Pensioni, il governo studia il blitz d’estate

24/06/2003



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24.06.2003
Pensioni, il governo studia il blitz d’estate
Il ministro Tremonti pensa a un blocco per due anni delle uscite anticipate dal lavoro
di 
Raul Wittenberg

ROMA Sul tavolo della verifica di maggioranza, venerdì, ci saranno anche le pensioni, in particolare quelle anticipate di anzianità al fine di ritardare l’età media del pensionamento. Ne sono convinti tutti gli osservatori, ma nessuno ha un’idea precisa di che cosa ne uscirà, anche perché si tratta di una materia che divide profondamente la maggioranza. In un recente incontro informale e riservato con esponenti di rango della Confindustria, di fronte alle insistenze
degli industriali per una manovra pesante sulle pensioni (come se la delega non bastasse) il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe alzato le mani. Sostenendo di non avere spazio politico per misure diverse da quelle previste nella delega attualmente bloccata in Parlamento.
L’intervento eventuale (per molti improbabile) sulle pensioni di anzianità sarebbe irto di difficoltà politiche e di contraddizioni. Anche perché la Lega è fortemente contraria, per cui stupisce che dal suo portavoce in Forza Italia, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, partano pressioni per un’azione incisiva contro le pensioni di anzianità. Gli si attribuisce l’ipotesi di un «segnale significativo» con un blocco per due anni dei pensionamenti anticipati: finestre chiuse nel 2004 e nel 2005. In realtà il problema di Tremonti non è la spesa previdenziale, ormai sotto controllo per unanime giudizio, non ci sono inesistenti fughe di giovani verso la pensione.
Il problema è la prossima Finanziaria, e quindi l’indicazione da dare nell’imminente Documento di programmazione (Dpef).
Esaurito l’effetto dei provvedimenti «una tantum», Tremonti non
sa come far quadrare i conti pubblici e tenta di attingere alla previdenza, uno dei maggiori capitoli di spesa. A tal fine avrebbe proposto alle Lega uno scambio, io ti do più devolution, tu mi accetti qualche disincentivo sulle pensioni. Il blocco biennale più o meno coercitivo delle pensioni di anzianità darebbe una boccata d’ossigeno, ma nella logica del «pochi, maledetti e subito»; insomma l’ennesima «una tantum», con effetti catastrofici negli anni successivi quando si riaprono le finestre d’uscita. E infatti Elena Cordoni dei Ds chiede al governo di «dire chiaramente al paese che vuol fare cassa con le pensioni e se ne assuma tutte le responsabilità».
Se invece guardiamo alla materia previdenziale, i nodi veri sono
nella delega, a cominciare dalla decontribuzione sulla quale il governo
vorrebbe un minimo di consenso sociale.
La Confindustria non accetta che al taglio dei contributi non corrisponda il taglio delle pensioni, i sindacati sono tutti schierati contro la sciabolata sulle fonti di finanziamento delle pensioni. Sta di fatto che la delega com’è scritta presenta dubbi di copertura finanziaria. I risparmi sulle pensioni di anzianità servirebbero
a coprire il buco? Pier Paolo Baretta della Cisl si rifiuta di immaginarlo: «Blocco delle pensioni per finanziare il taglio dei contributi sarebbe una somma di errori tale da scatenare uno sciopero generale in dieci minuti». Comunque sia lui, sia il suo collega Adriano Musi stanno alle ultime dichiarazioni del Presidente («non toccheremo le pensioni di anzianità» e aspettano la convocazione
del governo per fare il punto sulla previdenza.
Al di fuori delle esigenze immediate di cassa, sulle pensioni di
anzianità restano in piedi ipotesi come l’estensione del calcolo contributivo pro rata (sull’intera vita lavorativa si rinuncerebbe per incostituzionalità), il ripristino del divieto di cumulo, l’addizionale Irpef a carico dell’assegno di anzianità.
Fiato sospeso, dunque, sulla verifica di maggioranza in materia di
pensioni. Il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi cerca di gettare acqua sul rischio di ribaltone da parte della Lega: la situazione «non è assolutamente quella del 1994», ha detto.
Ma dalla Cgil viene un ammonimento: è pronta a portare «milioni
di persone in piazza» come il 23 marzo del 2003, se il governo decidesse tagli alla spesa sociale, a partire dalle pensioni. Ne è convinto il segretario confederale del sindacato Achille Passoni, che era direttore generale dell’organizzazione al momento della grande manifestazione contro le modifiche all’art. 18 del 2002 al Circo
Massimo. Come il 23 marzo? «Non lo escludo per niente. Contro
la politica neoliberista del governo – ha detto Passoni – la Cgil, ma credo anche con Cisl e Uil, si metterà di traverso; e se il governo pensa di finanziare l’accordo sulla competitività tagliando la spesa sociale ci sarà lotta durissima».
L’opposizione della Cgil è «ovvia» sulla delega previdenziale
e su eventuali tagli nella spesa pensionistica.