“Pensioni” Il sindacato: no a una riforma per fare cassa

24/01/2007
    mercoledì 24 gennaio 2007

    Pagina 2 – Economia

    Il sindacato: il sistema pensioni tiene,
    no a una riforma per fare cassa

      Allo studio del governo integrazioni fiscali o contributive ai redditi più bassi per compensare gli effetti della revisione dei coefficienti

        di Felicia Masocco

        Bruxelles non rinuncia al pressing sulle pensioni, dall’Italia i sindacati replicano che il nostro sistema previdenziale è ancora sostenibile. «E se il problema è l’alto debito pubblico – ribatte il leader della Uil Luigi Angeletti – perché dobbiamo ridurlo con le pensioni?». Ma anche Cgil, Cisl e Uil sulle pensioni dovranno trattare, certo non per far cassa, ma almeno per veder cancellata la riforma del centrodestra che con lo scalone ha innalzato l’età per le anzianità da 57 a 60 anni. Se non si prendono altri provvedimenti questa riforma resta in vigore.

        In attesa della convocazione del tavolo sul welfare, si restringe il campo delle ipotesi allo studio. Diversi ministeri sono al lavoro, ma non è semplice tenere insieme equilibrio dei conti ed equità, e le istanze delle diverse anime della maggioranza. Sta comunque emergendo un orientamento che da un lato prevede il superamento dello scalone, dall’altro – ripartendo dai 57 anni della Dini – l’aumento graduale dell’età per le pensioni di anzianità passerebbe 58 anni, ma non per i lavori usuranti. È una delle ipotesi, non la sola. Si pensa poi a incentivi, e a misure per i giovani e per i pensionati con gli assegni più bassi.

        Quella sul welfare è la classica trattativa in cui tutto si deve tenere (pensioni in essere e future, giovani e anziani, coefficienti e reddito, età). Non scende in dettaglio il viceministro dell’Economia Roberto Pinza che afferma: «L’innalzamento dell’età con lo scalone è troppo brusco, quindi stiamo studiando varie ipotesi, anche quella della gradazione e varie compensazioni finanziarie perché è evidente che non bisogna intaccare l’equilibrio economico raggiunto».

        Si studia come compensare gli effetti negativi della revisione dei coefficienti di trasformazione che servono ad aggiornare l’ammontare della pensione. Per chi ha redditi da pensione bassi potrebbero esserci facilitazioni fiscali, oppure integrazioni sotto forma di contributi figurativi. Anche per andare incontro ai giovani, oggi lavoratori discontinui, il governo starebbe pensando a contributi figurativi. Insomma, un pacchetto-welfare i cui costi sarebbero coperti dai risparmi che verrebbero dall’accorpamento degli enti previdenziali. Un «bonus» in forma di contributi figurativi a carico della fiscalità generale è una proposta avanzata ieri dalla Uil, il lavoratore vi potrebbe attingere alla fine della carriera per coprire buchi contributivi dovuti alla flessibilità. Per i sindacati l’innalzamento dell’età deve essere volontario e incentivato. «Indisponibile a ridurre i coefficienti perché si penalizzerebbero i giovani» è la Cisl che ieri ha riunito il proprio esecutivo. Cgil, Cisl e Uil stanno lavorando al documento da portare al governo. Sarà piuttosto generico, una base per trattare. «Il dato prevalente è la ricerca di unità che è quello che chiediamo anche al governo», ha detto Guglielmo Epifani. «Sulle cose fondamentali c’è unità. Poi è evidente che su qualche aspetto ci possono essere sensibilità diverse tra le organizzazioni e al loro interno». L’invito di Epifani è attendere il tavolo di confronto: «Vedo ogni giorno – dice – uscire indiscrezioni e ipotesi che per quel che mi riguarda sono campate in aria».