Pensioni, il Tesoro punta su 60 anni

13/02/2004


VENERDÌ 13 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 31 – Economia
 
 

Pensioni, il Tesoro punta su 60 anni
Chiesto un gradino di 3 anni nel 2008 per salvare i risparmi
          Tremonti si oppone all´idea dell´aumento graduale dell´età. Maroni: più soldi per asili nido e disabili

          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Sono attese per oggi le stime della Ragioneria dello Stato e del ministero del Welfare sulla compatibilità finanziaria – rispetto a un risparmio dello 0,7 per cento sul Pil – delle nuove proposte di riforma delle pensioni. L´incontro previsto per la giornata di ieri al ministero del Welfare tra i capigruppo della maggioranza in commissione Lavoro del Senato è slittato per dare modo ai «tecnici» di emettere il loro responso. Il ministro Roberto Maroni, tuttavia, ha dichiarato che la proposta di modifica della delega previdenziale sarà «formalizzata nei prossimi giorni» e che forse già lunedì prossimo verrà sottoposta al giudizio dei sindacati. Ieri, intanto, il presidente della Confindustria Antonio D´Amato, ha incontrato Berlusconi e ha fatto pressing su di lui sulle pensioni, difendendo la decontribuzione sui neoassunti, che il governo sembra invece intenzionato a stralciare.
          Il problema di fondo per l´intervento di modifica della delega è confermare il risparmio chiesto dal ministro Tremonti sulla spesa previdenziale. La gradualità dell´aumento dell´età pensionabile (la somma tra età contributiva ed età anagrafica) da quota 92 a quota 96, proposta dalla commissione Lavoro del Senato, non garantirebbe lo 0,7 per cento di risparmio, ma poco più della metà. È per questo che il Tesoro avanza ora un´altra ipotesi: l´innalzamento secco dell´età anagrafica minima per l´anzianità da 57 a 60 anni a partire dal 2008 con l´aumento graduale dell´età contributiva di un anno ogni due anni, da 35 a 37 anni, il che significa a regime il passaggio da quota 92 a quota 97.
          Entrambe le ipotesi, quella della gradualità totale e quella della gradualità parziale (ma al Welfare assicurano che potrebbe verificarsi anche un mix tra le due) andrebbero affiancate – sempre per ragioni di risparmio – da un provvedimento di chiusura di due finestre su quattro a partire dal 2008 (presumibilmente quelle di aprile e ottobre). Quando qualcuno gli ha chiesto che cosa pensasse della soluzione fortemente appoggiata dall´Udc, ovvero quella che fa riferimento a quota 96, Maroni ha risposto con una battuta: «Acqua». Come dire che non è credibile. Per conoscere la soluzione del governo si dovrà attendere l´inizio della prossima settimana, quando la proposta di modifica della delega verrà comunicata ai sindacati. Per ora il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, si limita a sottolineare che il governo continua a insistere sul risparmio dello 0,7 per cento e con questo conferma che il suo obiettivo non è fare una riforma delle pensioni, ma soltanto quello di ridurre la spesa.
          Oggi Cgil, Cisl e Uil riuniranno le segreterie unitarie per quel chiarimento chiesto dal leader della Cisl, Savino Pezzotta, sui temi più urgenti: riforma previdenziale del governo, contratto delle aziende artigiane, politica dei redditi e tutela del potere d´acquisto delle retribuzioni, nuovo sistema contrattuale. Pezzotta, in un´intervista a l´Espresso, in edicola oggi, dice apertamente che la Cisl è per il sistema delle quote, marcando così una differenza rispetto alla Cgil, che è contraria a qualunque tipo di innalzamento dell´età pensionabile. «Non abbiamo formalizzato la proposta per non rompere con la Cgil», spiega Pezzotta. Il quale viene rimbeccato da Adriano Musi, numero due Uil: «Una difficoltà in più per un dialogo unitario. Le posizioni di sigla non aiutano a risolvere i problemi dei lavoratori». Maroni, intanto, annuncia nuovi finanziamenti nell´ambito del Welfare: dieci milioni di euro sono stati stanziati per la realizzazione di 97 asili nido e micro-nidi aziendali per i figli dei dipendenti tra i tre mesi e i tre anni, altri 15 per 42 progetti sperimentali (su 225 presentati) a favore di disabili gravi, privi di adeguato sostegno familiare.