Pensioni: in aula al Senato dopo Pasqua

10/03/2004


MERCOLEDÌ 10 MARZO 2004

 
 
Pagina 4 – Economia
 
 
Pensioni, frena la riforma
in aula al Senato dopo Pasqua
Berlusconi: andremo avanti e abbasseremo le tasse
          La maggioranza rinvia la delega in commissione fino al 19 aprile
          Il presidente del Consiglio: siamo aperti a nuove proposte in Parlamento
          Il premier contro irap e ici Certamente l´Irap è una tassa che vogliamo abolire. So che le imposte dell´Ici non sono corrette in tutti i Comuni, ma il rimedio c´è: le elezioni
    ROMA – Tutto come previsto: una fugace apparizione in aula al Senato per la «calendarizzazione», poi il ritorno in commissione. Slitta, dunque, la riforma delle pensioni, che qualcuno nel governo pensava si potesse approvare entro la fine di marzo, perlomeno da parte di uno dei due rami del Parlamento. Invece, sorpresa: grazie all´approvazione di una mozione presentata dalla maggioranza, la delega tornerà in aula al Senato per la discussione addirittura dopo Pasqua, per l´esattezza il 19 aprile. Fino a quel momento se ne occuperà la commissione Lavoro di Palazzo Madama, che sembrava essere stata espropriata delle sue funzioni. È la dimostrazione che l´accelerazione non era un´accelerazione e che far fare capolino al provvedimento in aula è stata una mossa decisa ad uso e consumo dell´Ecofin e delle agenzie di rating, «un giochino ingannevole e penoso per il nostro Paese e per il Senato», l´ha definito il capogruppo Ds al Senato, Gavino Angius.
    Ora anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dichiara che il governo è disponibile ad accogliere nuove proposte di riforma delle pensioni da parte delle parti sociali. «Per quanto riguarda le pensioni siamo aperti alle proposte e ai miglioramenti che vengono dalle parti sociali, ma finora non ci hanno indicato alcunchè», ha detto ieri a Radio anch´io il premier. Il quale ha nuovamente promesso che abbasserà le tasse. «Fra poco cominceremo la presentazione dei nostri risultati per la campagna delle europee e uno dei grandi manifesti che campeggeranno sui muri di tutta Italia dice: 28 milioni 622 mila italiani pagano meno tasse», ha anticipato Berlusconi.
    Nello stesso tempo, il ministro Maroni segue le orme del collega Tremonti e parla di prosecuzione del dialogo sulle pensioni con le parti sociali. In particolare, Maroni sostiene che il governo sta esaminando con interesse un emendamento presentato dal centrosinistra, che darebbe addirittura maggiori risparmi rispetto alla stessa proposta del governo. Maroni fa il misterioso e non vuole svelare di che cosa si tratti. È probabile che si riferisca alla proposta dell´Ulivo di un innalzamento volontario e articolato di due anni dell´età pensionabile (da «quota 92» a «quota 94», ovvero la somma tra età anagrafica ed età contributiva per la pensione d´anzianità) a partire dal 2005 o 2006: questo nel solco della ridefinizione dei coefficienti di trasformazione prevista dalla Dini nell´ambito della verifica del 2005. «Stando alle nostre stime – dice però il responsabile Lavoro della Margherita, Tiziano Treu – il risparmio che ne deriverebbe per la spesa previdenziale sarebbe qui soltanto dello 0,15 per cento». Più difficile, invece, perché il governo è assolutamente contrario, che Maroni faccia riferimento, invece, all´altra proposta dell´Ulivo: l´innalzamento di tre punti dell´aliquota contributiva per i lavoratori autonomi, che comporterebbe un risparmio sulla spesa previdenziale dello 0,2 per cento.
    I sindacati, intanto, replicano a Berlusconi: quando presentiamo le nostre proposte lui non ascolta, dicono, facendo presumibilmente riferimento non solo al caso-pensioni, ma anche al documento su innovazione e ricerca, Mezzogiorno, formazione e infrastrutture, predisposto con la Confindustria e sul quale il governo non si è mai pronunciato. «Le affermazioni di Berlusconi sono fuori luogo», dice il leader della Cisl, Savino Pezzotta, il quale ricorda che «noi le proposte sulle pensioni le abbiamo fatte: possono dirci che non piacciono, ma non che non facciamo proposte». Aggiunge il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: «Ci ascoltino quando parliamo. Sulle pensioni abbiamo detto e ridetto che la soluzione di aumentare l´età pensionabile imponendolo per legge è sbagliata, iniqua e da rottamare». Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, invece, preferisce non replicare alle parole del premier, riservandosi di farlo oggi nel suo intervento di apertura dell´assemblea unitaria dei delegati in programma all´Eur.

    (r.d.g.)