“Pensioni” Il governo tra scalone e scalini

23/01/2007
    martedì 23 gennaio 2007

      Pagina 9 – Economia

      Pensioni, il governo
      tra scalone e scalini

        Tesi a confronto: l’abolizione o l’addolcimento?
        L’alternativa fra il ritorno ai 57 anni e i 58 anni

          di Marco Tedeschi/ Milano

          ALTERNATIVA Scalone o scalino? La riforma previdenziale si farà, ma probabilmente non si chiuderà nell’alternativa secca tra totale o parziale cancellazione della norma introdotta dall’allora ministro del Welfare, il leghista Roberto Maroni. Tra la sforbiciata, insomma, e la manutenzione, tra il ritorno ai 57 anni per l’anzianità o l’atterraggio a 58. Stando alle discussioni di questi mesi, la riforma sarà un poco più complicata e sicuramente comprenderà altre voci. Tra queste la revisione dei coefficienti di aggiornamento, già previsti dalla legge Dini, quei coefficienti che rischiano con il tempo di ridurre una pensione alla metà dell’ultimo stipendio. I sindacati chiedono un addolcimento (ma una modifica la vorrebbe anche Confindustria). Altra voce di riforma: i minimi (come vorrebbe la Cgil) e cioè studiare meccanismi che possano adeguare le pensioni più basse.

          L’opposizione, di fronte alla certezza che una sua riforma venga toccata, ha cominciato a gridare allo scandalo: la colorita Bertolini di Forza Italia ha annunciato la Caporetto dei riformisti, Benedetto Della Vedova, già radicale in quota Berlusconi, ha invocato la più dura delle opposizioni. Roberto Maroni ha protestato: controriforma in atto. Per fortuna anche il centrodestra non finisce lì, tra la Bertolini, Della Vedova e Maroni. Mario Baldassarri di An ha infatti apprezzato le aperture al dialogo dichiarate dal Governo. Il confronto, appunto, quello avviato domenica sera a Palazzo Chigi, rilanciando la concertazione, ovvero il negoziato continuo, per usare un’espressione di Raffaele Bonanni (Cisl). Come ha sottolineato Marina Sereni, vicecapogruppo dell’Ulivo alla Camera: «Si discute con tutti e si cerca un accordo prima sul metodo e poi sul merito: noi abbiamo preso l’impegno di dare una certezza in più ai giovani e qualcosa alle pensioni più basse. Per raggiungere questi obiettivi si deve guardare all’ equilibrio complessivo».

          Come? Cesare Damiano, ministro del Welfare, aveva già chiarito: lo scalone è un’ingiustizia, va ridotto a condizioni di equità, l’età pensionabile non si tocca, meglio giocare su incentivi e disincentivi, questione di risorse.

          «Le risorse ci sono». Netto è stato il giudizio del ministro Ferrero, che però ha usato toni concilianti: la discussione è nella fase di apertura, siamo nella fase interlocutoria, bisogna abolire lo scalone di Maroni, bisognerebbe migliorare la situazione a partire dalle pensioni più basse. Rosy Bindi gli ha fatto eco: «Non abbiamo mai parlato di innalzamento dell’età pensionabile. Ci siamo sempre ispirati a criteri di volontarietà. Lo scalone di Maroni è una vera e propria ingiustizia». Stesso tono quello di Alfonso Pecoraro Scanio, che ha rilanciato il tema degli incentivi.

          Nella maggioranza si sono avvertiti anche malumori. In prima fila i radicali, con Capezzone e la Bonino, che ha contestato l’eccessivo peso accordato ai sindacati. Anche Enrico Boselli, segretario Sdi, ha puntato il dito contro i sindacati: «Il governo invece della fase due ha innestato una bella retromarcia, sotto la pressione di un certo conservatorismo sindacale e della sinistra radicale…».