Pensioni, il sindacato si ricompatta

28/04/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
099, pag. 3 del 26/4/2003
di Roberto Altesi


Cgil, Cisl e Uil ritrovano l’assetto unitario, nonostante la divisione sul referendum sull’art. 18.

Pensioni, il sindacato si ricompatta

Sciopero generale se passa la linea dura su tfr e neoassunti

Il sindacato si spacca sul referendum sull’articolo 18, ma si ricompatta in vista dell’incontro di lunedì prossimo con Maroni sulla riforma della previdenza. Arrivando anche a minacciare lo sciopero generale, che sarebbe il secondo contro Berlusconi dopo quello del 1994, e sempre sulle pensioni, nel caso in cui passasse la linea dura dell’esecutivo su tfr e decontribuzione dei nuovi assunti.

Un sindacato double face, insomma, quello di questi giorni, contrastato al suo interno sulle posizioni da tenere su questioni spinose come pensioni e diritti dei lavoratori. Anche ieri, per esempio, nel corso delle celebrazioni in piazza per l’anniversario della liberazione, sul tema referendum sono emerse le divisioni tra Cgil, da una parte, favorevole al sì, e Cisl, dall’altra, che ha chiesto ai lavoratori esattamente il contrario.

A Milano il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, per questa sua presa di posizione, è stato fischiato a lungo dai lavoratori scesi in piazza per il 25 aprile, che hanno invece applaudito l’ex leader della Cgil, e oggi presidente di Aprile, Sergio Cofferati. ´La mia organizzazione non voterà sì e si impegnerà a fare fallire il referendum’, ha ribadito ieri Pezzotta a margine della manifestazione milanese. Commentando poi la posizione della Cgil, Pezzotta ha detto: ´È una sua opinione che non condivido, tant’è che io sono della Cisl’. Una posizione, quella del leader della Cisl, che si affianca a quella tenuta dalle imprese, da sempre contrarie all’estensione della possibilità del reintegro nel posto di lavoro del lavoratore di una piccola azienda licenziato senza giusta causa. Secondo un’indagine condotta dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, sarebbero oltre 3 milioni (pari al 34% del totale degli occupati italiani) i dipendenti interessati dall’eventuale estensione dell’articolo 18 nelle imprese con meno di 16 dipendenti. Le imprese coinvolte, invece, saranno 900 mila, pari al 91% del totale.

Sul fronte previdenza, invece, Cgil, Cisl e Uil sembrano ritrovare un consenso unitario. Per lunedì prossimo è infatti previsto un nuovo incontro dei segretari confederali delle tre confederazioni in vista del nuovo appuntamento con il ministro del welfare, Roberto Maroni, previsto il 5 o il 6 maggio. Il sindacato, che non è intenzionato a far slittare in alcun modo l’incontro a dopo il voto amministrativo, lunedì mattina definirà nei dettagli le controproposte unitarie presentate a Maroni che nell’incontro del 17 aprile si era dichiarato disponibile ad approfondire alcuni aspetti. Per il 5 o il 6 maggio è prevista la risposta del ministro Maroni alle controproposte del sindacato. E sullo sfondo resta, se non ci saranno le modifiche richieste, l’ipotesi di uno sciopero generale.

´Lunedì faremo il punto in preparazione del nuovo incontro con Maroni allo scopo’, dice Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl, ´di precisare meglio le nostre controproposte visto che il governo si è dichiarato disponibile a entrare nel merito. La nostra è e resta una posizione unitaria’.

´Se non ci saranno le modifiche richieste o saranno parziali’, ha sottolineato il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini, ´dovremo essere conseguenti con adeguate iniziative di mobilitazione, fino allo sciopero generale, a sostegno delle nostre richieste, con l’auspicio che la tenuta unitaria venga confermata in tutte le fasi con la stessa nettezza con la quale si è addivenuti alle proposte da presentare al governo’. ´Una non risposta sarebbe per noi una risposta’, sottolinea Adriano Musi, numero due della Uil, ´e, quindi, mi auguro che il nuovo incontro con Maroni ci sia il 5 o il 6 così come promesso, anche se devo dire che sulle pensioni non siamo nuovi a sorprese’. Anche la Uil conferma di essere pronta a uno sciopero, come quello che fu fatto nel ’94 durante il primo governo Berlusconi, ´nel caso in cui il governo dovesse rifiutare le nostre proposte di modifica. Non vogliamo, come nel ’94, che il governo arrivi a sgretolare la previdenza pubblica’, sottolinea Musi. ´La previdenza è l’unica materia sulla quale non ci sono state divisioni fra noi perché ha sempre prevalso il merito sull’ideologia. Mi auguro, quindi, che, in caso di sciopero, resti la nostra unitarietà’.