Pensioni, il governo studia i disincentivi

29/01/2003


29/1/2003


        L´IPOTESI DI LAVORO: CHI LASCIA PRIMA DEI SESSANTATRE´ ANNI RISCHIA UNA RIDUZIONE DEL VITALIZIO
        Pensioni, il governo studia i disincentivi
        Vertice tecnico di Cgil, Cisl e Uil: la riforma è già stata fatta

        ROMA
        Il ministro del Welfare Roberto Maroni cerca di rassicurare i sindacati, ma le tre confederazioni sono sempre più preoccupate per i progetti allo studio dell´esecutivo in tema di pensioni. Una preoccupazione che – sommata alle critiche da molti mesi avanzate nei confronti di alcuni punti qualificanti della delega Maroni, ancora all´esame del Parlamento – hanno spinto Cgil-Cisl-Uil a organizzare per stamattina un vertice tra segretari confederali del settore previdenza per studiare il da farsi e prendere eventuali iniziative. Una notizia, visto lo stato dei rapporti tra le centrali sindacali. Maroni rassicura: «Nessun colpo di scena. La delega all’esame del Parlamento basta per assicurare la sostenibilità del sistema». Maroni esclude poi che, una volta approvata la delega, si possa riaprire il capitolo della riforma previdenziale durante il semestre di presidenza italiana dell’Ue: «Non esiste – ha detto – né una "fase uno" né una "fase due". Esiste solo la delega. Non ci sono né un retropensiero né progetti nascosti nel cassetto». Ma nella nella maggioranza c’e chi parla di possibili emendamenti restrittivi. La delega approderà in aula a Montecitorio a metà febbraio. Vero è che però nel massimo silenzio i tecnici del ministero dell´Economia stanno lavorando a un progetto per conseguire risparmi sul versante della spesa pensionistica, inserendo (seppure indirettamente) disincentivi che penalizzerebbero i lavoratori che deciderebbero di andare in pensione prima di una certa età. Progetti su cui il ministro Maroni non si è ancora espresso: in ogni caso, l´intenzione del titolare del Welfare sarebbe quella di «vedere» la reazione dei sindacati, in ogni caso cercando di evitare uno scontro frontale con Cgil-Cisl-Uil. Il progetto verrebbe concretizzato all´interno dello schema di «incentivi» contributivi e fiscali già previsto nella delega per convincere i potenziali pensionati a continuare a lavorare. Su questo fronte, si prevede uno schema di bonus contributivi e fiscali progressivi che arricchirebbero la busta paga di chi rinvia l´età del pensionamento, partendo da un aumento del 6% per un anno di rinvio fino a un notevole più 33% in caso di permanenza al lavoro per ulteriori 5 anni. L´altra faccia della medaglia è una penalizzazione per chi invece sceglierà di andare in pensione prima dei 63 anni di età: sotto questa soglia l´ammontare dell´assegno verrebbe calcolato per tutto l´arco della loro carriera lavorativa col metodo di calcolo contributivo. Per molti sarebbe un taglio consistente della pensione. Per Cgil-Cisl-Uil queste ipotesi saranno difficili da digerire. «La riforma delle pensioni è già stata fatta. Non ne serve una nuova», tuona il leader della Cisl, Savino Pezzotta. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ribadisce, invece, come per i sindacati la delega così com’è non va: «Servono delle correzioni sulla decontribuzione e sulla volontarietà effettiva e libera della permanenza al lavoro. Così la delega andrebbe benissimo». Sicura che il Governo interverrà sulle pensioni di anzianità è la Cgil: «Le parole del ministro Bossi – afferma il responsabile economico, Beniamino Lapadula – dimostrano come anche la Lega si appresti a dare il via libera a nuovi interventi». Stamattina, il vertice. Intanto l’Inpdap, nel suo rapporto annuale sullo stato sociale, suggerisce di estendere ai lavoratori il metodo contributivo per il calcolo della pensione. Il presidente dell´Inpdap, Rocco Familiari ha lanciato due allarmi: primo, i collaboratori coordinati e continuativi, le cui pensioni «rappresentano una bomba ad orologeria», visto che nel medio lungo-periodo, secondo i calcoli dell´Inpdap, l´esercito di co.co.co potrà contare su un assegno pensionistico modestissimo, meno del 30% della loro attuale retribuzione. Ancora, Familiari pone l´accento sul rischio povertà, che già oggi tocca tre milioni di persone, cui si aggiungeranno i futuri pensionati «poveri».

        r. gi.