranza, continua ad essere il percorso più probabile. Un percorso che porta a un emendamento alla delega da collegare eventualmente in autunno alla Finanziaria. Allo stesso tempo il Governo dovrebbe accelerare l’azione in sede europea per completare la sessione Ue sulla previdenza. Il punto di partenza.
        A settembre la maggioranza ricomincerà a discutere ripartendo dal compromesso quasi raggiunto nei giorni scorsi che prevedeva la modifica della delega Maroni (dopo un preventivo confronto con le parti sociali), senza quindi "utilizzare" la Finanziaria e senza interventi diretti sulle "anzianità". E anche per l’emendamento alla delega era stata abbozzata un’ipotesi (peraltro sempre seccamente smentita dal ministro Maroni): estensione del metodo contributivo nella forma pro rata a tutti i lavoratori; stretta sui falsi trattamenti di invalidità; contributo di solidarietà sulle pensioni più ricche; possibile allineamento delle aliquote di computo a quelle di finanziamento (che produrrebbe più effetti sugli assegni dei dipendenti pubblici rispetto a quelli dei privati).
        In caso di necessità sarebbe poi rimasta percorribile la strada di un semi-blocco delle finestre di uscita delle "anzianità" da inserire, in questo caso, nella Finanziaria. sarebbero inoltre rimasti invariati i punti cardine della delega: incentivi per favorire il rinvio dei pensionamenti; decontribuzione sui neo-assunti; liberalizzazione dell’età pensionabile; sviluppo della previdenza integrativa (prevedendo forse il "silenzio-assenso" per l’utilizzo del Tfr e non più il meccanismo obbligatorio). Il tutto avrebbe dovuto costituire un primo passo in attesa di nuovi interventi strutturali da varare tra un paio d’anni dopo le indicazioni provenienti dalla conclusione della sessione previdenziale Ue.
        A questo punto resta da vedere se questa "strategia" sarà confermata in toto.

        MARCO ROGARI