“Pensioni” Il Tfr e la sottile linea rossa del deficit (F.Kostoris)

31/10/2006
    marted� 31 ottobre 2006

    PAROLE CHIAVE. COME INCIDE SUI CONTI PUBBLICI

      Il Tfr e la sottile linea rossa del deficit

        di Fiorella Kostoris

          Fra i molti dubbi sollevati dall’allocazione forzosa presso un fondo di tesoreria gestito dall’Inps del Tfr inoptato maturato dal 2007 nelle imprese con pi� di 50 dipendenti, oggi si analizzeranno soltanto quelli che lo stesso disegno di legge finanziaria espone. Il comma 7 dell’articolo 84 stabilisce che i mezzi finanziari cos� dirottati al bilancio pubblico �sono accantonati e possono essere utilizzati subordinatamente alla decisione delle autorit� statistiche comunitarie in merito al trattamento contabile del fondo… e alla conseguente compatibilit� degli effetti complessivi… con gli impegni comunitari assunti in sede di valutazione del programma di stabilit� dell’Italia�.

          Nella prospettiva dell’Unione, i quesiti problematici sembrano due: 1) se quei mezzi finanziari debbano valutarsi come apporti sopra o sotto la linea; 2) se gli eventuali, conseguenti, risparmi pubblici vadano o meno giudicati come una tantum.

          Che cosa vuol dire in questo contesto stare sopra o sotto la linea? Significa considerare che una posta del bilancio pubblico concorre – sopra – a formare il deficit, o invece – sotto – aiuta a coprirlo. Nella parte alta, infatti, si indicano, da un lato, le uscite pubbliche, per esempio distinguendo fra spese per consumi collettivi, per investimenti o per trasferimenti, dall’altro lato, le entrate pubbliche, separando quelle tributarie, di natura fiscale (come imposte e tasse) o parafiscale (come i contributi sociali con contropartita di future prestazioni pubbliche), dalle entrate extratributarie, incamerate a fronte dell’erogazione di servizi pubblici o dell’utilizzo del proprio patrimonio. Se il totale delle uscite supera il totale delle entrate, si crea un disavanzo. Se un apporto finanziario come quello del Tfr in tesoreria viene contabilizzato sopra la linea, esso va a ridurre il deficit pubblico. Al contrario, se la stessa posta finisce sotto la linea, significa che si ritiene che essa costituisca un credito da rimborsare, atto a coprire quel disavanzo, non a contenerlo, al pari di quel che molto pi� frequentemente succede con l’emissione di titoli pubblici venduti alla Banca centrale (e allora la copertura � in base monetaria) o invece al mercato, ingrossando il debito pubblico.

          Sul problema 1), per un verso, si sostiene che se il Tfr � finora stato una forma di prestito a basso costo reso dai lavoratori alle loro aziende, esso non pu� cambiare la sua natura creditizia ora che viene riallocato presso la tesoreria: � la posizione assunta dall’agenzia di rating Standard & Poor’s, secondo cui l’apporto del Tfr al bilancio pubblico deve andare �below the line�. Per un altro verso, si ricorda che questo intervento sul Tfr nell’immediato non accresce il debito pubblico esplicito in eguale misura, perch� la Pa prende per vari anni l’impegno a pagare unicamente pro rata la liquidazione dovuta ai lavoratori che lasciano l’azienda, l’altra quota essendo per ora a carico dell’impresa. Si realizza, dunque, un vantaggio per il bilancio pubblico esattamente identico a quello conseguito nel sistema delle pensioni obbligatorie, al passaggio dalla capitalizzazione alla ripartizione. A regime il guadagno si assottiglia o si azzera e in certi casi si trasforma in una perdita, come appunto succede oggi con le pensioni obbligatorie, che per un quarto circa sono pagate in disavanzo.

          Ma negli Anni ’50 un’intera coorte di vecchi fu beneficiata da quella manovra, in quanto ottenne una rendita pensionistica alla quiescenza, che i risparmi di tutta una vita, polverizzati dall’inflazione galoppante del dopoguerra, non avrebbero consentito, ma che fu offerta dai giovani dell’epoca, i quali cos� cominciarono a pagare i contributi non pi� per se stessi da vecchi, ma per i vecchi del momento, sulla base di un contratto implicito con le generazioni future (di uguale trattamento), garantito dalla Pa. D’altra parte, � prerogativa dello Stato poter modificare per legge la natura di un flusso finanziario, trasformando quel Tfr annuale che prima era un credito in una entrata tributaria, come fosse un onere sociale obbligatorio. Questo ha indotto il commissario europeo agli Affari economici, Joaquim Almunia, ad affermare che la manovra sul Tfr si configura come �una misura che riduce il deficit�, con ci� promuovendo quasi la met� dei maggiori introiti netti previsti per il 2007 dall’articolato del disegno di legge finanziaria.

          Sul problema 2), � fuor di dubbio che l’entrata parafiscale di circa 5 miliardi netti nel 2007, realizzata con l’intervento sul Tfr, � destinata, a regime, a contrarsi, allorch� la Pa si accoller� l’intero onere delle liquidazioni. Si tratta di un intervento con effetti netti irripetibili e dunque a medio termine di una tantum. La Commissione europea potrebbe su questo aspetto formulare alcune obiezioni all’Italia, all’inizio dell’anno prossimo, ricordando che la riforma del patto di stabilit� e crescita del 2005 obbliga gli stati membri, soprattutto se indebitati come il nostro, a soddisfare gli obiettivi a medio termine di avvicinamento al pareggio del bilancio pubblico, sulla base di poste non solo aggiustate per il ciclo, ma anche nettate di tutte le operazioni una tantum.

          (fiorella.kostoris@tin.it)
          in collaborazione con Radio Radicale