Pensioni in alto mare: si va verso lo sciopero

18/02/2004


18 Febbraio 2004

AN E UDC INSISTONO PER IL CONFRONTO. IL MINISTRO CHIUDE LA PORTA
Pensioni in alto mare
Si va verso lo sciopero
Maroni considera «definitiva» la proposta di riforma previdenziale
E’ ancora incerto il vertice di maggioranza annunciato per oggi
La Cgil ha già deciso: proporremo a Cisl e Uil di scendere in piazza

ROMA
Roberto Maroni, ministro del Welfare, rompe gli indugi: definisce chiusa la discussione con i partiti del centrodestra sulle pensioni, dichiara «definita» la proposta del governo di modifica della delega previdenziale, e avverte che uno sciopero generale sarebbe «incomprensibile».

A questo punto, se le indiscrezioni sulla soluzione tecnica decisa dal governo per attenuare lo «scalone» che dal 2008 renderà molto più rigidi i criteri per il pensionamento di anzianità saranno confermate, è quasi scontata una conclusione negativa del confronto di domani a Palazzo Chigi. La Cgil, che ieri ha riunito il comitato Direttivo, già fa sapere che proporrà a Cisl e Uil lo sciopero generale contro i tagli alle pensioni. E sembra probabile che anche Cisl e Uil reagiranno molto negativamente.
Il ministro Maroni non sembra affatto interessato ad accettare la richiesta dei partiti di maggioranza di tenere per oggi un nuovo vertice governo-centrodestra. «Non è previsto alcun tipo di vertice di maggioranza», spiega, chiarendo che «la proposta del governo e della maggioranza è già pronta» ed ha già ricevuto l’ok della Ragioneria, ovvero di Tremonti. «Siamo pronti, preparati e determinati», incalzato il ministro, confermando che la delega sarà modificata principalmente in tre parti: sarà introdotto il silenzio-assenso per il conferimento del Tfr ai fondi pensione, sarà stralciata la decontribuzione per i neoassunti, e soprattutto verrà modificato lo «scalone» del 2008. «Ma resteranno fermi due paletti – aggiunge – che sono il 2008 come data dalla quale fare partire l’intervento sulle pensioni di anzianità e l’obiettivo di risparmio dello 0,7%, otto miliardi di euro l’anno dal 2011». Nel dettaglio, Maroni pensa (d’accordo con Tremonti, che ha respinto al mittente finora tutte le proposte emendative provenienti da An e Udc) di reintrodurre un doppio requisito per il pensionamento di anzianità, sempre dal 2008. Inizialmente, nel 2008, per abbandonare il lavoro si dovranno avere almeno 36 anni di contributi maturati e 60 anni di età anagrafica; ogni due anni il minimo contributivo aumenterà di un anno, ovvero a 37 anni nel 2010 e 38 nel 2012. Inoltre, verranno abolite due delle quattro finestre annue per l’accesso al pensionamento, il che si tradurrà in media in uno slittamento di sei mesi dell’uscita dal mondo del lavoro.
Si tratta di una soluzione che non piace affatto ad An e Udc, che propongono ipotesi differenti fin qui bocciate sempre da Maroni e Tremonti. Ieri, intanto, il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Tomaso Zanoletti (Udc) ha ribadito la richiesta di un incontro governo-maggioranza prima dell’appuntamento con le parti sociali di domani. Maroni sembra sfidare i sindacati, e dichiara che «uno sciopero sarebbe un atto incomprensibile: non posso certo impedire al sindacato di scioperare, ma è chiaro che il governo deve intervenire».
Ieri la Cgil ha riunito il suo «parlamento», e immediata è stata la replica del segretario generale Guglielmo Epifani: «Se la posizione del governo resta quella che si legge sui giornali lo sciopero è comprensibilissimo, sarebbe incomprensibile il contrario». Ed Epifani ha ricevuto il mandato per «predisporre le necessarie risposte» alla proposta di riforma, «anche di mobilitazione e di lotta», anche se «saranno comunque ricercati – si legge nel documento – percorsi e valutazioni di merito unitari» con Cisl e Uil. Non è affatto da escludere che anche i sindacati di Pezzotta e Angeletti decidano di rispondere con uno sciopero, anche tenendo conto della difficilissima situazione economica e produttiva del Paese. In vista dell’incontro a Palazzo Chigi ci si prepara al peggio, e la preoccupazione è forte. Per il segretario confederale della Cisl Pier Paolo Baretta, «se il governo non è capace di fare una riforma delle pensioni in grado di cogliere le novità emerse in campo sindacale e politico in questi mesi, allora… Mi auguro di sbagliarmi, ma si direbbe di no. Io penso – prosegue il sindacalista – che l’Esecutivo dovrebbe affrontare quelle novità: se lo facesse, valuteremo con attenzione la sua proposta, altrimenti daremo un risposta opportuna». Anche con lo sciopero generale? «Perché no?», replica Baretta.