Pensioni in Finanziaria, sul «cumulo» si cambia

29/10/2002




          29 ottobre 2002
          Pensioni in Finanziaria, sul «cumulo» si cambia
          Marco Rogari


          ROMA – Lentamente riparte il "conto alla rovescia" che porta alla riforma previdenziale. Il Governo sta già lavorando per inasprire le regole sull’estensione del cumulo tra pensione ed altro reddito inserite nella Finanziaria 2003. Con tutta probabilità sarà innalzato da 58 a 60 anni il limite anagrafico per beneficiare della "nuova" cumulabilità mentre quello contributivo dovrebbe restare fermo a 57 anni. L’emendamento dovrebbe essere messo a punto nelle prossime ore con l’obiettivo di evitare che le misure si trasformino in una sorta di incentivo al pensionamento. Parallelamente i ministeri del Welfare e dell’Economia stanno affinando il lavoro preparatorio che dovrebbe sfociare nell’apertura (tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2003) di una nuova sessione previdenziale con le parti sociali per correggere la delega ferma alla Camera. L’obiettivo, come ha detto il ministro Roberto Maroni, è alzare l’età pensionabile senza però toccare le "anzianità". Ma i sindacati sulle pensioni continuano a fare muro. «Alzare l’età pensionabile? È stato già fatto – ha detto il leader della Uil, Luigi Angeletti -. Inoltre ci sono anche accordi che incentivano a restare al lavoro».
          Nuove misure per alzare l’età. Maroni ribadisce che i trattamenti di anzianità «non si toccano». Ma, allo stesso tempo, annuncia che «interverremo, come ci ha prospettato il Fondo monetario internazionale, sull’innalzamento dell’età pensionabile». In altre parole, pur confermando che la strada che il Governo intende percorrere resta quella tracciata dalla delega previdenziale, il ministro prospetta nuovi interventi che dovranno essere messi a punto «d’intesa con le parti sociali e poi in Parlamento». Del resto, lo stesso documento della commissione Cazzola, che è stato presentato la scorsa settimana a Bruxelles, prevede il ricorso a nuovi interventi per favorire l’innalzamento dell’età di uscita. Che, secondo le indicazioni della Ue, dovrebbe salire di almeno cinque anni entro il 2010.
          Entro il 2002 la nuova "sessione previdenziale". L’obiettivo del Governo, seppure non dichiarato ufficialmente, è di realizzare, facendo sponda sulla Ue, la riforma previdenziale entro il primo semestre 2003. Per centrarlo è assai probabile che già prima della fine dell’anno (o al massimo a inizio 2003) venga aperta una nuova sessione previdenziale con le parti sociali.
          La delega da correggere. Maroni ha escluso interventi per decreto dopo aver affermato nei giorni scorsi che neppure le modifiche alla Finanziaria erano una strada percorribile. Sarà quindi corretta la delega. Due le opzioni: affiancare i disincentivi agli incentivi per rinviare i pensionamenti (prevedendo forse anche il "contributivo per tutti); rendere più strutturale la liberalizzazione dell’età pensionabile. Al Tesoro in ballo resta anche il blocco parziale delle "anzianità" nell’eventualità del varo di una manovrina correttiva. Verso le correzioni del cumulo. La Finanziaria dovrebbe comunque essere emendata, con criteri più "rigidi", per la parte riguardante l’estensione del cumulo.