«Pensioni, il governo resista al pressing»

14/11/2003


VENERDÌ, 14 NOVEMBRE 2003
 
Pagina 37 – Economia
 
Il rapporto del Fondo monetario sull´Italia. "Bene gli sforzi dell´esecutivo, ma troppe una tantum"
 
«Pensioni, il governo resista al pressing»
 
Fmi:con i condoni meno voglia di pagare le tasse. Deficit verso il 2,7%
 
"Regionalizzare i salari per creare nuovi posti di lavoro"
 
ELENA POLIDORI

    ROMA – Monito del Fmi all´Italia: guai se il Parlamento annacqua la riforma delle pensioni. Sarebbe durissimo per il paese che ha la finanza pubblica ancora in disordine e gravata da troppe una tantum; che l´anno prossimo potrebbe continuare ad avere un deficit pubblico pari al 2,7% del pil; che ha un´economia debole (Pil allo 0,4% quest´anno e l,7% l´anno venturo) e può sperare solo in una ripresa «graduale»; che soffre di competitività e deve decidersi a differenziare i salari tenendo conto della diversa produttività tra le regioni, per far emergere il sommerso e creare nuovi posti di lavoro.
    In questo contesto, la riforma delle pensioni in discussione viene vista dal Fondo monetario internazionale come una novità positiva. Piace l´innalzamento da 35 a 40 anni dei contributi; convincono poco gli incentivi per restare al lavoro: "Ci sembrano meno efficaci", è il commento di Carlo Cottarelli, l´esperto che per due settimane ha spulciato da vicino i conti nazionali. Nel complesso però, sulla base delle proiezioni presentate dal governo, le proposte vengono giudicate «sufficientemente importanti per avere effetti positivi sulle finanze pubbliche nei prossimi decenni». Ma – ecco l´avvertimento – «è essenziale che l´efficacia del progetto non sia diluita nel corso dell´approvazione parlamentare». Questa paura, ribadita durante una conference call con Washington, filtra anche attraverso le 45 pagine del rapportone sull´Italia appena approvato dal consiglio del Fmi, che peraltro ricostruisce la genesi del progetto, le difficoltà incontrate, le resistenze sindacali, lo sciopero. Poi si legge: "Sarà cruciale resistere alle pressioni politiche durante il dibattito in Parlamento».
    Le pensioni, ma non solo. Ancora una volta il Fmi tuona contro i condoni fiscali che «riducono la voglia di pagare le tasse, vista la regolarità con cui sono stati adottati negli ultimi trent´anni»: come quelli edilizi, vanno sostituiti al più presto con misure strutturali. Continua a preoccupare la finanza pubblica. Viene fuori così quella previsione, non proprio lusinghiera, di un deficit inchiodato a quota 2,7% anche nel 2004 mentre il governo prevede 2,5% quest´anno e 2,2 l´anno venturo. «Esistono diversi rischi che pesano appunto per mezzo punto percentuale», calcola Cottarelli. E spiega: «Sono legati a due fattori. Il primo ha a che fare con l´esclusione dalle voci di spesa pubblica dei trasferimenti all´Anas», ancora subordinata al via libera di Eurostat; il secondo «riguarda la previsione sulle imposte indirette, che potrebbero essere sovrastimate». Quanto all´inflazione, è più alta del resto di Eurolandia e non è colpa dell´Istat se esiste un divario tra quella calcolata e quella percepita, ma anche di chi arrotonda un euro con 2000 vecchie lire. Nel rapporto ci sono perfino alcuni accenni ai bond Cirio per chiedere maggiore sicurezza per i risparmiatori e intensi controlli.
    Più in generale, in tema di riforme, dopo la liberalizzazione del mercato del lavoro e dei prodotti, «occorre fare ancora molto»: ridurre la spesa pubblica e la tassazione, per cominciare, mettere mano al Mezzogiorno, aumentare la concorrenza in diversi settori e la produzione media. Un ultimo, significativo dato sulla performance economica del paese: negli ultimi dieci anni la crescita media è stata dell´1,3% contro l´1,7 degli altri principali paesi.