Pensioni, il governo rinvia il voto sugli articoli della delega

18/03/2004


  economia e lavoro


giovedì 18 marzo 2004

Pensioni, il governo ha paura
e rinvia il voto sugli articoli della delega
La maggioranza paralizzata dai contrasti

Nedo Canetti

ROMA La commissione Lavoro del Senato sembra diventata la cartina di tornasole dello stato di salute del governo e della maggioranza. Incertezza, divisioni, confusione e sconfitte parlamentari si sono ieri tutti concentrati in quella commissione.
Dopo il noto, lungo tracheggiamento, durato ormai anni, più che mesi, l’esecutivo, rappresentato dal ministro Roberto Maroni, si è finalmente deciso ad avviare le votazioni degli emendamenti al ddl della (contro)riforma delle pensioni.
Il titolare del Welfare aveva dichiarato scaduto il tempo
delle modifiche ed annunciato che il testo sarebbe approdato nell’aula di Palazzo Madama, subito dopo la devolution, cioè nell’ultima settimana di marzo. Si presumeva, perciò, che ieri, per impulso della maggioranza, l’esame fosse celere e molte le votazioni.
E invece… Invece, la maggioranza, con il consenso
del governo, ha subito chiesto di accantonare il primo articolo del testo, che rappresenta il vero cuore della riforma targata Cdl. Articolo che riguarda i nuovi requisiti
per la pensione (aumento dell’età, anni di contribuzione, scalone ecc.), gli incentivi, il Tfr. Accantonato, perché, come ha segnalato il capogruppo ds in commissione, Giovanni Battafarano, «governo e maggioranza , ancora una volta, sono incerti sul da farsi e anche parecchio divisi». Non basta. Poco dopo, infatti, ripreso l’esame, dai banchi del centrodestra è arrivata una seconda richiesta di accantonamento, questa volta per l’art.2, sulla riduzione del costo del lavoro e, soprattutto, sulla destinazione dei risparmi. Dopo aver tanto riflettuto, dibattuto e discusso al
proprio interno ed anche presentato un testo, il famoso, sofferto, maxiemendamento Maroni, la maggioranza e il governo hanno ancora bisogno di riflettere.
Secondo Battafarano, questo secondo accantonamento è finalizzato a riscrivere questa parte del testo «per destinare i risparmi al risanamento di eventuali buchi nei conti pubblici e non, come ci sembra doveroso e come abbiamo chiesto, al Welfare e alle politiche sociali».
«Così facendo – sostiene il verde Natale Ripamonti – il governo vuole venire incontro alle esigenze della Confindustria». Risultato. In tutta la giornata si è votato un solo articolo, il terzo sul Nucleo di valutazione della spesa previdenziale. Parlavamo di sconfitte. Dopo il tonfo alla Camera sulla sanità, è puntualmente arrivata anche nella commissione del Senato, che ha bocciato la proposta
del governo di nominare presidente dell’Isfol (Istituto di
formazione del lavoro), Sergio Trevisanato.
Intanto il 3 aprile anche Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti parteciperanno alla manifestazione dei sindacati dei pensionati, per testimoniare «l’appoggo pieno e completo».
La manifestazione di piazza San Giovanni a Roma avrà al
centro la difesa del potere d’acquisto delle pensioni, come spiega Pezzotta: «lo diciamo con molta chiarezza, c’è un problema di rivalutazione del potere d’acquisto».