Pensioni: il premier sfida Rifondazione

12/07/2007
    giovedì 12 luglio 2007

    Pagina 4 - Primo Piano

      LE SPINE DI PRODI
      UNA GIORNATA DI TENSIONI

        Pensioni, il premier
        sfida Rifondazione

          ALESSANDRO BARBERA

          ROMA
          Alcuni l’hanno già definita un’offerta «prendere o lasciare». Forse un po’ troppo per un governo che viaggia costantemente sul filo della maggioranza al Senato. Ma sembra ormai certo che al Consiglio dei ministri di venerdì il premier porterà l’unica mediazione possibile sul superamento dello «scalone» Maroni. Un’ipotesi lontana dalle richieste iniziali di Rifondazione. Lo schema è più o meno quello di cui si parla da giorni: invece del passaggio brusco da 57 a 60 anni il primo gennaio l’età minima per il pensionamento salirebbe a 58 anni; dopo diciotto mesi o due anni il primo scalino a 59 anni, successivamente l’aumento obbligatorio dell’età sarebbe sostituito da «quota 96». Il Tesoro considererebbe necessario arrivare a regime a 97-98, Rifondazione e i sindacati puntano al massimo a 95. In ogni caso si tratta di un escamotage per non dire esplicitamente che da allora l’età minima salirebbe a 60 anni, visto che il requisito minimo sui contributi è di 35 anni. Nella proposta Prodi invece non dovrebbe esserci l’aumento dell’età per le donne. Benché l’ala riformista della maggioranza lo invochi, oltre al no netto di Rifondazione c’è anche quello della Cgil. Per «digerire» lo scalone il governo è pronto ad aprire a Rifondazione su altri due punti: la possibilità di far uscire in qualunque momento tutti i lavoratori che hanno raggiunto i 40 anni di contributi e una lista ampia di lavoratori per i quali lo scalone sarebbe rimosso. Tra questi turnisti, dipendenti delle strutture aperte 24 su 24 e impegnati in catene di montaggio. La Cisl preme per allargare la platea ad alcune categorie di dipendenti pubblici. Se non naufragherà, l’intesa prevede però che non venga istituita alcuna commissione. «Se vogliono l’accordo – dice una fonte della sinistra radicale impegnata nella trattativa – la lista deve essere pronta da subito».

          La proposta definitiva potrebbe comunque cambiare, visto che in queste ore i contatti sono frenetici e si dice che il premier nelle prossime ore potrebbe convocare i tre leader sindacali. Ieri mattina si sono visti i leader di Rifondazione Franco Giordano e della nascente Sinistra democratica, Fabio Mussi, il capo della costola Ds che non ha aderito al Pd. Prodi invece ha pranzato a Palazzo Chigi con il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa e del Lavoro Cesare Damiano. Gli interessati smentiscono, ma nel pomeriggio hanno parlato di pensioni nella residenza romana dell’ex premier anche Raffaele Bonanni e Silvio Berlusconi. Poco più in là, a Piazza Santi Apostoli, ad attendere Bonanni c’erano circa 200 iscritti del suo sindacato. Sulle note dei watussi – «ad Epifani guardiamo negli occhi/ad Angeletti tiriamo le orecchie» – i cislini avevano deciso «in quattro e quattr’otto» di disturbare un vertice dei «saggi» del Partito democratico. Doveva essere la manifestazione dei «giovani della Cisl» per dire «no» allo «scontro strumentale» con gli anziani sul tema delle pensioni. Argomento ripreso anche ieri da Walter Veltroni in un articolo su «Repubblica». Di baccano se n’è fatto molto, i giovani erano pochi. C’è a chi è andata peggio: Roberto Giachetti della Margherita aveva organizzato una fiaccolata alla quale c’erano poche decine di persone.

          Protestano anche i lavoratori autonomi, ma per un accordo ormai chiuso: quello sull’aumento delle pensioni minime. Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani denunciano «ancora una volta una disparità di trattamento fra noi e i lavoratori dipendenti» sugli anni di contributi necessari. Il governo giustifica la decisione con la differente aliquota contributiva applicata negli anni, ma la differenza c’è: per ottenere l’aumento di 333 euro si chiedono ai pensionati da lavoro autonomo fino a 18 anni di contributi contro i 15 dei dipendenti. Per gli aumenti di 420 euro la forchetta è da 18 a 28 anni per gli autonomi, da 15 a 25 per i dipendenti. Per gli aumenti da 505 euro sono necessari 28 anni agli artigiani a fronte dei 25 dei dipendenti.