Pensioni, il voto slitta al 13 maggio

07/05/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi Primo Piano
Numero 109, pag. 2 del 7/5/2004
Autore: di Teresa Pittelli
 
Pensioni, il voto slitta al 13 maggio
 
Al senato.
 
Slitta al 13 maggio il voto definitivo del senato sulla riforma delle pensioni. Lo ha deciso ieri la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama, che ha rinviato di un paio di giorni l’approvazione della delega da parte dell’aula, inizialmente prevista per martedì 11.

Martedì pomeriggio, intanto, riprenderà in assemblea l’esame del testo del provvedimento, rinviato ieri a questa data tra le proteste dell’opposizione. I partiti di centro-sinistra hanno contestato i tempi troppo stretti fissati dal nuovo calendario dell’aula, che in effetti lascia all’assemblea solo due giorni per discutere e approvare un testo al quale sono stati presentati già 600 emendamenti.

´Prima hanno intasato i lavori per l’approvazione rapida di leggi inutili come la Gasparri, o perché non sono nemmeno capaci di raggiungere il numero legale per votare’, accusa Willer Bordon (Margherita), ´e ora impongono di chiudere in due giorni l’esame della riforma delle pensioni’.

Per i senatori di maggioranza, però, da Carmelo Morra (Fi) a Tomaso Zanoletti (Udc), il testo concordato dalla Cdl ´è un buon compromesso ed è pronto per essere approvato in tempi brevi’. Pesano sulla Cdl, però, le critiche sulle manovre che il governo starebbe approntando per ´modificare le norme sulla delega relative alla previdenza complementare e appropriarsi del trattamento di fine rapporto’, come accusano i sindacati. La delega prevede infatti che i fondi pensione saranno finanziati con il conferimento delle liquidazioni dei lavoratori, che nel complesso garantiscono un flusso annuo di circa 13 miliardi. Il tesoro, però, secondo indiscrezioni confermate da un emendamento presentato da Forza Italia, e ritirato subito dopo le reazioni scatenate, sta puntando a far confluire il tfr in un fondo ad hoc dell’Inps, in modo da contabilizzarlo come entrata dell’ente, a valere sul saldo della pubblica amministrazione. Con un impatto positivo sull’indebitamento pubblico, e quindi sulla classificazione deficit/pil valida per Eurostat. Secondo i tecnici del tesoro, infatti, con questa manovra l’Inps potrà contare su un flusso economico di circa 7 miliardi dei 13 che ogni anno i lavoratori maturano come tfr (e che non andranno tutti alla previdenza complementare in quanto il trasferimento, secondo la delega, non sarà obbligatorio ma si realizzerà con il silenzio-assenso). ´Così si tratta il tfr dei lavoratori come una voce del bilancio statale, e si indebita l’Inps’, ha commentato Beniamino Lapadula (Cgil). (riproduzione riservata)