Pensioni, il Governo scommette sulla Ue

12/05/2003




              Domenica 11 Maggio 2003


              Pensioni, il Governo scommette sulla Ue

              Previdenza – Dopo la proposta Brunetta-Cazzola, il premier annuncia: una regolamentazione europea a fine semestre italiano


              ROMA – Una riforma delle pensioni con incentivi e disincentivi da realizzare insieme all’Europa. Silvio Berlusconi traccia la strada che deve portare al definitivo riassetto del sistema previdenziale. Una strada che, anche se il premier non lo dice esplicitamente, ha un traguardo ben preciso: realizzare la Maastricht della previdenza alla fine del semestre di presidenza italiana della Ue. Quella stessa Maastricht previdenziale che è al centro della proposta lanciata dall’europarlamentare di Fi, Renato Brunetta, e dall’esperto di Welfare, Giuliano Cazzola (v. «il Sole 24-Ore» di ieri).
              «L’Europa non può non confrontarsi» con il problema delle pensioni e «dell’invecchiamento» della popolazione, afferma Berlusconi. Che aggiunge: «La Ue non può pensare che a 58 anni, con i progressi medici che ci sono, si possa andare in pensione e farsi mantenere dagli altri cittadini che lavorano fino a 80 anni». Un peso economico che Berlusconi considera «insostenibile». Per questo motivo «credo sia importante – dice a chiare lettere Berlusconi – la riforma delle pensioni: la porteremo avanti con incentivi e disincentivi». Ma le dichiarazioni del premier al consiglio generale della Confcommercio fanno subito salire la tensione con i sindacati, che, tra l’altro, avevano già fissato per il 14 maggio una riunione unitaria per decidere la mobilitazione contro la delega-Maroni. Da Cgil, Cisl e Uil arriva infatti subito un secco «no» al ricorso a disincentivi e a una nuova riforma previdenziale. Facendo riferimento al documento unitario consegnato al ministro Roberto Maroni per correggere la delega all’esame del Senato, il leader della Cisl Savino Pezzotta afferma che «nelle nostre controproposte i disincentivi non ci sono».
              E aggiunge: «La risposta a Berlusconi è questa, siccome stiamo aspettando un incontro» con Maroni, «più che parlare nei convegni sarebbe bene che il ministro venisse e ci dicesse come la pensa rispetto alle nostre proposte».
              Uno stop ai disincentivi sulle "anzianità" e a un nuovo intervento anche in chiave europea, arriva dal segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: «La riforma l’abbiamo già fatta, forse molti di quelli che parlano non la conoscono bene.
              Per quanto mi riguarda noi stiamo discutendo con Maroni sulla base di una delega che non prevede disincentivi. Se il Governo ha cambiato opinione lo dicesse». Dura la Cgil. Il segretario confederale Morena Piccini definisce «offensive» le parole del premier sui lavoratori che escono dall’attività a 58 anni. E ribadisce: «Noi siamo contrari a qualsiasi tipo di disincentivi, sia in questa delega sia in una eventuale nuova riforma».
              A questo punto resta da vedere se le affermazioni di Berlusconi produrranno delle ripercussioni dirette sul confronto, già in salita, sulla delega tra Maroni e i sindacati, Cgil, Cisl e Uil, infatti, hanno già dato il via allo stato di mobilitazione e sono pronte a scioperare, se il ministro non darà subito risposte precise alle loro richieste («no» a decontribuzione e uso obbligaotio del Tfr; «sì» alla fiscalizzazione). Ma non secondario sarà anche il comportamento, da sempre contrario ai disincentivi e poco entusiasta di una Maastricht delle pensioni.
              Ma il premier, che ha di nuovo espresso il rimpianto per la mancata riforma del ’94, sembra deciso a percorrere la strada europea: l’Europa dovrebbe «buttare il cuore oltre l’ostacolo». «Bisogna rendersi conto – sottolinea Berlusconi – che non sono economicamente sostenibili i nostri sistemi statuali. Dobbiamo darci regole generali per l’Europa».

              MARCO ROGARI





              Al lavoro almeno fino a 63 anni


              ROMA – Innalzamento dell’età media di pensionamento di 5 anni, da 58 a 63, entro il 2010. Incidenza della spesa pubblica sul Pil invariata fino al 2010; ridotta di un punto entro il 2002 e di un ulteriore 1% prima del 2030. Sviluppo della previdenza privata a capitalizzazione per dare copertura ad almeno un quarto dei lavoratori entro il 2010.
              Un Fondo comunitario per sostenere, in caso di necessità, ulteriormente gli incentivi per favorire la permanenza in attività e le forme integrative. Il tutto accompagnato dal superamento delle forme di pensionamento anticipato. Sono questi i pilastri su cui poggia la proposta di Maastricht delle pensioni elaborata dall’europarlamentare di Fi, Renato Brunetta, e dall’esperto di Welfare, Giuliano Cazzola.
              Una proposta che recepisce le indicazioni già formulate in sede Ue e che punta a rendere meno cruento l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sui conti conti previdenziali, facendo leva su una maggiore permanenza al lavoro dei meno giovani, e a modernizzare il sistema pensionistico dando uno spazio più visibile alla componente privata. In altre parole due risposte precise alle due questioni che sono da tempo al centro del dibattito previdenziale dentro e fuori il nostro Paese. «Il nostro work in progress – afferma Cazzola – si propone di aprire un dibattito sui contenuti, sugli obiettivi e sui possibili fondamenti giuridici di una Maastricht europea». Tra gli obiettivi del documento Brunetta-Cazzola c’è anche quello di dimezzare entro il 2010 la quota di ultrasessantacinquenni a rischio povertà (la media Ue è attualmente al 17%) prevedendo anche meccanismi di garanzia da hoc, come ad esempio un reddito minimo «e/o di ultima istanza» per gli anziani che per per qualsiasi motivo non abbiano maturato sufficienti diritti alla pensione. Quanto alla sostenibilità dei sistemi pensionistici, il punto di partenza del documento è rappresentato dalle indicazioni già discusse a Barcellona: innalzamento dell’età media di pensionamento nella Ue da 58 a 63 anni entro il 2010. Nel documento si afferma che la sostenibilità finanziaria potrebbe essere anche garantita attraverso il superamento delle forme di pensionamento anticipato, ad esclusione dei lavoratori impiegati in attività usuranti e degli invalidi. Tra gli interventi caldeggiati c’è il potenziamento delle politiche attive per il mantenimento in attività dei lavoratori anziani con il ricorso, ad esempio, al part time o al reinserimento. Ma non sono esclusi a priori incentivi e anche disincentivi. Per quel che riguarda le forme integrative nel documento si sottolinea che «deve essere garantita la portabilità dei diritti per gli iscritti ai fondi pensione».

              M.ROG.