“Pensioni” In 66 mila pronti al via

04/09/2006
    domenica 3 settembre 2006

    Pagina 7 – Economia/La manovra d’autunno

    LA QUARTA RIFORMA IN 15 ANNI RIPROPONE UN COPIONE CHE COSTER� ALL’INPS 6 MILIARDI IN PI� DA QUI AL 2008. E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE VUOLE CONGEDARE 100.000 PERSONE

      Fuga verso la pensione
      In 66 mila pronti al via

        Le voci sui nuovi limiti accelerano l’abbandono del lavoro

          Raffaello Masci
          ROMA

            Si ripete il copione gi� visto in tutte le precedenti riforme delle pensioni (quattro in 15 anni): nel dubbio chi pu� lascia il lavoro, e non a riforma avvenuta, ma quando se ne comincia a parlare e si agitano spettri. Dato che la scelta non � tra l’uovo oggi e la gallina domani ma tra un uovo e un improbabile ovetto, tanto vale mollare finch� si � in tempo. E cos� – dice l’Inps nel rapporto previsionale 2006 – quest’anno sar� di 66 mila unit� l’incremento delle pensioni di anzianit�, cio� quelle che vengono corrisposte a chi si ritira dal lavoro non per limiti di et� (quelle sono le pensioni “di vecchiaia”) ma perch�, sia pur ancora relativamente giovane, ha i contributi sufficienti per lasciare tutto e ritirarsi.

              Inutile dire che il fenomeno viene visto con un certo timore, perch� va a incidere su una spesa previdenziale gi� pesante. Nel 2006, dice sempre l’Inps, per far fronte alla bisogna ci vorranno 3,8 miliardi in pi� che diventeranno sei, complessivamente, nei prossimi due anni.

                Se poi andiamo a guardare dentro a questa grande fuga, scopriamo che sono solo i lavoratori dipendenti quelli che vedono con titubanza il proprio futuro reddituale e quindi prendono il sicuro finch� c’�: 68 mila le richieste di �anzianit�, che si riducono alle 66 mila complessive solo perch� quelle degli autonomi sono diminuite di 2 mila unit�.

                  E’ vero – � sempre l’Inps a sostenerlo – che c’� stato quest’anno un incremento boom di iscritti, pari a 700 mila nuovi contribuenti, ma il dato resta irrilevante se inserito in un quadro in cui ci sono 72 pensionati ogni 100 lavoratori.

                    �Il fenomeno della fuga verso la pensione – dice Betty Leone, segretaria dei pensionati Cgil – � in parte fisiologico, nel senso che i cittadini si spaventano per gli effetti restrittivi di ciascuna riforma e preferiscono non rischiare. Questo comportamento, per�, viene aggravato da una comunicazione dissennata per cui il governo non parla quando ha una proposta chiara e definita, ma lascia trapelare voci, ipotesi, minacce addirittura, il cui esito non pu� che essere quello che �.

                      L’effetto frenante del �bonus� escogitato dalla riforma Maroni, si � rivelato, in questo senso, deludente. A fronte del milione e 700 mila lavoratori che nell’ultimo anno hanno chiesto la pensione di anzianit�, le domande di bonus sono state appena 70 mila e il trend � in costante diminuzione. Il motivo � che questo strumento si configura come una proposta allettante solo per chi ha un reddito elevato con il quale si � assicurato un trattamento pensionistico importante: il bonus – a quel punto – serve solo per fare cassa. Mentre chi � destinato ad un magro vitalizio, ben poco vantaggio pu� trarre da una boccata d’ossigeno irrilevante, effimera e il cui costo � quello di avere una pensione ancora pi� assottigliata. Da qui il flop.

                        �L’unica vera politica possibile – dice ancora Betty Leone – � quella di trovare incentivi affinch� gli ultracinquantenni possano restare al lavoro. Invece le aziende puntano ad espellerli e perfino la pubblica amministrazione ha in animo il prepensionamento di almeno 100 mila persone�.

                          I sindacati hanno proposto una uscita graduale dall’attivit�, con gli ultimi anni regolati da di contratto part-time e un reddito costituito da met� pensione e met� stipendio. L’Inps avrebbe met� contributi ma pagherebbe met� pensione e il cittadino potrebbe restare al lavoro pi� a lungo. Ma non se n’� mai fatto nulla: �Le aziende – dice Leone – preferiscono liberarsi dei cinquantenni. Rimpiazzandoli con i precari�.