“Pensioni” Il sindacato al governo: ora ci convochi

13/03/2007
    martedì 13 marzo 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

      Pensioni, il sindacato
      chiama il governo: ora ci convochi

      Epifani, Bonanni e Angeletti chiedono a Prodi un confronto a tutto campo

        di Laura Matteucci
        inviata a Bergamo

          IL TAVOLO – «Caro Luigi, caro Raffaele, mi verrebbe quasi da dire che a queste condizioni ci possiamo stare anche noi…». Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, guarda i segretari di Uil e Cisl seduti accanti a lui e ironizza sull’accordo fatto in Germania, quello che ha portato l’età pensionabile a 67 anni. Sì, ma nel 2029. Il suo è un modo per tagliar corto sulle polemiche di questi giorni. Epifani parla a Bergamo, ad un’assemblea dei delegati organizzata dai sindacati confederali per discutere il documento unitario da portare al confronto con il governo, presenti i tre segretari generali. E in realtà ribadisce che «un conto è aumentare l’età pensionabile con incentivazioni volontarie», «un altro è farlo con divieti e obblighi». Lo scalone introdotto dall’allora ministro Maroni, comunque e tanto per iniziare, va abolito.

          Ma il primo punto è sempre quello dell’apertura del tavolo: Cgil, Cisl e Uil chiedono «unitariamente» a Prodi di accelerare i tempi del confronto con le parti sociali. Un «confronto a tutto campo» che affronti «prioritariamente» i temi della «crescita», senza trascurare la riforma del sistema previdenziale, e che abbia tra gli obiettivi la redistribuzione del reddito, tanto più adesso che si può contare su una maggiore disponibilità di risorse (i conti pubblici migliorano, come dovrebbe confermare anche la Trimestrale di cassa, che verrà diffusa giovedì).

          «Il problema – sottolinea Epifani – non è di partecipare al gioco di come ripartire queste risorse, ma di cominciare da chi ha più problemi e più diritti».

          Come dire: d’accordo che la crisi di governo ha rallentato i lavori, ma a questo punto il tempo è scaduto. Anche per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, «i tempi del confronto col governo si devono accorciare». «Noi abbiamo delle proposte, uniti come mai – dice – Anche sul secondo livello di contrattazione che serve per migliorare la produttività del sistema Italia. Il governo ci deve convocare per discutere soprattutto di come ognuno possa dare una mano alla ripresa economica. Poi discuteremo anche del welfare, di ammortizzatori sociali, di rivalutazione delle pensioni. Ma il primo punto all’ordine del giorno non può che essere la ripresa economica».

          E ancora: «La classe dirigente si sta perdendo in chiacchiere, parlando di temi etici e internazionali – continua Bonanni – La gente invece vuol sapere come fare a pagare la spesa, come mandare i figli a scuola, come va in ospedale, quali saranno le loro pensioni e quale la loro occupazione. Se il governo ha in mente di cambiare i coefficienti di rivalutazione delle pensioni – avverte – noi non siamo assolutamente d’accordo. Sarebbero i giovani quelli che ne pagherebbero di più le conseguenze». Quanto all’età pensionabile, Bonanni nota: «Il problema è la percentuale reale rispetto all’ultimo stipendio» non si può «andare in pensione con il 40% dell’ultimo stipendio, non è accettabile per un paese civile».

          Per il leader della Uil, Luigi Angeletti, la trattativa col governo va avviata al più presto «per non sprecare i segnali di ripresa economica che si vedono, poi è chiaro che nella discussione non mancherà il tema della previdenza». Secondo la Uil «la proposta più realistica ed efficace è quella di incentivare le persone a restare al lavoro lasciando però liberi di scegliere se restare al lavoro o andare in pensione una volta maturati i requisiti».

          Quanto allo scalone, che entrerà in vigore il primo gennaio 2008 e che quindi è urgente riformare, tutti d’accordo sul fatto che «va abolito». «Poi si può discutere di tante cose – chiude Epifani – Ricordando che non basta vivere più a lungo, bisogna anche poterlo fare in condizioni di serenità». Questo tra l’altro significa che «a chi lavora in fonderia, o alla catena di montaggio, certo non si può chiedere di aumentare l’età pensionabile neanche di un mese».